[vc_row][vc_column][vc_column_text css=”.vc_custom_1575484151708{margin-bottom: 0px !important;}”]E insomma si avvicina Natale..

E io già sento nelle orecchie l’eco dei vostri ‘Ohmiodio, che bello! Proprio quello che volevo!’, più falsi delle borse Michael Kors comprate in spiaggia.

Si cioè io davvero non capisco, perchè gli fate questo poveri uomini? Ma soprattutto perchè lo fate a voi.. e tutte quelle che verranno dopo di voi. E’ come quando fingete l’orgasmo cavoli, è ingiusto, nei confronti di tutti. Poi questo ci crede e va in giro spavaldo, credendo di dispensare  orgasmi. Non si fa! NON SI FA! Per il bene della collettività.

Ecco va beh ma tornando a Natale e ai regali di merda. Io lo so che fare un regalo ad una donna è pressoché come camminare in un campo minato e so che articoli come questo ne stati scritti a milioni.. Ma penso anche che, molti uomini dopo aver letto titoli tipo:

Le cose da non regalare mai ad una donna

abbiano sempre fatto spallucce, dicendo: «Solite cose, dai, ormai le sappiamo. E poi a me è sempre andata bene». E che quindi, alla fine… si torna sempre al punto uno ‘N O N  S  I  F  A’.

Altrimenti non mi capacito, che ogni anno nel mondo a qualche donna venga regalata una crema antirughe dalla persona che dovrebbe conoscerla di più. Ché poi le rughe ci vengono a forza di fare espressioni finte ai vostri regali orrendi. Noi apprezziamo tantissimo l’impegno che ci mettete, ma non c’è proprio verso che li azzecchiate. E basterebbero delle piccole accortezze, eh!

Due, per essere precisa. La prima è sfruttare le amiche di lei. Loro sanno perfettamente cosa lei voglia. Se invece evitate le sue amiche come la peste o non ha amiche, allora potreste regalargliene di nuove. No, ok, dai, faccio la seria.

La seconda accortezza è imparare a cogliere i segnali.

Come “quali segnali”? Le basi, proprio.

I segnali che noi donne lasciamo sempre prima di Natale, compleanni, anniversari o random… Vediamo come potrei essere più precisa. Vi sarà sicuramente capitato di passeggiare con la vostra lei, di passare davanti a una vetrina e di sentirle dire: «Oh mio Dio, guarda quel vestito… è bellissimo. Devo prenderlo per forza!», e poi non essere nemmeno entrati nel negozio. Allora i casi sono due: o state con una persona con un disturbo bipolare della personalità, oppure quello era un chiaro segnale.

E so che ascoltare tutto quello che dice una donna è un po’ come trovare tutte le sfere del drago. Però sta tutta lì la soluzione ai regali.

Quindi per prima cosa eccovi un breve elenco di cose da NON regalarle mai. RIPETO ‘NON’. Avete presente il ᗪOᑎ’T TᖇY TᕼIᔕ ᗩT ᕼOᗰE. Ecco. (A meno che non vogliate mollarla. In quel caso questa lista di regali fa al caso vostro e ignorate la seconda lista)

Allora partiamo:

ᗷOᖇᔕE, ᔕᑕᗩᖇᑭE, ᐯEᔕTITI O ᗩᑕᑕEᔕᔕOᖇI

So che potrebbe sembrarvi assurdo, visto che vi hanno sempre insegnato il contrario, ma non lo è. O siete perfettamente e assolutissimamente certi che lei voglia quella specifica cosa (colore, modello, taglia, dimensione, marca e stagione) o sarà una roulette russa.

Anche un buono acquisto potrebbe essere criticato per mancanza di romanticismo. A meno che non facciate come fece una volta un mio ex, che ci abbinò una tessera (fatta a mano da lui), “contenente” un credito per cinque giornate di shopping imposto. Ovvero avevo la possibilità per cinque volte, a mia scelta, di obbligarlo ad accompagnarmi a fare shopping.

In questo modo si parò il culo su tutti i fronti. Mi aveva regalato un buono per il mio negozio preferito (regalo materiale), la sua compagnia (regalo romantico) e la tessera (regalo che ti fa sorridere). Questo è addestrarli ragazze, QUESTO!

ᑕOᖴᗩᑎETTO ᗪᗩ ᗷᗩGᑎO

Mia mamma per lo fa ogni anno per Natale. Mia mamma. Non il mio fidanzato. È il classico regalo da “ultimo minuto” e soprattutto da “non sapevo cosa prenderti”.

No categorico.

ᑕOᗰᑭᒪETIᑎO ᗪI ᐯIᑕTOᖇIᗩ’ᔕ ᔕEᑕᖇET

Non perdo neanche tempo a spiegarvi perché non sarebbe un regalo ben accetto.

ᖴIOᖇI, ᑕIOᑕᑕOᒪᗩTIᑎI E ᑭEᒪᑌᑕᕼE

Non ho nulla contro fiori, cioccolatini e orsacchiotti. Ma non sono un regalo. Al massimo sono un contorno per il regalo. E poi, dai… sono un cliché che non tutte apprezzerebbero.

Un bel mazzo di fiori di zucca fritti e andate sul sicuro.

So che arrivati al punto quattro starete pensando: «Vabbè, in pratica è meglio non regalare niente, quindi». E invece no. Perché al punto cinque c’è proprio l’opzione “niente”.

ᑎIEᑎTE

Alcuni addirittura ci scherzano su dicendo: «È stata lei a dirmi che “niente” l’avrebbe resa più felice ahahahahahahah». Ahahahahahahah NO! Ovviamente sono tutte leggende metropolitane, ma solo perché nessuno è mai sopravvissuto per raccontarlo.

Detto ciò…Eccovi la lista dei regali che DAVVERO potrebbero salvarvi la faccia e renderla piena di gioia e amore. LO SO LO SO NON RINGRAZIATEMI!

Partiamo da un classicone:

  1. Il gioiello. Perchè sì, un gioiello, se scelto bene, è per sempre. Come l’alcolismo.

E sempre in tema alcolismo e viaggi, (cosa che ho scoperto accomunare un sacco di persone)..

2. Questo splendido mappamondo in sughero che in tante mi hanno chiesto dopo aver visto il mio. Eventualmente anche in versione planisfero (magari come il mio, con puntine di colore diverso per dividere i posti ‘visti/da vedere’). Vi assicuro che per un’amante dei viaggi, entrambi fanno la loro porchissima figura.  mappamondo lavagna da colorare

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3. LA Polaroid original. Niente più ‘Dai facciamone un’altra’ detto in loop finchè qualcuno non si rompeva i coglioni e fine delle amicizie perchè venivano pubblicate foto orribili. Una foto, si attende un istante ed eccola che esce stampata, bella o brutta chissene. Nessuna pubblcazione, nessun dramma e nessuna amicizia finita. Regalo top.

4. Se la Polaroid originale fosse eccessiva, vi allego anche la versione per i ‘poveri’. ovvero quella che io stessa ho. E che fa sempre invidia a tutti, GIURO!

5. La mappa stellare del giorno in cui vi siete conosciuti. Ovvero la foto del cielo che c’era quella sera. Un bel quadro da appendere per sapere sempre dove rivolgere le imprecazioni quando litigate.

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Per ultimi, ma non per importanza…

6.Biglietti per concerti o buoni per tatuaggi. E sarà subito AMORE

7. Un viaggio, sola. Lo so lo so sono ripetitiva, ma oh è vero. Un viaggio sole a volte è l’unica cosa che ci salva dai periodi bui che noi donne affrontiamo ogni tanto(spesso). Quindi si lo ripeterò all’infinito… viaggi in solitaria, anche solo weekend. https://mainagioiaisthenewblack.wordpress.com/tag/io-viaggio-sola/[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row] [vc_row][vc_column][vc_column_text css=”.vc_custom_1575317327080{margin-bottom: 0px !important;}”]… Ci ha aperto il portone un gentile signore, un po’ inquietante, ma gentile,  che nell’aprire la porta ha lasciato uscire una ventata di profumo di biscotti appena bruciati. Ovviamente il mio primo pensiero è stato che magari aveva appena ucciso gli ospiti prima di noi e li aveva usati per l’impasto dei biscotti. Si lo so lo so, a volte mi lascio trascinare troppo dall’immaginazione. Ma di solito ho Carlo che mi riporta sulla terra e mi fa vedere le cose senza quel perenne alone melodrammatico…

Stavolta però anche lui non è stato d’aiuto. Anzi, era più inquietato di me, un po’ per quella casa dispersa e un po’ per il fatto che ad aprirci fosse stato questo bizzarro soggetto, invece che Claire, la persona con la quale ci eravamo accordati.

La casa comunque era veramente bella, seppur in mezzo al niente più totale e a due ore di macchina da dell’altro niente. Anche la stanza che ci avevano riservato meritava davvero. Avevamo addirittura il bagno privato e un’altra stanza comunicante con la nostra, chiusa a chiave, che portava… non lo so, non ho avuto il coraggio di aprirla.

Ho lasciato Carlo ai convenevoli con il padrone di casa.. per poi vederlo arrivare dopo poco, entrare in camera con gli occhi di chi ha visto un fantasma e chiudersi a chiave la porta alle spalle.

«Beh? Che fai? Ci chiudi dentro?»

«Si. Sto tizio non mi convinceva per niente. Quindi gli ho chiesto se potevo salutare Claire e ringraziarla per l’ospitalità»

«Eh..e?»

«Eh.. e ha detto di no! Che glielo avrebbe riferito lui..»

Come ha detto di no?!

O mio dio.. Non esiste nessuna Claire quindi! Moriremo. MORIREMO QUI, IN QUESTA STANZA! ENTRERANNO STANOTTE DA QUELLA PORTA CHIUSA CHE NON SO DOVE PORTI E CI UCCIDERANNO, COME IN ‘Non Aprite Quella Porta’, MA SENZA APRIRE QUELLA PORTA.

Comunque fortunatamente prima di morire Carlo doveva fare pipì e quindi è entrato in bagno (bellissimo tra l’altro). E’ uscito con un’aria molto più rilassata, e alla mia domanda sul perché mi ha risposto: «Perché appeso alla parete del bagno c’è il cartello ‘Non buttate gli asciugamani usati per terra‘, quindi è davvero un B&B

Mah… A me quello non sembrava per niente un elemento per tranquillizzarsi. Solo perché uno ci tiene alla pulizia e all’ordine in casa non significa che non voglia ucciderci.

In ogni caso ero troppo stanca per pensarci, e poi anche avessero provato ad ucciderci, li avrei lasciati fare. Anche perché l’alternativa sarebbe stata scappare correndo per ore in mezzo al deserto, quindi personalmente meglio una morte rapida a quel punto.

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Al risveglio, tutto quel buio spaventoso che si vedeva fuori dalla finestra era solo un ricordo, e anche tutti i pensieri della sera prima. Anche un po’ imbarazzanti a dir la verità.

Per sicurezza però, la porta comunicante che avevamo in camera ho preferito non provare ad aprirla.

 

KANAB   12 Ottobre 2019

Di nuovo in marcia.. direzione Bryce Kanyon.

Il viaggio era lungo e io (stranamente) ho dormito per la maggior parte del tempo. Ma il problema di tutti quei riposini involontari in macchina, era il risveglio… mi risvegliavo con la stessa voglia di vivere di Daria e incattivita come Voldermort.

Non solo, sapevo anche che quella notte avremmo dormito in tenda, a -7°, in mezzo al deserto, in un posto abbandonato da Dio (lo so, perché alcuni parenti da casa ci tenevano a farmi sapere che il posto in questione era, citando il giornale locale, ‘Infestato da spiriti’ e animali selvatici! Bryce Luxury Camp).. si detto così può sembrare fighissimo, ma lì per lì l’entusiasmo tardava ad arrivare diciamo. Anche perché eravamo appena sopravvissuti alla notte precedente, perché sfidare ancora la sorte?

