In ansie e altri rimedi, storie

E poi un giorno, ti squilla il telefono e sul display appare ‘Banca’. Vorresti rispondere solo perché tanto sai già che prima o poi dovrai farlo e sai anche già cosa vogliono,
quindi come un cerotto vorresti solamente toglierlo e via.
Ma giri lo sguardo e lo lasci squillare…
Nel frattempo ti arrivano anche delle mail.
SPAM. 
SPAM.
SPAM.
SOLLECITO DI PAGAMENTO.
SOLLECITO DI PAGAMENTO.
Sospiro profondo.
E ti fermi. Altro sospiro. 


Ma da quand’è che ho tutte ste responsabilità? Da quando è che tutto è diventato così difficile?
Quand’è che sono diventata grande?
Da quand’è che ho smesso di bere il latte&Nesquik facendo le bolle con la cannuccia?
E soprattutto come si torna indietro?


Il conto in banca, i tacchi alti, il far tardi la sera, i viaggi da sola… Sarebbe tutto molto bello. Se lavorare non ci assorbisse tutto.
Siamo tutti stanchi, arrabbiati e ingabbiati.
E la cosa peggiore è che ci sentiamo liberi.
Liberi di fare ciò che vogliamo, di andare dove vogliamo, di spaccare il mondo.. quando in realtà non lo siamo per niente.
Lavoriamo e posticipiamo.
Posticipiamo e poi torniamo a lavorare.
Abbiamo 6 giorni a settimana in cui fantasticare su cosa fare nel weekend e un giorno a settimana, (due per i più ‘fortunati’) in cui renderci conto che siamo troppo stanchi e che vorremmo solo chiudere gli occhi per un secondo, riposarci, pensando a quanto bello sarebbe vedere l’Aurora Boreale tra i fiordi, o la fioritura dei ciliegi in Giappone o magari perdersi nei colori del Souk di Marrakesh…
Quando li riapriamo è domenica sera, quindi praticamente lunedì.
E niente, ‘Sarà per il prossimo weekend.’
Già. Il prossimo.
Vabbè torno a lavorare, per potermi permettere di comprare il latte e il Nesquik, che poi tanto non avrò tempo di bere.

Post recenti
Contattami

Illeggibile? Cambia il testo. captcha txt