Andalusia II (Granada, Estepona, Cadiz)

Dov’eravamo rimasti?

Ah si, il risveglio dai tetti di Cordoba. (QUI)
Mi sono stiracchiata assieme a Cordoba, ho raccattato i miei bagagli, salutato le coinquiline scambiandoci un poco credibile

«Scrivimi se passi per Padova, io ti scrivo se passo per la Virginia»

e via di nuovo.  

Due ore di autostrada nelle quali a farmi compagnia c’era il costante rumore della pioggia che non dava tregua (Costa del sole eh?!), ma anche le mie playlists e le mie multiple personalità, in pratica pareva di essere Alanis Morriset nel video di Ironic

Immagine di E non è ironico... non crediMi sono fermata poco prima di entrare in città per fare tappa colazione, non solo per la vitale necessità di assorbire caffeina, ma anche perché avevo l’altra vitale necessità di capire dove lasciare la macchina a Granada, prima che fosse tardi; seconda città più grande dell’Andalusia, e memore dall’ansia di Siviglia, non me la sentivo di lasciare che il mantra della giornata fosse: Memento Auder Semper… mi serviva una certezza per i prossimi due giorni.  

Granada meglio di Siviglia ma peggio di Cordoba per i parcheggi, quindi, come la peggiore turista del mondo sono andata diretta in un centro commerciale dove, per la modica cifra di 30€, ho potuto abbandonare in tranquillità l’auto.
Tempo di raggiungere l’ostello per lasciare la valigia e fuori subito.
Avevo una tabella di marcia pienissima, non avevo tempo da perdere.
La cosa che volevo visitare per prima, a parte chiaramente l’Alahmbra, attrazione principale della città in programma però per domani,
era vedere la fondazione di Josè Guerrero, che si trovava a men 3 minuti a piedi dall’ostello.  Fondazione Josè Guerrero Granada

L’ho visitata, mi sono ovviamente innamorata della vista (motivo per cui ero andata tra l’altro, perché di per sé di arte non ci capisco un cazzo), e sono uscita.  

 

 

Bene, il mio programma della giornata si concludeva lì

Non avevo nessuna voglia di seguire programmi, né di omologarmi ai turisti in fila, avevo bisogno di capire la città, di viverla un po’…volevo solo camminare, nel caso non lo avete capito già dalle prime due città visitate. E così ho fatto.

Pochissimi parcheggi, ma tantissimissima gente, per strada e nei locali.
La città non è grande quindi due giorni mi sono bastati e avanzati per visitarla tutta. E mi sono bastati anche per capire che Granada è una splendida città del Marocco.  Granada
E infatti a pranzo ho mangiato un kebab, perché è sembrata la cosa più tipica, per poi camminare senza sosta fino alle 21 per riuscire a digerirlo.  

Sono tornata in ostello solo la sera, dopo aver camminato senza sosta tutto il giorno per la città. Aver visto praticamente tutta la città ed essere passata per alcuni posti almeno un paio di volte.
E lì in ostello ho conosciuto le mie nuove coinquiline, una signora cilena sulla cinquantina con i capelli arancioni, che ascoltava a volume altissimo musica di dubbio gusto e che quando sono uscita dal bagno mi ha fatto leggere dal traduttore del suo telefono:

«Sei fortunata perché ho dimenticato il mio!»
Ero perplessa.
Il mio che?
IL CARICABATTERIE! 

Mi aveva fregato il carica batterie mentre ero in giro.
Ah beh dai, n’amo bene! 