Arrivati al Bryce, abbiamo parcheggiato, lamenti miei di rito, foto di rito dall’alto del Canyon e breve occhiata alla mappa.

«Ci sono un sacco di trail carini da fare!»

«Si, ma io non ho mica voglia di camminare oggi.. son stanca!» come sempre.

«Ma va dai è figo, scegli dalla mappa una di queste camminate»

«Mmmm… che palle! Vabbè allora questa!»  Mi guarda storto.

«Beh? Che c’è?»

«Non puoi sceglierne un altro? Hai scelto l’unico con il simbolo della carrozzina per disabili accanto.»

Sbuffo. Attendo un po’, poi ritento.

«Ma scusa, guarda che posso anche aspettarti qui, siamo insieme 24/24 da 7 giorni, non succede nulla se ci separiamo per un paio d’ore… io mi metto qui, con la mia musica, scrivo un po’ e mi godo lo spettacolo

Niente da fare. Le ho provate tutte, fino a che ho dovuto cedere e seguirlo nella camminata. Ovviamente camminando emanavo la stessa aura di gioia di un My Little Pony.

Fino a che non l’ha detto.. Ebbene si, l’ha detto!

«Beh, ma se devi venire con quella faccia li fai a meno, sennò lo rovini anche a me!»

….Mai, mai, scorderà…l’attimo…la terra che tremò…

Racchiudendo tutto il mio pensiero in un unico gesto specifico e in un altrettanto specifico intercalare, ho iniziato a scendere per il Canyon da sola, più o meno alla stessa velocità di Taz il diavolo della Tazmania.

Chiaramente convinta che mi avrebbe seguito. Ma assolutamente non disposta a girarmi per controllare se lo stesse facendo.

Tranne verso metà discesa, quando mi sono girata solo per vedere la strada appena percorsa… per poi realizzare che probabilmente la mia avventura finiva là, perché la risalita non sarei mai riuscita a farla.

Bryce canyon navajo trail arizona west coast viaggioMa di lui nessuna traccia.

«Ah. Non c’è! Allora col cazzo che risalgo!» e spinta da quella rabbia non sono più riuscita a fermarmi.

Ma più scendevo, più mi rendevo conto che la risalita, per me, sarebbe stata impossibile. Continuavo ad incontrare persone che stavano risalendo…

Ogni persona che incontravo stava combattendo una battaglia della quale non sapevo nulla, ma che sapevo, anche fossi stata gentile con loro, sarebbe toccata anche a me dopo.

25°, nel deserto, senza acqua e in salita per km di sterrato. (E in preciclo, anche se non lo sapevo ancora.)

«Vabbè arrivo solo fino alla fine della discesa e poi risalgo» (Facile dirlo mentre sei in discesa a velocità supersonica.) Ma no, la rabbia mi spingeva ad arrivare sempre un po’ più avanti.

Nel frattempo comunque avevo anche capito perché Carlo ci tenesse così tanto a farmelo fare… era davvero, DAVVERO una figata pazzesca quel Canyon.

Arrivata al punto più basso (il giro di boa), non avevo più scampo (né fiato).  O tornavo indietro scegliendo la strada che avevo appena percorso, sapendo quanto sarebbe stata dura, ma sapendo anche che avrebbe avuto una fine, o sceglievo di procedere e finire il trail, verso l’ignoto, nella speranza durasse meno della discesa appena fatta.Bryce Canyon Navajo Trail Arizona

Ho ovviamente optato per la seconda, anche perché ancora non ero riuscita a fermarmi. E ad ogni passo aumentavano di pari passo; l’ansia, il pentimento e il dislivello.

Ho iniziato a macinare la risalita, manco fossi inseguita da una commessa di Kiko. Già dopo dieci minuti sentivo il cuore in gola, la sete e l’ansia. «E se svengo? O mi viene un attacco di panico? Qui da sola.. cosa faccio?»

Se mi fermavo, mi sembrava di svenire e mi salivano pensieri catastrofici, se andavo avanti ero ad ogni passo più vicina alla morte. Quindi mi fermavo per circa cinque secondi per poi ripartire e chiedere ad ogni 3 persone che incontravo «Scusa quanto manca alla fine?»

«Eh guarda non so dirti, mi sono fermata talmente tante volte per far foto.. è così bell..

Ma che cazzo me ne frega!!! Non puoi solo dirmi quanto manca??? Dai spostati allora fammi passare! Ne riparliamo quando ti toccherà la risalita, vediamo se farai ancora la splendida!

Stavo per morire, me lo sentivo.

Ad un certo punto guardando in alto, ho finalmente intravisto la balaustra dell’inizio percorso! LA LUCE!

Ma ero lontanissima, volevo morire.

«Scusi quanto manca alla fine?»

«Mmmm maybe fifty minutes! Enjoy it!»

ENJOY? 50 MINUTI???

Per un attimo ho riguardato l’alto e sono certa di aver visto San Pietro che mi sorrideva e leggendogli il labiale ho finalmente capito:

«Cogliona! Ti ha detto che mancano 15 minuti, non 50!»

Ah ok.

Ho racimolato tutta l’ansia, la sete e le forze che avevo e ce l’ho fatta! Sono arrivata alla fine.

Ero sfatta, finita, felice di essere viva, felice di aver superato tutto quello da sola. Ho fatto gli ultimi dieci metri con il cuore a tremila, le gambe cedenti e una sensazione di occhi pieni di lacrime.

In tutto ciò, lui ancora non c’era.

E’ arrivato dopo 10 minuti.

«Non litigheremo mai più!!E’ stata una delle prove più dure della mia vita. Non sapevo se ce l’avrei fatta! E invece eccomi qua…»

Lui mi guarda. Lo guardo. Mi guarda.

Scuote la testa.

«Che c’è?» 

Riscuote la testa. «Sei seria si? Scusa ma.. non ti sei mica resa conto che intorno a te era pieno di famiglie, anziani e bambini che facevano lo stesso percorso? Un percorso facilissimo che avremmo potuto fare tranquillamente in due ore? E poi, tutto ciò è durato solo 30 minuti eh…»

«AH! Beh allora sono stati tra i 30 minuti più lunghi della mia vita. Comunque ho fame, andiamo a mangiare?»

Scuote la testa ancora.

Bryce Canyon West Coast arizona

Approfittando del Visitor Center del canyon per fare pipì e per il wifi, ci accorgiamo che nel frattempo dal campeggio nel deserto dove avremmo dovuto passare la notte ci avevano mandato una mail, per avvisarci che purtroppo a causa di un’infestazione di insetti non potevano ospitarci quella notte.

Si lo so cosa state pensando e vi fermo subito, NO, non l’ho mandata io la mail da un account falso. Purtroppo è andata davvero così.

Forse Dio voleva farsi perdonare per l’esperienza mistica appena passata nel Bryce Canyon.

Poco male, abbiamo prenotato in un altro posto a Cedar City. Abbiamo però optato per un cambio di rotta durante il percorso, così da poter attraversare le Dixie Mountains e così per caso, ci siamo ritrovati di fronte a forse uno dei tramonti più belli mai visti in vita nostra. Di quelli che ti lasciano senza fiato (Vero anche che di fiato, dopo la mattina non me ne era comunque avanzato molto).

Dixi Mountain arizona West coast viaggioAbbiamo aspettato che il sole sparisse completamente prima di risalire in macchina alla ricerca di un posto dove cenare. Cena a base di hamburger gigante per me (e meritatissimo, almeno il mio)e piattone di BBQ per lui. Eccezionali

Il nome del posto è : Rusty’s Ranch. Mentre quello dell’albergo ve lo risparmio perché; anche no.

 

CEDAR CITY   13 Ottobre 2019

Al mattino, nonostante il viaggio previsto per la giornata fosse lunghissimo, non abbiamo resistito e abbiamo dovuto fare un’altra bellissima passeggiata in mezzo a quelle montagne e a quei paesaggi da salvaschermo di Windows.

Anche se ormai mi sentivo una  Pro delle camminate in montagna, ne abbiamo scelta comunque una easy.

Ho anche avuto il tempo, mentre lui faceva qualche foto, di sedermi su un tronco e sentire.

Eravamo troppo in alto per poter sentire rumori di civiltà, quindi solo natura, solo i rumori del bosco, solo il rumore del vento d’autunno, quello fresco, ma che se si è con il sole in fronte, si sposa perfettamente. Che ti fa chiudere gli occhi e alzare leggermente il mento verso il cielo, per sentirne più che puoi.

E riesci davvero a sentire tutto. Le foglie che si muovono e cadono, gli insetti e il silenzio. Un silenzio perfetto.

E respiri davvero.Dixie Forest west coast

Una volta ripresa la macchina e la marcia, ci siamo dovuti rifermare. Per forza.

Ci siamo trovati di fronte allo Chalet di Zia Sue.

Con un nome così, con lo stile casetta di Hansel & Gretel e con una montagna di zucche fuori.. non vi sareste fermati anche voi? Io mi stavo sognando da inizio viaggio una fetta di quelle tipiche torte alla zucca fatte in casa, alte più o meno come la Torre Eiffel e contornate da una tonnellata di panna montata. E se non li, dove?

Beh, la torta di zucca più buona mai mangiata.dixie mountain aunt sue's chalet

Sarei rimasta la tutto il giorno a provarle tutte. Tanto la tazza di caffè te la riempiono ogni 5 minuti. Perché andarsene?

Ma il viaggio era lungo.

Direzione Las Vegas, ma prima..

Zion Park.

Altro Parco Nazionale assolutamente da vedere.

L’abbiamo attraversato tutto in macchina, e io credo di averne percorso ¾ se non tutto, come i cani, con la testa fuori dal finestrino e il vento tra le orecchie.

Mi continuavo a chiedere come fosse possibile meravigliarsi cosi tante volte in così pochi giorni di così tante cose?

E invece… è davvero possibile!

Pochi chilometri dopo la fine del parco è ricominciato il deserto.

Deserto. E ancora un po’ di deserto.

Sabbia e cactus. Cactus e sabbia. AH!!! A proposito. Io non so voi che idea abbiate del cactus, ma io fin da quando era piccola avevo un’immagine del cactus molto precisa, la classica. BEH mentivano! Non ho visto manco un cactus fatto così. E li ho cercati eh.. li ho cercati per tutto il viaggio, ma niente.

In ogni caso ad un certo punto del deserto, senza che tu ti possa accorgere di nulla:

SBAM!

Sei dentro a Las Vegas baby!

Esatto, sembra incredibile che proprio una città come Las Vegas, si trovi esattamente in mezzo tra il nulla e l’‘ancora più nulla’. E sicuramente catapultarsi lì dopo svariati giorni di natura, natura, paesino, natura, è un po’ destabilizzante.Las Vegas Nevada west coast

Avevamo due notti a disposizione da passare lì, inizialmente ero un po’ scettica sul fatto di ‘sprecare’ ben due notti proprio a Las Vegas. Poi però ne sono stata felice.

La prima notte non puoi capire davvero la città. La prima notte la passi semplicemente ad ambientarti (per quanto una persona normale possa ambientarsi a Las Vegas), pensi di conoscerla già perché l’hai vista in un milione di film, di saperla affrontare.. ma la verità è che non è vero. Non sei per niente preparato.

Buttate in camera le valigie, doccia veloce e fuori subito.Venetian Las Vegas Nevada West Coast

La strada è una (la Strip), e quella ti fai. «Ma sì è una via sola, quanto vuoi metterci a farla tutta...»cit.

Tanto. Ci metti tanto. Non è lunga, è infinita. Se poi ti fermi (…ed è necessario!) a visitare ogni albergo o a vederti tutti gli spettacoli delle fontane al Bellagio(necessario anche questo!), può volerci anche tutta la notte.

Gli alberghi non sono veri alberghi, sono piuttosto mini città (neanche troppo mini in realtà, abbiamo visitato paesi più piccoli!).  Sono creati ad hoc per stupirti e disorientarti.

