In storie

Che la parola ‘Ex’ fosse compresa in quella categoria di parole capaci di creare fastidio alla sola pronuncia, era cosa risaputa. Un po’ come ‘Equitalia’ o ‘Analcolico’.

Ma all’alba dei 30 anni, mi sono resa conto di una cosa.

Il problema non sono le ex. Noi tutte siamo ex di qualcuno. (E nel caso non lo foste allora magari potreste risparmiavi questo articolo. Forse avete altri problemi ai quali dedicarvi..)

Ma torniamo a noi, anzi a loro.. dicevo, il vero problema non sono le ex, bensì le ex che non si rassegnano di essere tali.

Quando si sta con qualcuno, si ha la tendenza, naturale, a ritenerci (giustamente, in quel momento) la persona migliore che possa stare con quel qualcuno.

Ma quando ci si molla, per quanto una storia possa essere stata importante, uni o bilateralmente, bisognerebbe sempre fare i conti con quella ‘tendenza’ e semplicemente ammettere che forse forse, ci sbagliavamo…

(Certamente a volte si soffre di più, altre di meno, altre ancora fregauncazzo)

 

Ecco, questo le ex in questione, non lo fanno. Magari vanno avanti con la loro vita (…), ma ogni tanto hanno bisogno di buttar là un qualcosa che loro vedono come un ‘semplice messaggio’ quando in realtà non si rendono conto di lanciare solo pezzettini della loro dignità un po’ alla volta.

E non sto parlando di messaggi tipo ‘Ehi ciao ascolta ti ricordi il nome di quel ristorante blabblabla? Grazie mille ciao.’ fini a se’ stessi.

No, parlo di quei messaggi venuti dal nulla e mandati per il nulla più cosmico: ‘Ciao sai che ti ho sognato stanotte.’

UAU grazie.

Ecco quest’ultimi messaggi, a meno che per il vostro compleanno non abbiate chiesto l’abbonamento a ‘Cioè’… anche no dai!!

 

Io personalmente non ho mai avuto grossi fastidi provocati dalle ex dei miei ex, forse perché prima del classico insulto gratuito mi sono sempre fermata a pensare. Solidarietà femminile prima di tutto.

Ma come dicevo, c’è modo e modo di essere l’‘Ex’ di qualcuno.

C’è il modo rispettoso.

C’è il modo irrispettoso.

E c’è quello un po’ (tanto) triste.

 

Il primo, ovvero quello nel quale tutte pensiamo di rientrare, è il migliore nonché il più semplice.

Finisce la storia, rimane l’affetto, rimane la stima e soprattutto rimane il rispetto, ( solo se lui non è stato una merda, sennò passate direttamente alla frase finale) quindi ‘Buon compleanno :)’ e ‘Buon Natale’   se sentiti, si possono anche mandare, sennò anche no.

Dopodiché semplicemente grossi sorrisi se lui è felice con qualcun’altra, ognuno per la sua strada e grandi ciao con le mani.

 

Il secondo. Ovvero quello utilizzato da coloro che ogni tot. tempo sentono il bisogno di scrivergli (il range di tempo che intercorre tra un messaggio all’altro dipende dal disagio mentale). Ci sono quelle che lo fanno perché non rassegnate e quindi palesando più volte il sentimento. E ci sono quello che lo fanno perché non rassegnate ma facendo finta di esserlo, quindi inventando le più svariate scuse per scrivere…

Spesso ignare del fatto che la banalità di quei messaggi è proporzionale alla velocità con la quale lo screenshot arriverà a noi (e poi ooovviamente al gruppo delle nostre amiche).

O almeno io dico ‘ignare’, in caso contrario vanno di diritto alla categoria 3.

Il terzo. Per l’appunto il terzo, non è altro che il secondo, ma con l’aggravante del fatto che nonostante le risposte di lui riescano, seppur sempre con gentilezza, a rasentare il ‘Mo’ basta avresti anche un po’ rotto er cazzo’, lei continua…

Gemma Galgani Docet (If u know what I mean).

La cosa più triste di questa categorie è il fatto che così facendo vengono a mancare il rispetto, la stima e anche i ricordi belli. Lasciando semplicemente spazio a ‘Ma si dai è fatta così, prima o poi si stuferà spero!’. La compassione insomma.

E boh, io credo che nessuna donna se sapesse di generare compassione, manderebbe ancora alcuni messaggi.

So che state pensando ‘Ma io sono mai stata così? No dai, gli ho solo scritto per (…)..’, beh ognuna di noi sa’ perfettamente quando un messaggio era giustificato e quando invece era semplicemente ‘in più’, al momento e alla persona sbagliata.

Eh lo so, nessuna di noi vorrebbe rientrare in questa categorie.. ma temo più di qualcuna si costretta ad ammetterlo a se stessa.

Imparare a distinguere la ‘gentilezza’ dal ‘dare corda’,   spesso può risparmiarci dalle categorie 2 e 3.

 

Ma comunque, come dicevo, essendo io sempre stata una persona estremamente solidale nei confronti del genere femminile, tranne in alcuni casi rarissimi, allego questo breve schema da stampare e tenere nel portafoglio a modi santino.

Oppure un’altra antichissima ma altrettanto valida alternativa, è invece avere delle buone amiche da consultare prima di qualsiasi messaggio da inviare.

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