L’altra coinquilina invece, ragazza di Tenerife, molto dolce e a modo, il cui sogno è venire un giorno a visitare l’Italia e le uniche due parole (quattro in realtà) che conosceva, se messe vicine formavano circa due combinazioni diverse di bestemmie.
Chiaramente imparate a Londra da nostri connazionali che tengono sempre alta la bandiera delle tradizioni.   Granada panorama

 

Granada , 18/09/2023 

17€ di colazione. Diciassette sì. Ma ne sono valsi la pena.
Ho fatto il carico di zuccheri perché la giornata lo richiedeva. Avrei smaltito camminando.
Non avendo un itinerario definito per la giornata (che tanto anche lo avessi avuto ormai avete capito che non sarebbe stato seguito), l’obiettivo sarebbe stato camminare senza meta per la città (strano!), cercando di scoprirla nell’unico modo che conosco, e che uso per far mie le città, perdermi.  Realejo Granada

Ho camminato tanto e in salita, perché non so se lo sapete ma Granada è la San Francisco dell’Andalusia.  

Avevo prenotato la visita all’Alahmbra nel tardo pomeriggio, per godermela con le luci del crepuscolo. Sempre splendide idee che però poi hanno sempre qualche falla. Come in questo caso, che non avevo considerato il fatto che al tramonto sì è splendido da visitsare il Generalife… ma non correndo per paura di rimanere chiusa dentro! 

Palazzo magnifico che vale da solo l’intero viaggio in Andalusia.
Consiglio di prenotare con largo anticipo la visita vista la quantità di turisti che ci sono ogni giorno. Dalle foto sembra non ci sia nessuno, ma vi risparmio la storia di quanto tempo ho dovuto aspettare per trovare il momento giusto!

Alhambra Alhambra Granada

 

Estepona, 19/09/2023 

Allora.. Io non so quanti di voi abbiano letto il mio racconto sullIslanda, ma comunque il quel viaggio mi ero ripromessa che mai nella vita mi sarebbe capitato di vivere l’emozione di restare senza benzina in mezzo al nulla cosmico.  E invece no. 

Sono partita da Granada serena, con una nuova energia, non vedevo l’ora di lasciare un po’ di quella cosmopolinità e farmi un po’ di vacanza, un po’ di mare (chi mi conosce starà storcendo il naso sapendo che io e il mare non siamo mai andati d’accordo, ma oh..è andata così, non so perchè!). 
Benzina ne avevo, sicuramente per i km che dovevo fare mi sarebbe bastata diciamo. Per i km ordinari si, ma per i 45minuti di coda non prevista no.
Non so se nella vita abbiate mai provato quella sensazione di terrore di chi si accorge che l’autonomia segnata sul display non si avvicina minimamente a quella necessaria per arrivare, non dico a destinazione, ma almeno al benzinaio più vicino.. Ecco io non ero vicina né a destinazione, né al benzinaio più vicino, non ero vicina manco all’uscita dell’autostrada. 
E anche lì come in Islanda ho avuto modo di ripensare a tutta la mia vita. A quanto siamo abituati a dare per scontato le cose, a quanto ti accorgi che ti manchi qualcosa solo quando la perdi, va beh cose così insomma.Estepona
Chiaramente poi sono arrivata al primo benzinaio aperto, perché l’autonomia che ti segna la macchina non è mai quella reale, è giustamente tarata in maniera inversamente proporzionale sulla stupidità delle persone.

E intanto però…si iniziava a sentire aria di mare.
Estepona era esattamente quello che mi serviva. Sono felice di averla scelta!  

Avevo necessità di un paese piccolo, sul mare, dove mangiare pesce, vedere pochi turisti, conoscere la vera Spagna.  

E’ un piccolo paesino sul mare. Il centro è un classico borgo spagnolo, fatto di strette viuzze rivestite di fiori colorati su pareti bianchissimissime.  

Credo di averlo visitato tutto in circa 25 minuti, aspettando che la mia stanza fosse pronta.  

Sentivo il bisogno fisico di mare, e non so perché considerando che io e il mare (da quando nel 2017 ho iniziato a soffrire di melasma) non andiamo più molto d’accordo. Probabilmente perché ero distante da casa, senza nessuno di conosciuto dal quale dovermi nascondere, senza orari, senza vergogna… potevo respirare.

Forse memore del viaggio nel 2017 in Portogallo, dove ci fermammo due giorni di più a Lagos rispetto a quelli preventivati dal programma, perché innamorati di quella piccola città sul mare.  