Entrare in un albergo e ritrovarsi in Piazza San Marco a Venezia, con addirittura il cielo azzurro sopra la testa. Uscire e trovarsi persone sulle montagne russe che ti sfrecciano ad un centimetro dalla testa,  il tutto sempre dentro un altro albergo. «Ohibò che stregoneria è mai questa?

Durante la passeggiata eravamo entrambi in silenzio, impreparati e anche un po’ a disagio.

Las Vegas è come una di quelle onde giganti, l’unica cosa che puoi fare è lasciarti travolgere e trascinare dove vuole lei che tu vada. Oppure è come farsi di funghetti allucinogeni. E così è stato. L’onda intendo, non i funghetti.

La cosa della quale però, non riesco ancora a capacitarmi, è come abbia fatto a tenermi sveglia fino alle 3.00 di notte. Io? Che alle 21.45 sono già in fase rem.

Per due sere di fila, ho guardato l’ora e senza che ce ne rendessimo conto, erano le 3 di notte.

Ebbene sì, lì non puoi dormire. Il rumore assordante delle slot, le luci abbaglianti ovunque e il free drink dentro i Casinò… Ah si giusto, ecco cos’è stato a tenermi sveglia!  Ed è forse anche il motivo per il quale si usa dire ‘Quello che succede a Las Vegas rimane a Las Vegas’, perché tanto il giorno dopo non ti ricordi un cazzo.

Las Vegas è irreale. E’ tanto, di tutto!

Consiglio: due notti sì. Di più no.

LAS VEGAS 15 Ottobre 2019

Sveglia ancora a Las Vegas e partenza per la Death Valley.

Avevamo davanti circa 6h di macchina, dopo 4h di sonno, in mezzo al deserto, con circa 32° e con il ciclo… ovvio, quale giorno migliore per l’arrivo del Ciclo. (Mai arrivato in anticipo in vita mia. Ma vuoi mettere arrivare nella Death Valley!)

Beh vi dico solo che la Death Valley si è trovata faccia a faccia con la vera Death Valley.

In ogni caso, e non penso sia stata influenzata dal ciclo, o forse ero solo stufa di tutto quel deserto, ma non mi è piaciuta per nulla.. anzi. Non credo la consiglierei.

L’unica cosa che mi ha veramente lasciato senza parole è stato vedere un signore sulla 50ina fare jogging.

Nella Death Valley? Con 40°? E a 4 ore dalla città più vicina?  Eroe o suicida!

 

BAKERSFIELD 16 Ottobre 2019

Arrivati con ormai il buio intorno a Bakersfield; cittadina un po’ più grande di quelle visitate fino a quel momento. E con più grande intendo solo che c’era qualche fastfood in più oltre a Subway. Mangiato e dormito. Era solo una tappa per la notte.

Al mattino siamo partiti presto e io non vedevo l’ora.

Finalmente direzione Sequoia Park. Forse una delle cose che aspettavo con più ansia di vedere… e nonostante questo di solito sia proprio il modo migliore per rimanere poi delusi, ne sono rimasta più che innamorata. Sequoia National Park

Un vero bosco, con i colori dell’autunno, pochissima gente, animali in libertà a pochi passi da noi e queste sequoie che dire maestose è dire poco. Sequoia National park

Ero incantata. Era esattamente come me lo aspettavo, forse anche di più.

Non sarei più andata via.. e anzi fosse stato per me, sarei tornata anche il giorno dopo.

Purtroppo però, alcune tappe del viaggio erano già prestabilite e i giorni limite per disdire gli alberghi passati, di conseguenza non avevamo molta scelta, se non assorbire tutto quel profumo di bosco in quella giornata.

Credo di aver fatto un milione di foto dentro quell’angolo di paradiso, ma nessuna che possa davvero rendere l’idea di come possa essere trovarsi dentro ad un bosco come quello, in Autunno.

Solo ad un certo punto, durante il viaggio di ritorno in macchina verso Lemoore, (dove avremmo dormito la notte) ho iniziato a sentirmi strana. Un po’ di giramento, un po’ di tachicardia e caldo.

Era ansia!

Era un po’ che non la sentivo e forse mi ero dimenticata come fosse.

Non riuscivo a capire come mai, proprio lì, in quel momento, dopo tutta quella meraviglia? Doveva essere impossibile averla.

Invece no.

Poi ho capito: quel mattino, mentre mi lavavo i denti , guardando il mio riflesso allo specchio, per un attimo il pensiero mi è andato a quello stesso gesto fatto mille altre volte, davanti allo specchio di casa, poco prima di uscire per andare al lavoro. Il pensiero era proprio lì, a quella routine totalmente meccanica e ripetitiva fatta senza nemmeno doverci pensare.. E a come sarebbe stato quello stesso gesto, rifatto a casa, dopo tutto questo?

E per tutto il giorno, il mio cervello ogni tanto continuava a tornare lì, al lavoro, a quel gesto, agli impegni. In maniera impercettibile. Come la lingua che batte sempre sul quel punto doloroso.

Lì per lì infatti non ci avevo fatto caso. Lì per lì erano solo pensieri, ma era la prima volta che tornavano. Vuoi il ciclo, vuoi la stanchezza o la ‘paura’ del rientro.. ma non sono passati senza lasciare il segno.

E quella sì era proprio Ansia. La solita ansia da «Ma perché se sto così bene ora, devo tornare a vivere come prima? Perché non si può vivere così? Vedendo posti bellissimi tutti i giorni? Meravigliandosi tutti i giorni per qualcosa di diverso? Creandosi le proprie giornate? Sentendosi vivi tutti i giorni.

Esatto, le stesse domande che mi ponevo vivendo la routine di tutti i giorni, ma che lì erano anestetizzate. Erano tornate perché, anche se mancavano ancora 5 giorni, avevamo finito le cose per le quali avevo aspettato di più in questo viaggio, quelle che più ci tenevo a vedere… e quindi iniziavo a sentire già la sensazione di fine, che arriva sempre dopo un viaggio.

Sequoia National Park

CAMBRIA   17 Ottobre 2019

Semplicemente una città di passaggio nella strada verso San Simeon. Cittadina particolarissima, piena di localini e negozietti che visti da fuori sembrano semplici casette coloniali, ma dentro nascondono negozi di oggettistica di tutti i tipi, vestiti vintage e giardini interni immensi e bellissimi. Età media over 60, ma consigliatissima per una pausa pranzo + passeggiata.San Simeon California

 

SAN SIMEON (stesso giorno)

Finalmente il primo tramonto sull’Oceano, con sottofondo di leoni marini che russavano.

Cena a base della tipica zuppa di pesce, condita da una tonnellata di burro e aglio, servita dentro un cesto di pane (Clam Chowder). Una cosa easy per aiutare la digestione che già era bloccata come il casello autostradale il 14 di Agosto.

 

MONTEREY  18 Ottobre 2019

Al mattino abbiamo percorso tutta la Highway 1, ovvero la famosa strada che costeggia tutta la California vista Oceano.

Meravigliosa. Ma che ve lo dico a fa’!?

Arrivati a Monterey (tappa che volevo fare assolutamente, solo per il fatto che ci fosse stata girata la serie Big Little Lies che io A D O R O). Big Sur highway 1 west coast

Abbiamo trovato alloggio in un AirB&B, praticamente in centro e veramente bello. I prezzi, più ti avvicini a San Francisco, più cominciano ad aumentare.

La cittadina di Monterey è molto piccola, ma immensa messa a confronto di tutte quelle incontrate durante il resto del viaggio. Siamo arrivati verso il tramonto e quindi la passeggiata sul lungomare era d’obbligo.. e osservando l’Oceano ad un certo punto ho intravisto qualcosa in lontananza.

Ho provato un po’ a tirare gli occhi, (per quanto un miope possa tirare gli occhi) e sì, ho visto uno sbuffo uscire dall’acqua. Mi sono girata verso Carlo e anche lui stava guardando in quella direzione.

«Scusa, hai visto anche tu quello che ho visto io?»

Eh si, era una balena! Balena monterey west coast avvistamento

UNA BALENA CAZZO!

Incredibile, cioè era davvero una balena vera! Nell’Oceano! Libera, non in quello schifo di acquari!

Neanche a dirlo, dopo mezz’ora siamo andati a prenotare per il giorno dopo un giro in barca per vederle.

Abbiamo speso $ 40, ma la sensazione che si prova la prima volta che si vede uno sbuffo da vicino e la coda di una balena libera, scomparire sotto le onde è qualcosa che vale molto di più. Consigliatissimo.

 

SAN FRANCISCO  18 Ottobre 2019

Un casino di auto, clacson, salite, barboni e odori, ci attendevano con il cartello ‘WELCOME’ a San Francisco.San

Ma d’altronde ce lo aspettavamo. Purtroppo per adattarsi al ritmo di una città così dopo 14 giorni di natura, ci è voluto un po’.

Con San Francisco, sono stata onesta fin da subito, dicendo che tra natura e città purtroppo per me vinceva la natura, e quindi partiva già svantaggiata (madò se mi sentisse la me 19enne!), fortunatamente però avevamo lì un’amica locale, che ci ha fatto scoprire gusti, luoghi e sfaccettature, che da soli non avremmo mai percepito.

Ci ha accompagnati a vedere qualche tappa obbligatoria (Twin Peaks, Haight-Ashbury Castro), ma per il resto ci ha semplicemente mostrato com’è la vera San Francisco. Che come tutte le città va solamente vissuta se vuoi davvero coglierne l’essenza. Ecco perché non ho molto da dire su questa città… o forse perchè semplicemente ne hanno già scritto molto, molti altri prima di me.

L’ultima sera, anche se stanchi, ci siamo concessi una passeggiata notturna. Forse un po’ per aggrapparci a quell’ultima notte. Sapendo che un viaggio così, se sei una persona come noi, che vuole vedere più mondo possibile, non lo rifai due volte.

Il mattino successivo infatti lo abbiamo dedicato tutto a stare distesi nel parco della città, con caffè e muffin, a osservare un po’ quella quotidianità.

Mentre ero lì, non avevo ancora realizzato che figata di viaggio fosse stato tutto questo. Ma ora.. ora che ho rivissuto tutto rendendolo indelebile qui, ho davvero realizzato cosa sia stato.

I consigli di viaggio (per quanto una come me possa dare consigli di viaggio) ve li racchiudo tutti: QUI

Ma IL consiglio che mi sento di darvi senza alcun dubbio, se decideste di fare questo viaggio con qualcuno ovviamente, è: scegliete questo qualcuno con cura. Qualcuno con cui essere in simbiosi, con cui sentirvi a vostro agio sempre, con cui giocare a ‘Indovina a chi sto pensando!‘ in macchina o con il quale rimanere per ore in silenzio senza nessun imbarazzo. Le ore di viaggio sono molte e il vero viaggio, sarà quello, più che le tappe che sceglierete di fare.

Un viaggio cambia le persone. Viaggi come questo, cambiano tutto.

 

 

Vi lascio QUI  tutti i consigli che potrebbero esservi utili, e per  consigli utili intendo anche la Playlist del viaggio. (Non sprecatela!)

E come sempre, per qualsiasi cosa, scrivetemi. Qualsiasi.[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row] [vc_row][vc_column][vc_column_text css=”.vc_custom_1575314682940{margin-bottom: 0px !important;}”]Racchiudo qua tutto ciò che penso possa essere utile a chi vorrà come noi, fare questo viaggio. Tutto ciò che leggerete è  SOLO per chi opterà per farlo in OTTOBRE. 

Salterò le cose fondamentali come “E’ meglio fare l’Assicurazione sanitaria?” e “Qual è il miglior periodo?” , la prima perchè la risposta sarà sempre SI, SI e ancora SI. E la seconda perchè non lo so, io l’ho vista solo in Ottobre e l’ho adorata.

Prezzo totale per l’intera vacanza, comprensivo di tutto (voli, assicurazioni, noleggio auto, carburante, alloggi, cibo e varie): € 2100 a persona. 