Ma questo non è il 2017, questo non è il Portogallo e io non sono più quella persona.  

Alle 14.30 ero in spiaggia, già distesa sul mio asciugamano.

Studio Aperto perdoname por mi vida loca 

Ero lì, senza orari, ne programmi.. Non avevo motivo di tornare in ostello. Dovevo resistere. Dovevo riuscire a rilassarmi. Ci riescono tutti al mare, una volta ci riuscivo anche io, non vedo perché non riprovare.  

Non si può scappare per sempre dai propri pensieri.

Prima o poi te devi fermà! 

Ti devi annoiare.

Devi stare.  

Elabora. Ascolta. 

 

Così ho provato. Per ben 4 ore sono rimasta nel qui e ora. 
L’unico desiderio che avevo per la giornata era godermi una cena di pesce fresco in un posto di mare come quello. Quello era l’unico programma che avevo per Estepona
Alle 18 ho ripreso conoscenza in spiaggia, ma solo perché la marea si era alzata fino a toccarmi i piedi. Stavo bene!
Mi sono presa il tempo di capire in che anno fossimo e anche di godermi un po’ di quella Golden hour… dopo una vita che la evitavo pensando al male che mi avrebbe causato tra macchie e ricordi d’infanzia.  

Il resto della serata è scivolata come da programma, anzi forse è il caso di dire meglio, soprattutto quando finita la doccia ho sentito nell’aria la voce di Chet Faker. 

 Chiaramente non la potevo ignorare, così l’ho seguita… arrivava dalla terrazza del bar sul tetto dell’ostello (forse uno degli ostelli più fighi mai visti). 

Beh..wow! 

La terrazza era pazzesca, il tramonto da lì era pazzesco, Chet faker è pazzesco ma questo spero tu lo sapessi già.  (guarda QUA) 

Quindi niente, mi sono presa una sangria, mi sono seduta a gambe incrociate in uno dei divanetti e ho provato a godermi quel tutto.  

Ad un certo punto si è seduta accanto a me una ragazza tedesca e abbiamo chiacchierato un sacco. Si è unito poco dopo anche il suo ragazzo… e dopo di lui anche un altro paio di persone.  

Uno di quei momenti in cui non ho mai guardato l’ora per vedere quanto mancasse. Mancasse a cosa poi? Alla cena? All’ora successiva? A domani? Alla prossima tappa? 

Ma quanto è difficile viversi sto «qui e ora»? 

Quanto è difficile dare dignità al momento presente, al giorno che stai vivendo, in qualsiasi circostanza tu ti possa trovare, qualsiasi emozione tu possa provare, senza pensare sempre al momento successivo… è così difficile a volte, soprattutto quando hai la consapevolezza che nella vita non ti manca nulla.  

E allora cos’è tutto sto strascico di mal d’Essere che ci tiene perennemente al guinzaglio? 

Dopo aver salutato tutte quelle nuove persone, sapendo che probabilmente nella vita difficilmente le nostre strade si sarebbero rincrociate ancora, mi sono avviata verso la famosa cena di pesce che avevo in programma.  

Prima però mi sono fermata a guardare il sole un attimo prima che tramontasse sul mare (la blue hour come la chiamano i fotografi). Spettacolo fantastico, e nonostante questo sentivo ancora qualcosa tirarmi indietro.
Ho visto tramonti sull’Oceano, tramonti in mezzo ai ghiacciai in Islanda, nel Gran Canyon, un tramonto assurdo visto per caso dopo essermi persa nelle Dixie Mountains… E allora, cos’è che mi aspetto di sentire? Cos’è che mi aspetto e basta? 

C’era qualcosa, ma non riuscivo a metterlo a fuoco. Continuavo a fare foto, cercando la foto perfetta, ma il sole continuava a scendere e il cielo a cambiare colore ogni secondo, quindi quale sarebbe stata la foto perfetta? Probabilmente quella non fatta. Quella fatta semplicemente guardando.  tramonto Cadiz

Perché volevo la foto perfetta? Perché continuavo a mandarle ad amici e parenti o a pubblicarle su instagram?  