Ma passiamo alla pratica:

VALIGIA

Non so voi che rapporto abbiate con la preparazione della valigia, ma il mio non è un granché.. anzi. Odio farla. Soprattutto per un viaggio in cui passi dai -7° ai 32° in una sola giornata.  Personalmente a parte una prima fase di ‘Non ce la farò mai‘, ho superato il tutto con il classico ‘Ma sì, compro tutto là che costa poco!’.

ERRORE.

Non so se fosse perché sto invecchiando o perché il dollaro non conviene più, ma non ho comprato nulla lì, costava come in Italia. Quindi, essendomi portata via pochissimo, sul finale sono rimasta in braghe di tela. Nel vero senso del termine.

Cose che mi sono tornate utilissime: Jeans, pantaloni della tuta, t-shirt, felpa (felpata), felpa termica leggera ma felpata e con zip + cappuccio, intimo termico (all’occorrenza), scarpe da ginnastica, una giacca mezza stagione (tipo quelle in pelle) e una più pesante tipo piumino. In base ai giorni, scegliete voi quanti pezzi per ciascuna di queste cose portarvi via.

TAPPE 

1. LOS ANGELES

Confermo quello che avevano detto quelli prima di noi, una notte si, di più anche no.  La temperatura è californiana, quindi minima 22° massima 27°. Abbiamo alloggiato all’ EMPIRE INN MOTEL , consigliato: SI. Per il mangiare, ovunque.. ma soprattuto i Burrito nei food track messicani che troverete lungo i viali a Beverly Hills.

2. BARSTOW:

E’ semplicemente una tappa intermedia tra Los Angeles e il Gran Canyon, passando per la Route 66. E’ deserto quindi durante il giorno farà caldino (27-30°) mentre la sera e al mattino presto, scenderà di almeno una decina di gradi.  Non c’è assolutamente nulla da vedere a parte una figata di Outlet, in cui potrete passare il tempo aspettando di andare a letto. Per cenare, ci sono un paio di localini, ma Denny’s (dinner aperto 24/24) è una certezza assoluta, soprattutto per la colazione.  Alloggio ROUTE 66 MOTEL. Consigliato: NO

3. OATMAN:

E’ stata solo una deviazione sulla strada verso il Gran Canyon, è una cittadina un po’ commerciale ma caratteristica, vale la pena farci un giretto. Non ci vuole più di mezz’ora. Sempre in mezzo al deserto. Visitata intorno ad ora di pranzo c’erano circa 28°.

5. FLAGSTAFF:

Quando arriverete non vi sembrerà, ma è ad un altitudine di 2000 m. quasi. Montagna a tutti gli effetti. Scenderete dalla macchina in maniche corte. ERRORE 2. Fuori saranno circa 7/8 gradi. La cittadina è molto carina, tipica di montagna. Ancora di più Sedona, se avrete la macchina, consiglio di farci un giretto la sera. Di localini è pieno. Per dormire abbiamo scelto SUPER 8, è un catena, costa poco e ha delle stanze veramente belle.

6. MONUMENT VALLEY:

Qui purtroppo il mio consiglio è un po’ forzato. Se volete vedervi alba e tramonto dentro alla Monument senza fare troppa strada, l’unico modo è dormirci dentro. E per dormirci dentro le alternative sono solo due: GOULDING’S LODGE o THE VIEW . Sanno che possono farlo e quindi tengono i prezzi altissimi. Noi abbiamo tenuto d’occhio le stanze per mesi, ogni tanto i prezzi scendevano, ma rimanendo comunque altissimi. Se potete permettervelo sicuramente prenotate con booking a cuor leggero. Altrimenti come noi, tentate di scrivergli una mail vedendo se (un mesetto prima, non di più) vi trovano un posticino. Con noi sono stati stronzi, e ci hanno fatto pagare un buco di stanza, negli alloggi lontani dall’albergo, e senza wifi, circa $170. Tantissimo. Stessa cosa vale per il cibo. Come detto nell’articolo, i ristoranti e gli alberghi hanno il monopolio. Non valgono assolutamente i soldi che chiedono. Ma se per il dormire non avete scelta, per il mangiare si. Prima di arrivare dentro alla Monument fate scorta di cibo nel primo supermercato che trovate.  Colazione fatela al CAFE’ AMIGO ,  Lo troverete a Kayenta, appena fuori dalla Monument Valley, ambiente cordiale, caffè e pancake super.

7. ANTELOPE CANYON:

La visita costa 30$, sia per il Lower sia per l‘Upper. Non chiedetemi quale sia il migliore, perché come già detto non lo so, avendone visto solo uno. MA se avete soldi, fateli entrambi sicuramente. Confermo che anche senza prenotare, un buco lo si trova.. ma forse abbiamo avuto culo noi. Essendo una tappa certa da fare, forse prenotare per tempo è meglio. La visita dalle 11 alle 14, è quella con la miglior luce per le foto. Più di questo l’unica cosa che mi sento di dirvi è: non perdete troppo tempo a far foto, il Canyon dentro racchiude tutto ciò che la natura è in grado di fare.. poche cose al mondo saranno così spettacolari, godetevelo. Consigliato: ASSOLUTAMENTE SI.   HORSESHOE BEND: Beh è a due passi dall’Antelope Canyon ed è gratis, (ma anche fosse a pagamento) quindi consigliatissimo anche questo assolutamente.  Alla notte abbiamo alloggiato a PAGE, anche questa è stata solo una tappa notturna, purtroppo essendo una cittadina molto piccola e molto dispersa non c’è grande scelta, ma se volete vivere l’esperienza che abbiamo fatto noi, vi consiglio di cercare un alloggio su AIR B&B

8. BRYCE CANYON:

A parte la mia esperienza mistica avuta in questo magnifico Canyon, non posso non consigliarlo. E’ spettacolare. Anche solo per sgranchirsi le gambe dopo tutte quelle ore di macchina. Non sembra, ma è in montagna, quindi quando sarete ad ammirarlo dall’alto forse tirerà un po’ di aria (felpa e giacca), camminando per i percorsi, arriverete a stare in maniche corte al sole, ma all’ombra farà freddino. Lo so, non sono d’aiuto così.. boh, vestitevi a strati.  se avrete più fortuna di noi, vi consiglio di prenotare la notte al  BRYCE LUXURY CAMPING. Dormirete in un’enorme tenda in mezzo al deserto, la tenda più vicina sarà ad almeno dieci minuti di macchina, non ci sarà nessuno e niente intorno a voi… lo so può far paura, ma se troverete una nottata senza nuvole, guardando il cielo vi accorgerete di quanto ne valesse la pena. Farà freschino alla notte, avrete la legna per il fuoco e tutto, ma saranno almeno 5/6° sotto zero. Noi purtroppo non siamo riusciti a dormire lì a causa di un’infestazione di insetti. Abbiamo ripiegato in velocità, in un motel a CEDAR CITY.  Consigliato: N

9. DIXIE FOREST:

Non era prevista come tappa nell’itinerario che avevamo programmato, ma l’inconveniente degli insetti ci ha portato a fare una piccola deviazione. Che per assurdo si è rivelata essere una delle cose migliori che potessimo fare. Abbiamo visto dei posti incredibili e mangiato in locali dispersi nel nulla ma meritevoli di lode. (Per la migliore torta di zucca mai mangiata: ‘Aunt Sue’s Chalet e per della buonissima carne al BBQ: Rusty’s Ranch)

10. ZION NATIONAL PARK:

Altro parco nazionale, spettacolare. Noi lo abbiamo percorso semplicemente in macchina. C’è una splendida strada panoramica che lo taglia tutto da inizio a fine.. consiglio però di informarsi sui vari punti visitabili a piedi, perché ce ne sono alcuni che sono veramente obbligatori da vedere.

11. LAS VEGAS:

Beh.. sì, bisogna passarci. Molti la vedono quasi ad inizio viaggio, noi l’avevamo posizionata a metà percorso. Non c’è molto da consigliare a Las Vegas, ne per mangiare, nè per dormire. Sia per uno che per l’altro, dovrete solo scegliere tra una miriade di opzioni, tutte più o meno similari.  Unico consiglio, come già accennato, non usate più di due notti. Noi abbiamo alloggiato allo Stratosphere, per una cifra incredibilmente bassa. Ah per gli spostamenti, l’unico mezzo quasi economico sarà l’autobus, l’abbonamento sarà per un’ora o per massimo 24h. Un po’ inculata, quindi valutate bene a che ora obliterarlo. Se optate per i vostri piedi, sappiate che ad una certa della notte ve ne pentirete, poi non dite che non vi avevo avvisati.

12. DEATH VALLEY:

Fa caldo e non c’è nulla. Se proprio volete vederla, assicuratevi solo di avere in macchina almeno 5 litri di acqua, il pieno di benzina e di non farla con il buio. Consigliata: ANCHE NO. 

13. BAKERSFIELD:

Cittadina poco più grande delle altre, ma anche questa non è stata visitata. Tappa intermedia tra Las Vegas e il Sequoia National Park. Abbiamo alloggiato al VAGABONG INN MOTEL.  Consigliato: SIIl viaggio è stato forse il piu lungo, e quindi alla sera volevamo solo dormire, abbiamo cenato di fronte all’hotel in un classicissimo TACO BELL

14. SEQUOIA NATIONAL PARK:

Assolutamente da vedere. In autunno credo sia la stagione per eccellenza migliore di tutte per vedere un bosco come questo. Prima di entrare e anche quando siamo usciti, abbiamo pranzato e cenato in questo posticino qui: River View Restaurant & Lounge. Il posto è veramente carino, soprattutto di giorno. Abbiamo pranzato fuori, sulla terrazza vista fiume. In felpa.  Abbiamo alloggiato al  Travelodge by Wyndham Lemoore, ci siamo arrivati che era ormai buio pesto e al mattino siamo ripartiti subito. Consigliato: SI 

15. CAMBRIA:

E’ stato il primo tramonto sull’oceano, la città è comunque molto carina da vedere.. soprattutto i negozi. Abbiamo pranzato al Linn’s Restaurant, età media intorno a noi 65 anni, buonissime le torte, ma prezzi un po’ altini per pranzare. Alla notte abbiamo alloggiato a San Simeon, al Sea Breeze Inn. Consigliato: SI. Per cenare, proprio dalla parte opposta della strada c’è il MOTEL 6, è un motel ma al piano terra ci sarà un mini ristorante dove provare la classica zuppa di pesce californiana (pesantissima, ma vale la pena provarla) e potrete anche fare una partitina a biliardo.

16. MONTEREY: 

Come dicevo, più ci si avvicina a San Francisco, più i prezzi lievitano a dismisura. Anche a Monterey. Noi abbiamo alloggiato in un air B&B, vicinissimo al molo e veramente economico. CONSIGLIATO: Assolutamente SI.

Se ne avete l’occasione e le finanze consiglio di fare il giro in barca, per l’avvistamento delle balene. Lungo il molo troverete molte barche che organizzano questo tipo di tour, i prezzi sono sempre quelli circa. E’ un’esperienza da fare se come noi, non avete avuto mai occasione di vederne una da vicino.

17 SAN FRANCISCO: 

Purtroppo per San Francisco non ho molto da consigliarvi, l’albergo dove abbiamo alloggiato era semplicemente il più economico trovato (MINNA HOTEL), ma in una zona orribile. San Francisco è una città veramente cara, ma magari prenotando con qualche mese in anticipo riuscirete ad essere più fortunati di noi. Non assicuro nulla. Per quanto riguarda il cibo invece.. beh, lì avete solo che da scegliere.

 

 

Credo di avervi detto più o meno tutto quello che potrebbe essere utile. Ovviamente resto a disposizione per domande che magari al momento mi sfuggono.

Per il resto. Buon Viaggio![/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]

West Coast on the road: 16 Giorni, 4 Stati (California, Arizona, Utah e Nevada),22 città, 2 persone.

Si insomma ce l’abbiamo fatta.

Dopo i cambi di lavoro, i traslochi e tutti i «Quest’anno non è il caso, magari l’anno prossimo riusciamo!», ci siamo finalmente convinti a prenotare. Con circa 4 mesi di tempo per mettere da parte i soldi e un’app che mi ha salvato per fortuna.

Ho realizzato il tipo di viaggio che stavamo per fare, tre giorni prima di partire.

Durante il momento di fare la valigia. Quel momento nel quale hai la valigia vuota in fondo ai piedi del letto e l’armadio aperto, ed inizi a guardare prima uno e poi l’altro, poi l’uno e poi l’altro.. in loop per ore. Lì ho capito. Ho capito che non ce l’avrei mai fatta.

 

MILANO MALPENSA 7 Ottobre 2019

Aereo per Los Angeles ore 13.

Sveglia da Padova ore 6.45 (sai il traffico, gli imprevisti,…)

«Si dai facciamo colazione in aeroporto con calma!»
Siamo arrivati puntuali, puntualissimi, ma controlli infiniti, (Sapete tutti i “Bisognerebbe essere in aeroporto sempre due ore prima”, che non sono mai serviti a nulla in realtà, ecco si, in un volo così si!).

«Cavolo ma stanno già imbarcando?»

Si stavano imbarcando. Quindi no colazione, no pranzo, no niente.

«Ma io ho fame cazzo!»  Va bhé. Ci imbarchiamo.

«Posto finestrino?»

Ovviamente no. Corridoio. «Meglio no? Così allunghi le gambe!» Eh si certo, così se volessi potrei far lo sgambetto alle hostess, che magari si incazzano e mi fanno l’upgrade in business.

In ogni caso avevo fame. Tanta. Ma mancava troppo tempo prima che portassero qualcosa di commestibile, quindi come faccio sempre, ho pensato che l’alternativa migliore per attendere quel momento fosse dormire. Io narcolettica, che in un viaggio in macchina di dieci minuti fino all’Ikea mi addormento a portiera chiusa, faccio un breve calcolo mentale di quando posso addormentarmi per essere in linea con il fuso orario. No, non ora. Peccato.

Accendo lo schermo per vedere almeno che film ci sono.
GREY’S ANATOMY

Uau alla grande!Metti che uno non si ricordi le statistiche di quante volte nella vita si può prendere un aereo che poi precipita..
Play.

Ancora prima del decollo dormivo già, in una di quelle posizioni scomodissime che ti fa maledire il tuo amore per viaggi. Cioè appena ti ritrovi le ginocchia in gola e Derek Shepherd che ti guarda negli occhi ad un centimetro dalla faccia.Sogno?

No. La tipa di fronte a me ha pensato di tirar giù lo schienale manco fosse in spiaggia a Copacabana. Così per 12 ore di fila.

Ho scoperto solo le ultime 4 ore che in fondo all’aereo distribuivano snack e bibite, gratis.

«E tu dov’eri? Dormivi?»

Macché, ero solo incastrata.

 

LOS ANGELES (stesso giorno)

Atterrati finalmente.

Usciamo dall’aeroporto con nelle orecchie:

CALIFORNIAAAAA..

CALIFORNIAAA..

HERE WE COMEEE!

Occhiali da sole, cielo azzurro, gente in infradito, palme..

No un cazzo, non è vero.

Siamo arrivati alle 18.30 e fuori era già buio.  Navetta fino al noleggio auto e via fino al Motel prenotato.
Classico Motel americano.

E quando dico classico so già che non serve descriverlo perché sappiamo tutti com’è fatto. Insegna luminosa, arredamento basic, malattie veneree sulla moquet e quell’alone misterioso del “Chissà quante cose strane stanno succedendo dietro quelle porte’’.

Tempo di realizzare e mettere giù le valigie, che ci siamo resi conto di avere non poca fame. Forse più sonno, ma anche fame.
Ultimo sforzo prima di andare a letto.. la ricerca di cibo! Il quartiere era abbastanza triste, ma avevamo calcolato di doverci solo dormire quindi non avevamo previsto passeggiate notturne.

OH UN MCDONALDS!

Sta chiudendo.

«Ma come sta chiudendo? Un Mcdonalds a Los Angeles che chiude alle 21.30?’»  Sì!

Fortunatamente i ragazzi che ci lavoravano dentro, probabilmente impietositi, ci hanno aperto. Non abbiamo voluto approfittare del loro buon cuore californiano e abbiamo preso il tutto da portar via.

Per poi mangiare seduti sul letto nel motel, prima di collassare nel sonno ancor prima di aver finito di masticare.

Ancora non riuscivo a crederci. Mi sembrava tutto surreale e finto, poi per fortuna ho iniziato a sentire i due coinquilini dell’appartamento sopra il nostro, meno stanchi di noi, che si intrattenevano. Probabilmente ad una partita di Scopone Scientifico, vista l’enfasi; e allora ho finalmente realizzato dov’eravamo.

 

LOS ANGELES 8 Ottobre 2019

h. 5.15 am

SVEGLIAAA!

Mi chiedo perché organizzare e pianificare un viaggio mesi prima, quando puoi tranquillamente usare il tempo che ti concede il jet lag la mattina presto.
Abbiamo aspettato un orario ragionevole e siamo finalmente partiti.

Prima tappa prevista: LOS ANGELES

Dopo aver sentito così tanti «Ah L.A è proprio una merda! Non c’è nulla», alternati ad altrettanti «Si potete anche saltarla tranquillamente», non vedevamo davvero l’ora di vederla.

Personalmente volevo solo un caffè, poi potevamo anche andare via. Ero in astinenza da caffè da 2 giorni ormai. DUE GIORNI!

Abbiamo cercato un posticino dove fare la prima ‘tipica’ colazione, che fosse vicino a Venice Beach  (unica cosa che volevamo davvero vedere!). E lo abbiamo trovato. Classico posto da Los Angeles, hypster, vegan e che ti fa pagare 25$ un pancake integrale, anche se bellissimo da vedere.

What are you grateful for?: il caffè, era davvero buono.

Comunque sì, tutto sommato non avevano poi tutti i torti, Los Angeles  non ci ha entusiasmato. Vero anche che non le abbiamo concesso sta gran possibilità di strabiliarci.

Cielo azzurro, palme, il lungomare, i 25° costanti, l’atmosfera rilassata, le strade larghissime… non lo so, sarà forse per la nomea che si porta dietro, ma non ti da l’impressione di essere una vera città. Una città vissuta. Sembra tutto finto, costruito per girarci un film, di plastica.
Ma comunque visto che eravamo di strada in macchina abbiamo optato anche per un giretto a Beverly Hills.

Così tanto per ricordarci che siamo poveri.

E anzi per aumentare il carico, abbiamo pranzato assieme ai giardinieri del posto (Puoi fare il giardiniere solo se sei messicano e se hai un Pickup, sennò non ti assumono. Non ci credete? Andate a rivedervi la puntata nella quale Marissa Cooper se la faceva con il giardiniere!).

Ma cos’è che stavo dicendo..? Ah sì, ad ora di pranzo si possono trovare parcheggiati lungo i vialoni alberati, dei food track messicani, dove i giardinieri del posto sono soliti passare la pausa pranzo. In effetti ci sentivamo un po’ fuori luogo tra tutti quei villoni e quei giardinieri da film.

Ma oh, forse il  Burrito più buono mai mangiato.

Tempo di finirlo e siamo partiti.

 

BARSTOW

La prima vera tappa del viaggio era proprio Barstow. Due ore di strada da Los Angeles, a metà strada dalla Monument Valley, in mezzo al nulla cosmico.Ma lì è tutto in mezzo al nulla cosmico. Tra un paese e l’altro ci sono (quando va bene) almeno due ore di macchina.

E per paese intendo tra le 4 e le 6 case. E per case intendo dei container con un pickup parcheggiato davanti.

Dalle sei alle dieci case (prefabbricate come quelle dei Simpson) è definita ‘città’. Dalle dieci case in poi è metropoli.

Ma dicevamo, Barstow… dicevamo cosa? Non c’è molto da dire su Barstow. Qualche casa, un dinner, un vecchio market che in confronto quello di Apu è un centro commerciale, un Subway e un Walmart (immancabili).

Ah e il nostro Motel. Forse il peggiore di tutta la vacanza.

 

BARTSOW 9 Ottobre 2019   

Sveglia 5.20 am.

Non abbiamo nemmeno aspettato un orario decente per uscire stavolta. Tempo di prepararci e ricaricare le valigie in auto e via di nuovo.

La città era ancora deserta e l’aria era davvero fredda, ma il sole stava arrivando. Era la prima alba nel deserto. Colazione nel Dinner della città, aperto 24h/24h, pancakes, bacon, uova, patate e caffè ad oltranza. Giusto il tempo che finissero i 92 minuti di applausi del nostro colesterolo e siamo partiti. Partiti davvero.

Da lì è cominciato il viaggio vero.

No non è vero scusate, ci siamo prima fermati da Walmart. Ma poi da lì siamo partiti veramente.

Barstow, California

Ph. Carlo Zanetto

Strade infinitamente lunghe, distese di sabbia, montagne di roccia rossa e palle di paglia trascinate dal vento.

Dopo circa due ore di strada siamo, casualmente, arrivati ad Oatman. Una breve sosta tanto per sgranchire le gambe. Appena scesi dall’auto è partita in sottofondo (nella mia testa) la sigla di ‘Per un pugno di dollari

Non serviva nemmeno troppa  immaginazione, era esattamente come essere nel lontano West.Oatman, California

Il problema di queste cittadine sperdute in mezzo al nulla è che i film ce le hanno propinate in tutte le salse da sempre, quindi il confine tra realtà e commercialata è sottilissimo, non sai mai se stupirti o storcere il naso.

Il giro dell’intera città è durato in tutto circa 25 minuti, compresi quelli usati per fare pipì e bere qualcosa nel tipico Saloon. Per poi ripartire, direzione Flagstaff. (circa 3 ore di auto)

 

FLAGSTAFF

Non so bene in che punto del percorso, ma ad un certo intorno a noi ha smesso di esserci deserto e desolazione, ed ha iniziato ad esserci un paesaggio che io amo. Montagna.Flagstaff, Arizona

Autunno in montagna. Occhi a cuore si.

Purtroppo abbiamo avuto poche ore di luce una volta arrivati li, e quelle poche le abbiamo dedicate al tramonto sul Red Rock. Del quale ho scoperto l’esistenza per caso collegandomi con il wifi dell’albergo. «Sembra figo, cosa dici andiamo a dare un occhio?ͧ»

Era davvero figo. Soprattutto a quell’ora.  Nella quale capisci il perché di quel ‘Red’ nel nome. Figo si, la prima mezz’ora. Poi però se sei li con un fotografo  dopo un po’ ti rompi i coglioni, e allora ti metti seduta in macchina a goderti il tramonto, mangiando patatine al bacon.

Sono arrivata in albergo che non stavo molto bene. Patatine, miste a Jet lag, miste a caldo/freddo = a letto alle 20.

Ma oh, sveglia alle 5.30!

SVEGLIA SVEGLIA SVEGLIA!

 

FLAGSTAFF 10/10/19

Quel paesaggio di montagna, l’aria fresca del mattino e i colori dell’autunno. Non so quante volte in pochi km ci siamo fermati per adorare quella vista.

Ad un certo punto abbiamo visto una stradina laterale che si snodava dal quella principale, per addentrarsi in un bosco non troppo fitto..

Neanche a dirlo, abbiamo svoltato. Flagstaff, Arizona

L’abbiamo percorsa lentamente, quasi a non voler disturbare a quell’ora. Qualche cassetta della posta tipica a bordo strada.. e delle bellissime villette nascoste in mezzo agli alberi ogni tanto si facevano intravedere.