Poi però ho realizzato. Forse per la prima volta in vita mia l’ho ammesso.  

Mi sono fermata, fermata davvero, e tutto scorreva al rallentatore… Ho sentito la gioia per aver preso il coraggio di ascoltarmi e il terrore per la risposta che mi stavo dando. 
Mi sentivo sola. 
Sentivo di non dover più fingere di essere una wonder woman indipendente che viaggia sola e fa cose fighe da sola, senza bisogno di nessuno. 
Ero sola. E non mi piaceva.
Non ero obbligata a fingere di essermi divertita un sacco in quel viaggio, di aver visto cose pazzesche, di essere felice, grata e invidiata. 

Mi sentivo sola, e triste senza un apparente motivo. Ma non me ne vergognavo.  

Non me ne vergogno nemmeno ora che lo sto rivivendo scrivendolo. Lo so che queste cose non andrebbero dette, tantomeno sui social perché non fa figo, i social sono nati solo per far vedere il bello, le parti vulnerabili, le difficoltà, le parti difettate non le vuole vedere nessuno, non sono glitter. Beh non mi interessa, e questo è quanto!
Non è una colpa, non è un difetto, a volte capita e basta! 

Sono Millenials anche io, sono figlia della generazione del ‘La felicità è reale solo se pubblicata’ 

Invidio quei pochi sopravvissuti che ancora ti rispondono «Ah no io non ho i social» perché sì, a volte non sono informati su cose fondamentali tipo la storia del vestito nero/oro che girava anni fa, ma hanno scampato dei disagi non indifferenti in compenso.  

Hanno schivato l’evoluzione di quella sensazione di essere invisibili al mondo se non pubblichi dove sei, cosa stai mangiando, ascoltando, leggendo. Non c’è invidia, non c’è giudizio, non c’è bisogno di dimostrare.  

«Riusciresti a fare un mese senza pubblicare niente o senza entrare sui social?» 

Me lo sono chiesta spesso ultimamente, almeno inconsciamente, infatti quel malessere era in sottofondo… era camuffato da ansia, da panico, perché il cervello (come fa sempre) elabora tutto, che tu te ne accorga o meno. 
E questi sono i risultati. 
Niente arriva per caso, e di sicuro il mio cervello non è programmato per lasciar passare facilmente.   

E a proposito di lasciare passare…  

Nel tornare all’ostello dopo la cena, sono passata a controllare l’auto nonostante non fosse necessario stavolta, e niente… nessuna multa, in compenso però tutto il parafango davanti era completamente sfregiato.  

Danno davvero impossibile da non notare. E altrettanto difficile da non notare mentre lo fai… Credo me ne sarei accorta se con la macchina avessi pomiciato con un albero strusciandomici addosso. Non ero stata io, sicuro.
Panico. 
La partenza l’ultimo giorno sarebbe stata alle 9 del mattino e l’apertura dell’autonoleggio alle 7. Due ore per capire come procedere con l’assicurazione, sporconare per la franchigia e arrivare in tempo in aeroporto. 
Va beh, avevo ancora un giorno davanti da usare al meglio, tipo rimuginandoci sopra.  

CADIZ, 20/09/2023 

 Giornata da incubo oggi!
E io che credevo di aver vissuto il peggio nel viaggio di ritorno dall’Islanda.  

Sono arrivata in spiaggia intorno alle 12, contando di rimanerci per almeno un paio d’ore, tanto per riempire la giornata, soprattutto considerando che l’ostello che avevo preso solo per passare la notte (memore della nottata in macchina passata a –5 a Reijikiavik) era a circa due ore di strada, e come ho detto dovevo solo passarci la notte e svegliarmi alle 5 per riuscire a lasciare l’auto, risolvere il problema pomiciata con albero e prendere in tempo l’aereo di ritorno.  