Non solo, abbiamo incrociato una coppia sulla 50ina (abitante in una di quelle villette probabilmente), in passeggiata mattutina. Pantaloni del pigiama, giacca pesante, mug di caffè fumante in mano e i due cani liberi di passeggiare davanti a loro. Incuriositi noi di vederli e incuriositi loro di vedere facce sconosciute in quel posto così magicamente sperduto, ci siamo fermati per due chiacchiere. E come regola vuole, noi innamorati di quel posto e loro innamorati dell’Italia.

Lo so si, le routine degli altri sono sempre migliori viste così. Ma anche volendo smorzare la magia di quel momento, pensando che semplicemente stavano solo facendo colazione portando fuori i cani per poi recarsi al lavoro, come tutti… se me l’avessero chiesto in quel momento, probabilmente avrei messo la firma per rimanere li.

Vorrei davvero provare a descrivere quello che abbiamo provato vedendo tutto questo.. fosse anche solo per quella camminata con il sole del mattino. on the road west coast Arizona

 

Si ok, ora lo dirò..

Ora dirò una cosa impopolare o forse semplicemente dettata dal fatto che magari tutta la meraviglia di quel giorno l’avevo usata per quel panorama, ma la seconda tappa della giornata prevedeva il Gran Canyon.

Ecco beh, non mi ha entusiasmato allo stesso modo. Bello eh! Immenso! Maestoso! Ma boh..

Forse perché era una cosa decantata da sempre, da tutti. O magari perchè era una cosa programmata. O semplicemente perchè davvero non mi è piaciuta… Mi sento indubbiamente immeritevole quando dico queste cose, perché sono consapevole sia qualcosa di assolutamente da vedere e unico, ed ecco perché lo consiglio a prescindere dal mio giudizio ovviamente. Ma ad empatia, per me no.

L’unica cosa che mi è piaciuta del Gran Canyon è stata fare amicizia offrendogli da bere a Coso (animale non ben definito, forse Cervo Mulo, probabilmente femmina.). Con il quale sarei rimasta volentieri ad interagire per il resto della giornata.

Terza tappa della giornata invece era la Monument Valley. Avevamo prenotato  con non poca difficoltà, in uno dei due alberghi situati proprio dentro la Valley… per avere poi al mattino la possibilità di vedere l’alba senza doversi alzare ad orari improponibili (l’alternativa è Kayenta, ad un’ora di macchina e con le stanze agli stessi prezzi).

Purtroppo i due alberghi in questione, sapendo di non avere ‘rivali’ nelle vicinanze, si fanno pagare. Molto bene aggiungerei.

L’esperienza che abbiamo avuto noi, con uno dei due alberghi in questione è stata veramente pessima. Salvata solo dallo spettacolo che la natura tutt’intorno ci ha regalato al mattino.

Siamo arrivati all’orario del tramonto, e anche quello ce lo siamo decisamente goduto. Il consiglio che posso dare è di farvi scorta di cibo prima di entrare nella valle, perché così come gli alberghi hanno il monopolio sul ‘dove dormire nella valle‘, anche gli unici due ristoranti ce l’hanno sul ‘che ce magnamo stasera’.

Ma dicevo.. ci siamo svegliati al mattino presto. Ecco si ci siamo svegliati senza sapere però che ora fosse, purtroppo paese che vai fuso orario che trovi. L’orologio della camera faceva un orario, quello del mio telefono un altro, quello di Carlo un altro ancora e quello della macchina, indovinate un po’… un altro si.

Nemmeno nelle serate più alcoliche eravamo così disorientati. Purtroppo di tutti gli stati toccati durante il viaggio l’Arizona è l’unica a non applicare l’ora legale. Ad eccezione però della Navajo Nation che per l’appunto è dentro l’Ariziona ma applica comunque l’ora legale. Quindi boh, non chiedetemi che ora fosse. In ogni caso non eravamo gli unici ad esserci alzati a “quell’ora”, qualsiasi essa fosse.

Tutti assonati, ma soprattutto tutti infreddoliti (-5°! Si esatto -5°) a godersi lo spettacolo del sole che sorge nella Monument Valley. E che spettacolo ragazzi! Monument Valley

Finita l’alba, abbiamo atteso che le dita ci diventassero blu dal freddo e ci siamo rimessi in macchina.

Culo vuole che fossimo i primi ad entrare per il giro dentro la Valle. La sabbia sulla strada era ancora immacolata, senza alcun segno di passaggio, il sole basso e la roccia delle montagne che ad ogni minuto arrossiva sempre di più.  Pazzesca si!

Poi però… COFFEE’. I NEED COFFEE!

Siamo usciti dalla Monument, e ci siamo fermati al primo bar trovato lungo la strada. Anzi il primo bar usciti dalla valle, a Kayenta per la precisione. Litro di caffè e pancake.Ok ora ero pronta.Kayenta

Due ore e mezza di macchina, direzione Page: Antelope Canyon.

L’Antelope Canyon, (tappa a mio parere obbligatoria, ovviamente detto con il senno di poi), dicevano andasse prenotata mesi e mesi prima. ”Pffff, in Ottobre, figuriamoci se non c’è qualcuno che all’ultimo tira pacco, figurati se andiamo la e non ci fanno entrare…” cit.

Coda infinita di gente. Si forse era meglio prenotare i biglietti.

Ovviamente il turno di punta, cioè quello tra le 10.00 e le 12.00 dove la luce è perfetta, era non pieno, di più.

Ci hanno trovato un posticino in quello dopo. L’Antelope Canyon per chi non lo sapesse è diviso in due, c’è il Lower e l’Upper. Antelope Canyon, Arizona

Noi siamo andati all’Upper, voci di corridoio ci dicevano che fosse il più bello, altri che lo fosse il Lower, altri ancora che fosse da farli entrambi.

Il Destino però ha voluto che trovassimo posto solo in uno dei due, ma il Destino ha anche voluto che nella vita fossimo poveri, quindi anche avessimo trovato posto in entrambi non gli avremmo mai dato altri 60$ per l’altro.

Ma oh, se con voi il Destino dovesse essere stato meno stronzo, visitateli entrambi chiaramente.

La visita una volta era libera ora invece è guidata, perché sfiga vuole che nel 1997 purtroppo a causa di un’inondazione alcuni turisti morirono annegati. Paura eh!? Lo so.

Ma voi avrete il vostro Navajo di fiducia, che non solo vi guiderà a bordo di un furgoncino fino al Canyon, ma vi farà pure un corso accelerato di fotografia.  Eh si, loro sanno esattamente quali sono i punti più instagrammabili e soprattutto quali filtri usare per farvi fare i big like.

Dategli un telefono e vi solleveranno i followerz. Antelope Canyon arizona on the road west coast

Diciamo che sì, questa cosa fa un po’ scemare il fascino del posto, ma tant’è..  rimane comunque una figata.

Appena siamo usciti il sole stava iniziando a congedarsi, quindi ci siamo subito diretti all’Horseshoe Bend. Altra tappa obbligatoria, a detta di tutti quelli che prima di noi avevano già affrontato quel viaggio. Era a veramente pochi km dall’Antelope. Ma soprattutto era gratis, a parte i 10$ di parcheggio (……).

Ecco l’Horseshoe Bend è una di quelle meraviglie naturali, che quando ti affacci e lo vedi, pensi davvero che la Natura a volte faccia delle cose assurde. Neanche a dirlo, pienone anche lì. Il posto è veramente grande quindi c’è posto per tutti e per tutte le angolazioni.  Come dicevo qualche riga più su, fortuna o sfortuna, quando si viaggia con un fotografo, si ha molta più possibilità di apprezzare tutta quella meraviglia. Si perché, siamo tutti abituati a ricercare lo scatto perfetto, ma senza davvero ‘vedere’ quello che abbiamo di fronte. Con un fotografo, hai tutto il tempo di fare entrambe invece.

Horseshoe bend, arizona west coast Puoi passare i primi dieci minuti a fare qualche scatto e poi i restanti 50 a riflettere sulla bellezza del posto, sul senso della vita e su cosa vuoi mangiare a cena. E così ho fatto, perché si lo ammetto il posto ti lascia davvero a bocca aperta.. ma io ero totalmente rapita dalle persone. Credo che le mie orecchie abbiano assorbito in quell’ora, almeno 15 lingue diverse.

Una concentrazione di persone tutte da nazioni diverse. Tutte concentrate a vincere il premio di selfie più figo, in posizioni improbabili, con sorrisi improbabili e sempre un passo più vicino alla morte.

Più vedevo le scene e più mi chiedevo come fosse possibile che non fosse mai morto nessuno in quel posto. Per me era totalmente impossibile. Uno strapiombo altissimo, nessuna recinzione di nessun tipo e la stupidità della gente. Avete presente quelle foto pazzesche che vedete su IG, di ragazze sul bordo più estremo di un Canyon. Perfettamente baciate dal sole, mentre osservano il vuoto, alla ricerca di frasi a cazzo da abbinare alla foto? Ecco, le fanno li.

Le fanno i fidanzati ovviamente. Poveretti. Mai uno che dando indicazioni su dove posizionarla per far la foto, esageri con i ‘Un po’ più in la!’

Scusate vaneggio… No però volevo dire che, ciò che forse più (ignorantemente) mi ha colpito, di tutto quello spettacolo, era forse proprio quell’osservare le persone. Tutte quella gente dal mondo, li in quel posto, in quello stesso momento, per quello stesso tramonto.

E comunque poi mi sono informata e si avevo ragione, ogni anno muoiono tante persone, per un pugno di like in più. Io mi cagavo sotto solo a guardarli, io che inciampo anche sulla mia stessa ombra, mi sono assicurata di stare ben lontano dal bordo ad osservare quello spettacolo così naturalmente innaturale.

Ma tant’è.. finito ciò ci siamo rimessi in marcia in direzione  Kanab, anzi per l’esattezza a Big Water dove avevamo prenotato un B&B per il quale abbiamo dovuto seguire le indicazioni che ci aveva dato via mail la proprietaria, perché arrivati ad un certo punto finiva il mondo e quindi o seguivamo le sue indicazioni o avremmo dormito in macchina.

Il posto era veramente disperso in mezzo al nulla, non è stato facile trovare la casa.

Strada sterrata in mezzo al deserto, buio totale, davanti a noi solo gli occhi di un gufo illuminati dai fari della macchina. Poi l’abbiamo vista. L’unica casa in mezzo al nulla, con le finestre illuminate e delle macchine parcheggiate fuori. Doveva sicuramente essere la nostra. Più ci avvicinavamo e più ci rendevamo conto che tutte quelle macchine parcheggiate lì di fronte, erano ammaccate, senza targa e con i finestrini rotti. Anche se un po’ inquietante, non avevamo alternativa.. il paese più vicino era a circa due ore di strada.

E abbiamo bussato…

[vc_row][vc_column][vc_column_text css=”.vc_custom_1574589722458{margin-bottom: 0px !important;}”]

«Iʟ ᴠᴏꜱᴛʀᴏ è ꜱᴏʟᴏ ᴜɴ ᴘʀᴏᴄᴇꜱꜱᴏ ᴀʟʟᴇ ɪɴᴛᴇɴᴢɪᴏɴɪ. Sᴇ ɴᴏɴ ᴀᴠᴇᴛᴇ ꜱᴜʙɪᴛᴏ ᴠɪᴏʟᴇɴᴢᴀ ɴᴏɴ ᴘᴏᴛᴇᴛᴇ ғᴀʀᴇ ᴅɪ ᴛᴜᴛᴛᴀ ʟ’ᴇʀʙᴀ ᴜɴ ғᴀꜱᴄɪᴏ ᴇ ᴀᴠᴇʀ ᴘᴀᴜʀᴀ ᴏɢɴɪ ᴠᴏʟᴛᴀ ᴄʜᴇ ᴜꜱᴄɪᴛᴇ»

Questo è detto da chi, forse, non ha mai provato quella sensazione. Quella che ti prende lo stomaco mentre cammini da sola per una strada poco illuminata la sera, e nemmeno troppo tarda.