Invece il paio d’ore in spiaggia che avevo previsto sono diventate senza accorgermene quattro, il ‘leggero colorito d’orato’ che prendo di solito dopo qualche ora di sole è diventato un’ustione, una brutta ustione… mai ignorare i consigli di Studio Aperto! 

cadiz costa del sol

In tutto ciò non avevo bevuto un goccio d’acqua per tutto il giorno ed ero a digiuno.  

Prima di subito ho levato le tende e sono partita, ma non prima di aver fatto tappa al supermercato più vicino per far scorta di acqua, cibo e una crema doposole per gente che non sa stare al mondo!

La giornata era partita con un cielo turchese e un sole splendido, ma ad un certo punto, quando mancavano una manciata di minuti all’arrivo in ostello il cielo ha cominciato a coprirsi e ad alzarsi un vento fortissimo.  

L’ostello era a 25 minuti dal centro di Siviglia e a 20 dall’aeroporto (tatticamente trovato per evitare il problema parcheggio a Siviglia e per partire agilmente all’alba in direzione aeroporto), in mezzo alla campagna.  

Il paese in cui si trovava l’ostello aveva circa 5 case, ma non so se fosse la suggestione di quel cielo nero, il vento o i covoni di fieno che mi passavano davanti, a me sembrava disabitato…
Arrivata di fronte al cancello dell’ostello ho capito che non era esattamente un ostello, ma piuttosto una via di mezzo tra un campo rom e una comune.  Inizialmente in cuor mio speravo di essere nel posto sbagliato e che qualcuno me lo avrebbe detto. Invece era il posto giusto.
Ad accogliermi nella corte dell’ostello (ex casa di campagna) oltre ad un odore acre fortissimo mai sentito in vita mia che assomigliava ad un mix tra salamoia e olive marce, c’era una variegata fauna locale, di soli uomini, di età compresa tra i 45 e i 60 anni, intenti a fumare tabacco e a mangiare scatolette di tonno… Oltre chiaramente a squadrarmi. 

Beh bene dai.  

“Devo solo dormirci!” 

A tal proposito, il letto assegnatomi era quello sopra in un letto a castello, in una stanza mista (che di mista aveva poco visto che l’unica donna ero io) da 8 letti in 15mq.  
Vedendomi leggermente spaesata, uno di questi giovani gentiluomini si è fatto avanti. Un italiano espatriato lì in Spagna anni fa e solito passare un paio di mesi l’anno in quest’ostello per rilassarsi (“o magari hai ucciso qualcuno e ti stai nascondendo eh?”)
Dopo un paio di convenevoli, questo gentile personaggio di nome Luca dice qualcosa in spagnolo rivolgendosi alla responsabile dell’ostello (anche lei dipendente dal traduttore di google per interfacciarsi con i non local). 

«Le ho chiesto se avesse una trapunta in più da portarti perché stanotte farà molto caldo ma, vedi lassù? (indicandomi un condizionatore posizionato esattamente a 20cm sopra il mio cuscino) lo accenderanno e tu avrai molto molto freddo» 

Ah. Che gentile.  

Era stato davvero carino, io però continuavo a pensare che quella coperta l’avrebbero usata per arrotolare il mio cadavere più facilmente.
«Grazie mille, sei stato davvero gentile. Posso chiederti una cortesia invece? Ho visto che c’è un altro letto vuoto in stanza, vedo che è da fare ma posso arrangiarmi a farmelo.. Ma essendo in basso lo preferirei, sai domani ho la sveglia molto molto presto e vorrei fare meno casino possibile per non disturbare voi che dormirete.» 

«Guarda tesoro chiedo, io però  ti do un consiglio, se ti dice di sì io fossi in te farei prima a spostare proprio tutto il materasso sai… E non mi far dire altro su quel letto va là (risatina scuotendo la testa)»  

Oddio, in che senso?
Cos’è successo in quel letto?
E’ morto qualcuno?
Devo vaccinarmi?

Va bene come non detto, mi tengo il mio letto alto a soppalco e con l’aria sparata a palla in faccia, mi sentirò per una volta come Beyoncè.  

“Devo solo dormire e alle h.5 scappo”

Si, dovrò anche solo dormirci, ma sono le 18 del pomeriggio!
Il mio cervello, maestro della nobile arte dell’overthinking è partito con le peggiori intenzioni. 
‘Con il condizionatore sparato a 20cm morirai di freddo, sempre che tu non muoia nel frattempo in altri modi. Loro andranno a letto tardissimo e tu non riuscirai a chiudere occhio, sarà una di quelle notti che sembrano non passare mai… Vuoi vedere che alla fine la notte da incubo in Islanda non è stata poi così male in fondo…’ e via così.  

In ogni caso, in mezzo a tutti quegli scenari, una cosa era certa.. Avevo alle spalle una giornata di mare e insolazione, necessitavo di una doccia. 
Il bagno tutto sommato era un bagno normale, ne avevo visti di molto peggiori, e nessuno mi aveva fatto allusioni su eventi accaduti lì dentro, quindi, se non consideriamo il mio cervello che non mi ha dato tregua nemmeno lì, direi che la doccia è stata ok. Il colore della mia pelle un po’ meno, alternavo la sudorazione ai brividi.  

Nel frattempo i vestiti e tutte le cose che avevo parcheggiato nella stanza vicino al mio letto si erano impregnati di quell’odore acre, e le mie narici con loro. Era insopportabile. 
Ok la doccia era fatta. E adesso? 

“Devi solo dormirci”

Si ho capito ma sono le 18.30, c’è ancora luce, non posso andare a letto adesso.’ 

 E quindi nulla, ho fatto l’unica cosa che potevo fare per cercare di occupare quelle ore e per fermare quell’ondata di catastrofismo e ansia che il mio cervello continuava a diffondere, ho guardato un paio di puntate. 
N
on hanno funzionato.
Non riuscivo a concentrarmi. Non mi sentivo a mio agio, per niente. Non ero tranquilla, so che potrebbe sembrare assurdo ed esagerato, so anche che il nostro cervello è in grado di distorcere la realtà molto bene e farci provare quello che vuole.. Ma davvero c’era qualcosa di inquietate in quell’aria, e non era solo quell’odore terribile.
Qualcosa dentro di me continuava a ripetermi ‘Non riuscirai a dormire, non è un bel posto quello, vai via finché c’è ancora luce.
Ma via dove? Continuavo a cercare su booking posti vicini dove poter scappare, ma costava tutto una follia, davvero una follia per una notte. Per un po’ ho alternato la puntata a quella ricerca spasmodica.  

Fino a che ho preso una decisione. Basta!  

O vai o rimani e ti metti buonina.’ 

Vado!
Sono riuscita a trovare l’unica stanza disponibile a 15minuti da lì, ad una cifra tutto sommato onesta, in un airbnb. 
Ho cliccato ‘prenota’ senza nemmeno un secondo di indugio, e appena l’ho fatto il mio corpo ha buttato fuori una tale quantità di respiro da far decollare una mongolfiera.  Ho raccattato tutta la mia puzzolente roba rimettendola a caso tra la borsa e la valigia, e come la peggior ladra del mondo ho lanciato tutto in macchina e sono ripartita.
Appena la macchina è ripartita mi sono sentita contemporaneamente sollevata e la peggior persona del mondo.
Non avevo nemmeno controllato dove dovessi andare. Nel prendere il telefono per controllare prenotazione e l’indirizzo, mi sono resa però di non aver controllato le mail.. soprattutto quella che diceva ‘Siamo in attesa che l’host confermi la prenotazione’.

CAZZO! 