La stessa che fa’ prendere il cellulare per far finta di essere al telefono con il fidanzato, padre, amico o supereroe qualunque.

«Si si sono praticamente a casa, aprimi che sono qua sotto», con il cuore che intanto vi è arrivato ad altezza clavicola!

La sensazione che ti fa scendere dalla macchina controllando prima tutti gli specchietti e stringendo tra le mani le chiavi, un po’ per accorciare il più possibile il tempo che intercorre tra lo scendere e l’entrare nel cancello di casa, e un po’ perché possono sempre tornare utili come tirapugni improvvisato (…).

O quella che si ha quando qualcuno ti dice «Ti accompagno a casa, non ti lascio andare da sola a quest’ora.» e che ti fa’ rispondere per gentilezza, che non serve, e intanto sperare che insista, perché serve. Serve sempre.

«Vabbè un po’ te la sei cercata però!»

ɴᴏ, ɪᴏ ɴᴏɴ ᴍɪ ᴄᴇʀᴄᴏ ᴘʀᴏᴘʀɪᴏ ᴜɴ ᴄᴀᴢᴢᴏ ᴅɪ ɴɪᴇɴᴛᴇ ɪɴᴠᴇᴄᴇ.

Io per prima, se vedo una vestita in maniera provocante/eccessiva/volgare, ‘disapprovo’, ma semplicemente a livello estetico, perché a gusto personale preferisco una ragazza che riesce a farsi notare, senza strafare.  MA il pensiero finisce là.

Se io domani mi sveglio e decido che è il giorno giusto per uscire con una gonna più corta o ho le tette da ciclo e voglio sfruttare il momento con una maglia un po’ più scollata o ancora voglio uscire senza mutande, mi sveglio ed esco senza mutande checazzo. Sarò zozza si, ma sicuramente qualsiasi cosa possa accadere nel corso della giornata, l’ultima parola dovrà sempre essere la mia!

A prescindere da ciò che decido di mettermi o non mettermi.

I ᴍɪᴇɪ ᴍᴜᴛᴀɴᴅᴏɴɪ ᴀꜱᴄᴇʟʟᴀʀɪ, NON SONO UN CONSENSO!

E non è femminismo questo. No, nessun ‘Girl Power‘. E’ solo buon senso.

Perfino il mio cane (femmina), quando qualcuno cerca di importunarla da dietro, si gira e gli fa capire che non è aria, e il malcapitato di turno se ne va, quindi non paragonateli nemmeno alle bestie. Sono istinti si, ma non bestiali. Piuttosto sono istinti da disagiati mentali.

Se davvero volete essere i più ‘forti’ allora forse potreste cominciare a dimostrarlo ‘resistendo’ al vostro disagio mentale o addirittura portando rispetto.

Perché si a tutte piace essere apprezzate certo, ma non nel modo che pensate voi.

«Mᴀ ᴅᴀɪ ᴄʜᴇ ᴠɪ ᴘɪᴀᴄᴇ ꜱɪ! Sᴇɴɴò ɴᴏɴ ᴛɪ ᴠᴇꜱᴛɪʀᴇꜱᴛɪ ᴄᴏꜱì ᴏ ᴠɪ ғᴀʀᴇꜱᴛᴇ ᴄᴇʀᴛᴇ ғᴏᴛᴏ.»

No. Non così. Non sentendomi fischiare dietro mentre cammino per strada. Quello è solo un disagio.

E anzi ( e parlo sempre a livello personale), ho preso consapevolezza del fatto che anche i selfie, cioè la più moderna forma di richiesta di attenzioni, o quelle foto fatte alla spasmodica ricerca di like facili (che poi diciamocelo, quelle foto sono pubblicate per avere l’attenzione di quegli 1/2 che vorremmo noi, e invece vengono calcolate solo da quei 2/3cento stalker affezionati che tutte abbiamo e che ci seguono da quando abbiamo memoria), a lungo andare sono controproducenti, creano ancora più insicurezza e assuefazione verso quel tipo di attenzione.

E aggiungerei dentro, anche tutte quelle volte che ci siamo prese delle ‘Gatte morte’ perché abbiamo flirtato con qualcuno ma senza arrivare poi al dunque. O quelle nelle quali ci siamo prese delle ‘Fighe di legno’ rifiutando, anche gentilmente, un drink offerto…

Se diciamo NO!
E’ NO CAZZO![/vc_column_text][/vc_column][/vc_row] [vc_row][vc_column][vc_column_text css=”.vc_custom_1569690791457{margin-bottom: 0px !important;}”]Ebbene si, all’alba dei 30 anni, e con circa 30€ in banca da sempre, scoprire che esiste un’app gratuita che ti aiuta a mettere da parte i soldi ed essere riuscita in 2 mesi a mettere via più di 500€ per me è MAGIA, come per Johnny.
Ma soprattutto essere riuscita con quei soldi a prenotare un viaggio.
È un sogno.

Finalmente anche io posso far finta di poter avere una vita da grande.

Premetto che ho sempre avuto le mani bucate e che, mi vergogno a dirlo, in 30anni non sono stata capace di mettere da parte nulla o quasi…

Mi sono imbattuta casualmente in un post su Facebook che parlava proprio di OVAL MONEY , ero incuriosita, un po’ per la natura del post (SOS risparmio) e un po’ perchè la persona che lo aveva pubblicato era una persona che stimo. Non l’ultimo stronzo arrivato.

Ovviamente ho iniziato ad indagare. Ho letto di tutto e di più, mi sono informata. Anche perchè, si ok tutte recensioni buone, il sole 24ore, Salvatore Aranzulla (che vale molto di più del Sole 24h siamo onesti…)ecc.., ma dare i miei dati e soprattutto quelli sensibili come il conto corrente non mi piaceva granchè. Vero anche che non so se a fregarmi ci avrebbero guadagnato molto (pfff…30€? manco al sushi andate!)

Ma tant’è. Dopo un mese di ricerche approfondite, ho voluto provare…

Mi sono iscritta, si un po’ noiosa la trafila, ma d’altronde per addebitarti i risparmi, certi dati erano necessari. E boom! Ho un salvadanaio digitale.

Puoi scegliere tu quanto risparmiare.

Chessò io ho impostato il 20% dello stipendio (Avendo Partita Iva, mi serviva un cuscino dove poter appoggiare le chiappe al momento di pagare le tasse!) e tutti gli arrotondamenti, per esempio se spendo per un sushi da asporto 9.90€ (AHAHAH ma dove? Vabbè si fa per dire!), i restanti 0,10€ se li tiene e me li accantona nel salvadanaio. Sembrano pochi e invece vi assicuro che anche solo con i centesimi vi accorgerete a fine mese cosa ne viene fuori.

E così via. Ci sono molte altre personalizzazioni (chiamate STEP), ognuno sceglie come meglio crede.

A me bastava questo. Anzi pensavo di no inizialmente, e invece è bastato!

Lo so, è una figata. E quindi mi pareva giusto dirlo, soprattutto a chi come me ha sempre avuto bisogno di una mano a risparmiare.

Nel caso decideste di provarci, all’iscrizione usate il codice MGKX8Z8U, così vi arriveranno subito 5€. (Che qui da me sono due spritz! E non si butta via nulla quindi!)

Ecco si, ora aspetto solo l’app che mi faccia dimagrire urlandomi “METTI SUBITO GIÙ QUEL BICCHIERE!” e me lo tolga di mano se servisse. Attendo con ansia.

DAL MONDO DEI TRENTENNI E’ TUTTO. A VOI STUDIO!

 

 

ps: se vi servissero più info scrivetemi!

 

 

 

 

[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row] [vc_row][vc_column width=”2/3″ offset=”vc_col-lg-8″][vc_column_text css=”.vc_custom_1568564992448{margin-bottom: 0px !important;}”]

L’altro giorno ho rivisto la pubblicità della bellissima collana di libri Hachette ‘Donne Straordinarie,  sono mesi che continuo a temporeggiare, decidendo se acquistarli o meno. Mi ispirano tantissimo.

D’altronde, sono le storie di donne che hanno fatto la Storia. Donne con una potenza di animo e di testa tale da aprire la strada li dove c’era un muro. Donne incredibili. Donne che non possono non ispirarti. Quindi si, chi non vorrebbe conoscerle. Donne straordinarie Hachette

Anche su Freeda, ‘rivista’ online che, non fraintendetemi, io adoro eh, già dal nome potrete facilmente intuire il taglio che ha, che tratta di vita femminile, nel senso più ampio del termine, dando un bel calcio in culo all’eccezione di ‘mondo rosa’ che eravamo abituate a sentire.. Come dicevo lo adoro, eppure si, anche loro parlano sempre di donne straordinariamente forti che ‘ce la fanno‘. Che ci provano, cadono, si rialzano, ci riprovano, ricadono e poi ce la fanno.

Bellissimo no?  Ti da un carica incredibile?

Ma di quelle normali chi ne parla?

La vita di quelle come noi chi la racconta?

Di quelle che si alzano alle 7.10, perché la sveglia delle 7.00 la spengono con una manata alla Mohamed Ali.

Che a colazione mangiamo i nostri cereali integrali nel latte, con un caffè.. Mentre ci prepariamo il pranzo da portar via.

Il più delle volte petto di pollo alla griglia con contorno di tristezza e se ci va bene un po’ di avocado. Che rende tutto più Instagrammabile.

Quella vita, chi la racconta?

Di chi arriva in ufficio e la giornata la vede solo nelle pause che usa per scorrere Facebook o mentre instagramma il suo avocado tagliato in fette perfette cercando come si scrive Healtyfood per hastaggarlo.

Che torna a casa e.. “No vabbè é troppo tardi per andare a correre ci andrò domani” in loop da Lunedì a Venerdì.

Quelle che la pancetta ce l’hanno davvero e non per il proforma del ‘Si anche io, guarda qua!’ non dovendosi piegare per fare uscire un finto rotolino (quelle hanno un girone dell’inferno tutto loro che le attende) e che per quanto ripetano a voce alta che hanno imparato ad amare il loro corpo e a fregarsene.. Se vedono un culo perfetto e una pancia piatta, sentono prima l’invidia e poi il senso di colpa, per tutte quelle volte che hanno alzato il pugno al cielo al grido di “Girl power” ma in realtà sotto sotto si sentivano ‘sbagliate‘ in quel confronto.

Di quelle normali, con un lavoro normale senza termini inglesi dentro, con una vita normale, con obbiettivi normali, una famiglia normale, un profilo Instagram normale, con pochi amici e con tante cose da dire..

Di quelle, non parla nessuno?

[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row] [vc_row][vc_column][vc_column_text css=”.vc_custom_1568466211761{margin-bottom: 0px !important;}”]Oh che scema, ho scritto ‘Come affrontare un colloquio di lavoro’? Volevo dire: Come NON affrontare un colloquio di lavoro.

 

Oddio che ore sono?
8.40 vabbè dormo un altro po’ tanto il colloquio di lavoro é alle 10.30.
O 10?
No no 10.30 mi ricordo di averlo scritto assieme all’indirizzo in un biglietto che ho messo nel portafoglio.

Oddio che ore sono?
9.05 si ok ora mi alzo, devo anche lavarmi i capelli se non voglio andare ad un colloquio di lavoro assomigliano a Lene Marlin ai tempi d’oro.
Colazione.
10.30 il colloquio abbiamo detto.
O 10?
Cazzo ho il dubbio ora. Meglio controllare.
10/09 via Vivaldi 15

10/09?
Ma che cavolo ho scritto. Cosa vuol direeee?
Sicuramente non é una data perché almeno del giorno son sicura, chi ha un colloquio di venerdì 13 se non la regina del Mainagioia!? E 10 saranno le ore dai.

CAZZO. ALLORA SON IN RITARDO!

Tardi

9.53 esco.
Il navigatore da 16 minuti. Beh bene dai bel modo di iniziare un colloquio. In ritardo.
Speriamo notino solo quello orario e non quello mentale.
Arrivo, guardo l’ora.
10.08
Beh se il bigliettino era giusto, magari sono anche in anticipo di un minuto.