Mi sono fermata, ho cercato di mandare un messaggio al proprietario della casa per avvisarlo che sarei arrivata nell’arco di un quarto d’ora, senza nemmeno considerare il fatto che negli orari scritti sul sito avevo ancora 8 minuti per fare il check in…sempre che mi confermasse la prenotazione!
Va beh non avevo alternative quindi ho impostato l’indirizzo e mi sono avviata. 
L’appartamento era in un palazzo immenso, all’interno di un complesso residenziale che racchiudeva al centro dei palazzi un parco, una piscina, un campo da basket, uno da padel e probabilmente altro che la luce dell’imbrunire non mi ha fatto vedere.  

Ho suonato, nessuna risposta.  

MERDA! 

Risuono. Finalmente si apre il portoncino. Alla porta d’ingresso ad accogliermi un signore gentile, palesemente stupito di vedermi, al punto da infilarsi una maglietta della salute aprendo la porta. Ho cercato in tutte le lingue che conoscevo di scusarmi per l’irruzione a quell’ora e senza preavviso. Lui non parlava una parola di inglese, ma in un mix di spagnolo/italiano ci siamo capiti. 
Assieme a lui la moglie, mi hanno subito mostrato la mia camera, portandomi degli asciugamani freschi di ammorbidente, e chiedendomi almeno tre volte se avessi fame e volessi che mi cucinasse qualcosa. Mi sembrava di essere a casa di mamma, nonostante loro assomigliassero in maniera incredibile ad Olindo e Rosa.  

No, basta ansie!  

La stanza era bellissima, nuova, tutta per me, fosse anche solo per il letto enorme e comodissimo. 
Ho mandato un paio di messaggi a mia madre per aggiornarla sulla nuova sistemazione, la risposta è stata «Si ok, ma non fidarti di persone mai viste che non conosci, chiuditi in camera. A domani, notte»
Graziearcazzo. Adesso capite la natura dei disagi?
 

Nonostante fossi decisamente più rilassata, la nottata non lo è stata altrettanto, ho dormito poco e quel poco che ho dormito l’ho usato per sognare di perdere l’aereo a causa del problema con l’assicurazione dell’auto a noleggio, o di rimanere chiusa nel parco del complesso residenziale per non aver premuto il pulsante che apriva il cancello (il mio cervello è sempre il mio fan numero uno!). In più continuavo a sentirmi addosso quell’odore nauseante, mi aveva davvero impregnato tutta la valigia e i sentimenti.
Alle 5 mi sono alzata, ma ero già sveglia da un pezzo, ho scritto un biglietto (in spagnolo) ai due gentili proprietari e sono uscita. 

Il primo scoglio era uscire senza fare casino. Fatto. 
Nel chiudermi la porta alle spalle mi sono accorta di un dettaglio sul campanello; il proprietario di casa che mi aveva accolto e salvato (da cosa non è dato sapere) si chiamava Jesus. Vuoi vedere che la chiacchierata in cattedrale era stata ascoltata?!  

Il secondo scoglio era riuscire ad uscire da quel ricco labirinto residenziale. Fatto.
Il terzo era affrontare la rogna con l’autonoleggio senza perdere l’aereo.  

Dieci minuti prima che aprissero ero già là pronta. Avevo già due persone davanti a me, ma ho aspettato pazientemente il mio turno, controllando però l’orologio ogni 30 secondi, come se questo cambiasse le cose.
Arriva il mio turno, cerco di spiegare alla ragazza il problema del danno, specificandole che non ero stata io, come se questo cambiasse le cose. 
L’accompagno fuori a vederlo, continuando sempre a guardare l’orologio.  

Ho ancora margine’  

Lei scruta la macchina, digita qualcosa sul terminale, poi mi guarda. 
Ecco, adesso mi darà una cifra fuori da ogni grazia divina e io non potrò opporre resistenza.’ 

«Guarda, io ti ringrazio per l’onesta e sono certa non l’abbia fatto tu, perché c’era già» dice mostrandomi le foto del prima.   

Ho rilasciato un’altra quantità di respiro non indifferente.  

 O mio dio grazie 
Posso tornare a casa ora? 

Sì.  E così è stato.  

Tutto quello che non ho scritto è QUI