Suono. Salgo. Entro.
Buongiorno
Buongiorno, si accomodi pure qui. La aspettavo alle 10.”
Ha ragione. Purtroppo mi si é staccato un pezzo di auto mentre arrivavo!”. (Falsa!!! È successo davvero. Ma ieri non oggi!)
Nessun segno di compassione. N’amo bene.

Allora, intanto mi dica. Cosa la spinge a cercare questo tipo di lavoro?”
Sono povera per esempio e perché questo so fare.
La contabilità? Beh a chi non piace la contabilità?
Abbozzo un 1% di ironia.
Non ride.
Vabbè c’ho provato.

Conosco parecchia gente alla quale piace proprio la contabilità invece sa’!”  UH Immagino! C’è anche tanta gente alla quale piace farsi pisciare addosso, ma chi sono io per giudicare eh!?

Visionando il suo curriculum vedo che ha già fatto questo tipo di lavoro che le avevo anticipato. E avrei alcune proposte. In questo studio richiedono di saper fare questo…sa farlo giusto?”
Si si certo!”. Non é vero. Appunto mentale ‘Imparare a fare questo’.

E anche questo mi sembra di aver letto?
Ma certo, chiaro. Le basi proprio”.
Ma che cazzo dici. Piantala subito!

Questo immagino di sì?
Si assolutamente!
UH A’VOGLIA. Li ho sempre lasciati fare alla mia collega!

Facendo un autovalutazione. Come direbbe di essere professionalmente parlando?
Nondirlequellochepensinondirlequellochepensinondirlequellochepensi…
Inizio ad agirarmi.
Beh diciamo che…vii yursxbi5 vjkotrvalp gyvderhion hjjo5vdesvkb nvdevjji…” dille anche cosa hai mangiato a colazione che magari le interessa di più di sta supercazzola.

Ok. Capisco.
UAU. Brava! La vedo rapita proprio! Non è facile ammaliare qualcuno così!
Che palle odio i colloqui di lavoro così formali. Che voglia di un Gin tonic. Ma se sono le 10. 30 del mattino. Si ma mi avrebbe già assunta se fossimo al bar. Concentrati cazzo!

E mi dica ha hobby o cosa fa nel tempo libero?
Odio lo sport. Odio la maggior parte della gente. E ho un blog dove sparo regolarmente cagate per stemperare le giornate infinite passate tra scartoffie di merda e numeri. Non so, bere conta come hobby?
Leggo molto, scrivo, faccio lunghe passeggiate col cane..

Molto bene. Direi che è tutto. La chiamerò prossimamente per farle sapere”
“D’accordo grazie mille

Birretta?  Offro io?

altro giro
[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row] [vc_row][vc_column width=”11/12″][vc_column_text css=”.vc_custom_1568463331100{margin-bottom: 0px !important;}”]Iniziare di tutto, ma non finire mai nulla. Si esatto, credo che lasciare tutto a metà possa essere un’arte.

Credo anche che la mancanza di ambizione, cosi come l’eccesso, siano difetti.

Ma non l’ho sempre creduto eh.

Non sono una persona ambiziosa’, l’ho sempre detta con una nota di pregio. Come se questo mi salvasse. Vedevo i miei amici, farsi il culo, per loro o per volere dei loro genitori. Laurearsi perché, ‘La laurea serve’. Tralasciando il discorso sociopolitco secondo il quale non c’è lavoro per i laureati perché sono troppi, ecc..

Ma laurearsi per cosa? Per fare un lavoro che fosse sopra a quello dei ‘non laureati’. Non posso fare il barista a vita. Non voglio fare la commessa.

Ma perché?!

Forse per questo non ho mai continuato gli studi, né ho mai avuto ambizione. Ho sempre visto il lavoro, semplicemente come un lavoro.

Otto ore mie, equivalgono a otto ore tue. Serve semplicemente perché serve.

A tal proposito sarei curiosa di sapere quanti di quelli laureati, che fanno un lavoro trovato per laurea, sono più soddisfatti e felici di quelli che non lo sono. E viceversa.

Una volta ho visto un monologo di Steven Spielberg, nel quale diceva che i sogni non sono cose che ti sogni e poi accadono. Non ti appaiono all’improvviso davanti urlandoti, ‘Ecco quello che sei e che dovrai fare per tutta la tua vita’. No.  I sogni sono piccole vocine, piccoli istinti dentro di te, che a volte sussurrano e altre tacciono. E sta a noi saperle ascoltare e soprattutto interpretare.

Ma si, quindi quando sarà ora capirò cosa vorrò essere da grande. Saprò quale sarà la mia ‘vocazione’.

MA NON E’ VERO UN CAZZO.

Io sono grande ora, e non ho capito nulla, anzi.

Quando andavo a scuola ero brava a scrivere, mi è sempre piaciuto. Pesavo già all’epoca 50kg quindi sognare di fare la ballerina non mi pareva il caso, ma la scrittrice.. beh quello potevo sognarlo si. E ho sempre scritto.. il diario, le lettere, i post..

Amo quello che scrivi’. Grazie 🙂

Ti va di scrivere qualche articolo per noi?’. Oddio dite davvero?! Certo!

Dovresti aprire un blog!’.

Allora forse davvero dovrei pensare di scrivere seriamente.

A volte sono la, con il mio pc, il mio calice di rosso e tutto sulla tastiera scorre da solo, non mi accorgo del tempo che passa, non mi accorgo di nulla intorno, finchè non premo ‘INVIO’. Altre passo mesi ad aver mille pensieri e non essere in grado di buttar giù nulla, pensando siano una marea di stronzate generate dalla mia testa e che nessuno vuole sentire. Altri ancora tabula rasa.

No non dovrebbe essere cosi. Uno scrittore è uno scrittore. Se fossi brava saprei cosa scrivere. Se fossi brava qualcuno si accorgerebbe di me magari. Naaaaah!

Meglio tornare alla vita normale.

E le foto? Ho sempre amato le foto, fin da piccola. Avessi potuto avrei immortalato qualsiasi cosa.

Bellissime foto, mi hai fatto venire una voglia di visitare quel posto.’ Grazie .

Ti mando il link per un concorso di fotografia, secondo me potresti provarci’

E fotografo, fotografo tutto. Immortalo momenti in cui mi sento felice. Immortalo angoli di vita che incontro. Lui mi lascia la sua macchinetta professionale per un pomeriggio e io mi sento come una bambina a spasso per le strade di una città nuova, ma che è sempre stata la mia in realtà. Magari dovrei fare un corso.   Magari dovrei crederci un po’ e provarci.

UUUUUUh guarda che bella questa foto. E questo fotografoooooo. No vabbè io non le farò mai così. Lasciamo perdere.

Qualcosa più fattibile per me. Pensa Miki, pensa a cosa ami fare.  Beh bere. Potrei fare un corso di Sommerlier.

No dai basta!!!

E così in loop.

Perché bisogna per forza essere bravi in qualcosa o avere qualcosa che ci differenzi dagli altri?!

Perché semplicemente non posso essere una commessa, che si fa le sue 8h al giorno per guadagnare abbastanza da potersi permettere di viaggiare, scrivere e fotografare. E bere si d’accordo..

Mediocre in tutto eccelsa in niente.[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]

“Prima mi chiedevo spesso, come potesse essere l’inferno.

E pensavo scherzosamente che potesse essere un posto caldissimo, tutto tappezzato dei nostri selfie scartati perchè venuti male. O che fosse un ‘like’ messo per sbaglio ad una foto del ‘97 del tipo che mi piace. O chessò un brufolo all’ultimo prima di un appuntamento.

Ma era giusto il tempo di un pensiero.

Ad oggi invece, credo di avere una risposta.

Penso che l’inferno sia diverso per ognuno di noi. E che nel mio, per quanto ci siamo finiti in parecchi, siamo tutti da soli.

Il mio inferno è questa stanza.

Sono le mascherine dei medici. Sono le facce dei miei amici viste solo in foto sul cellulare.

E’ dentro di me il mio inferno. Sono io il mio inferno.

E in questa stanza ci sono solo io. Quindi l’unica cosa che riesco a fare è pensare e odiarmi.

Non ho colpe mi dicono. Eppure le sento.

Agite prima che il dolore vi tocchi.’ non c’è giorno che non mi risuoni in testa questa frase, come un promemoria.

Come una tortura ormai.

Per non parlare dei ‘Perché?’.

Perché a me. Perché adesso. Perché così…

In qualche parte della mia stanza c’è, nascosta in qualche libro letto, una lista. Era la mia lista.

Quella che tutti dovremmo fare. E con fare intendo proprio ‘FARE’.

E’ una lista di tutte quelle cose che una persona normale sogna di fare in una vita intera. E’ facilissimo compilarla, così come è facilissimo sognare.

Fai qualcosa, ma poi passa tutto in secondo piano. Passa sempre tutto in secondo piano.

Le cose importanti passano sempre in secondo piano. Che stupidi.

Ecco, ci risiamo.. ancora quella frase ‘Agite, prima che il dolore vi tocchi’. Ok ho capito, basta.

Nessuno pensa mai al dolore, lo evitiamo come si evitano i panni da stirare passandoci davanti. Che stupidi cazzo.

Non esisterebbe il bello senza il brutto. Il dolore è un sentimento e in quanto tale bisogna portargli rispetto. Questa è sempre stata la mia visione della vita.

Mi hanno sempre dato della cinica, dell’insensibile.

Cinico, nell’uso comune è colui che reprime i sentimenti, qualsiasi essi siano.

Io non reprimo i sentimenti. Forse ho solo imparto a gestirli.

Ho imparato a non precludermi il bello, per paura di soffrire. E ho imparato a soffrire lasciando che il dolore facesse il suo corso.

Credo siano cose complementari, se non affronti i tuoi dolori fino in fondo allora non potrai nemmeno godere delle cose belle fino in fondo.

Questo ovviamente mi ha salvato, fino ad oggi.

Oggi non riesco più a vedere il bello, sempre che ce ne sia, dentro a questa stanza di merda.

I medici sono stati chiari, ‘Difficilmente uscirai da questa stanza, se non per andare in sala operatoria, nel caso trovassimo un donatore compatibile con te.

Nel caso eh!?

Eh si, una su centomila persone è compatibile con te. E purtroppo nessuno dei tuoi familiari lo è.

Perfetto.

Quindi l’unica possibilità che ho è una persona che vive sul mio stesso pianeta, senza conoscermi, senza sapere nemmeno che, secondo qualche disegno divino di merda, siamo praticamente gemelli. GENIALE PROPRIO.

Se fosse un donatore iscritto, l’avrebbero già trovato. Stanno solo temporeggiando.

E io nel frattempo cosa posso fare?

Nulla.

Prima potevo.

Agite prima che il dolore vi tocchi’ BASTA BASTA BASTA HO CAPITO,  HO CAPITO COSA VUOL DIRE.

Ma sono una cogliona, ed è tardi.

Ne avevo sentito parlare della donazione di midollo, ma come tutte le cose che non toccano la tua quotidianità le scavalchi. Sai che c’è., ma nulla di più. Tanto cose così capitano sempre agli altri.   Che stupida.

E adesso sono qua, ad aspettare e sperare che questa persona ne senta parlare e non la scavalchi come ho fatto io.

Ma perché dovrebbe se nemmeno io l’ho fatto!?

Se non è l’inferno questo…

Chissà dove sarà la mia bucket list.

Che stupida.

Dovevo agire, prima che il dolore mi colpisse.”

 

A te, Giorgia.

Oggi e sempre.  Perché per cento ragazze di 23 anni che muoiono così, ce ne devono essere almeno il triplo come ma, che combattono ancora per loro.

Vent’anni, un fidanzato, instagram, i selfie.. siamo tutte Giorgia.  Ma se state leggendo questo, allora vuol dire che voi avete ancora una scelta. Fatela. Informatevi. QUI E ORA.

 

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