Viaggio, non per guardare, ma per scoprire.

Scoprire che riesco ancora a stupirmi in positivo. che posso trovarmi a sorridere da sola dall’altra parte del mondo guardando un’alba che non conoscevo.

Scoprire che c’è molto di più di quanto potessi immaginare, sempre.

E poi viaggio per la paura.

Perché questo mondo a volte sa essere terribilmente crudele e tu devi imparare a starci.

Ma se lo fai da sola, a 6000 km da casa, quella paura la devi superare per forza.

E ogni volta che torno avrò una puntina in più sul planisfero e forse qualche paura in meno.

Non amo particolarmente le frenetiche città metropolitane, preferisco osservare e raccontare le piccole città nella  loro lenta e colorata quotidianità.

Islanda (parte II)

Islanda, viaggio in solitaria
(Nel caso aveste perso la parte I, eccola qui)

 Reynivellir,  13/09/2021
Giorno 5


(Come sempre, qui sopra la playlist per continuare il ‘viaggio‘)
Dopo la giornata di ieri, pensavo che il resto del viaggio sarebbe stato un vano tentativo di superarla, ma senza grossi risultati, soprattutto perché la parte sud era ormai quasi terminata, ora iniziava la risalita verso sud-est per poi addentrarsi a nord, che però, oltre a qualche rara attrazione non ha molto da offrire. O almeno così mi avevano detto. 

Beh, non posso dire che la quinta giornata abbia superato la quarta ma cavolo.. Come fa a mantenere questo livello altissimo tutti i giorni?

Prima di partire ero consapevole (perché in ogni viaggio capita) che avrei avuto qualche giornata “S”, di sconforto, stanchezza o scazzo. In preciclo poi figuriamoci.. Già mi immaginavo se fosse partita in radio “Someone like u” i singhiozzi in mezzo ai panorami mozzafiato.

E invece ancora nulla. Non voglio chiamarmela ovviamente, però.. Wow Islanda! DAMN!

Ring road Islanda

Ring road Islanda

Non è che questa giornata fosse partita proprio alla grandissima eh, anzi.

Reynivellir è un paese con 4 case, e a dirla tutta non sono nemmeno sicura sia un vero e proprio paese, ma solo il nome dell’ostello, considerato che 3 case su 4 erano loro. Ristoranti e supermercati, manco l’ombra.
E io, da brava viaggiatrice e all’alba dei 32 anni, non sono ancora in grado di organizzarmi i “pasti giornalieri” così da risparmiarmi tempo e soldi (e sì che voglio dire, sono un pensiero fisso per tutta la giornata quindi un po’ più di attenzione potrei anche dedicargliela)…
Avevo fatto spesa la mattina di ieri, “spesa”: un succo al mirtillo, un pacchetto di Tuc, uno di questi loro famosi creackers a tutti i cereali più uno e due brioche salate che però sono durate solo fino alle 11 quindi non contano. Chiaramente quello beccato ieri era l’unico supermercato che avrei incontrato per i prossimi 2 giorni quindi si insomma, avrei potuto anche fare di meglio.. Ma no, perché riflettere sulle cose quando le si possono fare a cazzo! E poi ero convinta mi sarebbe bastato, dovevano essere solo cose di emergenza. Ed effettivamente i Tuc alla cipolla oltre ad avermi creato assuefazione la sera prima, mi avevano anche salvato la cena, causa mancanza di posti dove cenare.

 

Ecco quindi, questa mattina oltre a non avere niente per preparare neanche la parvenza di un caffè nella cucina dell’ostello, dove invece tutti i miei coinquilini stanno allegramente mangiando tutti assieme, come a sottolinearmi l’ovvietà della cosa, non ho nemmeno la possibilità di fare colazione fuori, perché il “Café” più vicino si trova a circa 258km. Duecentocinquantotto. (Padova-Milano praticamente)Coffee Gilmore Girls GIFs | Tenor

quindi Niente caffè, niente cibo.
un incubo.

Mi rimanevano in auto la bellezza di tre Tuc, che mi rivoltavano talmente tanto all’idea di mangiarne ancora, che ho dovuto mangiarne almeno uno… Sì, lo so! Però ricordate:

Only God can judge me!

Jökulsárlón viaggio sola Islanda

Jökulsárlón

Prima di partire, breve capatina di nuovo alla spiaggia di diamanti per vederla alla luce del sole, chiaramente pazzescaCome anche gli iceberg in laguna con il ghiacciaio in lontananza, che ieri sera avevano dato spettacolo al tramonto. 

Jökulsárlón viaggio Islanda

Laguna di Jökulsárlón

E via in macchina di nuovo…

Due sole tappe previste per la giornata, ma niente di particolare. Diciamo che la giornata di oggi era solo “di passaggio“.

Una sedia rossa buttata là e il fiordo Seyðisfjörður.

La sedia rossa l’ho raggiunta dopo un’ora e mezza di strada, e nonostante avessi il navigatore attaccato ho dovuto testare tutta la capacità dei freni della mia auto a noleggio, perché troppo presa dal cantare “Quelli che benpensano” di Frankie hi-nrg, stavo tirando dritto. E viste le distanze islandesi, me ne sarei accorta probabilmente una volta troppo lontana per tornare indietro. 

Non mi è ancora molto chiara la storia di sta sedia rossa buttata là un po’ a caso, ma devo dire che era davvero suggestivo sedersi lì e guardare l’Oceano.
Su un totale di circa 2839 foto scattate in otto giorni, ero presente anche io solamente in tre. Ma in questo caso mi sembrava una bella foto da avere come ricordo; così ho tentato di immortalare il momento, ancorando ben a terra il cavalletto e impostando un autoscatto ab
bastanza lungo da darmi il tempo di sedermi sulla sedia ma abbastanza veloce da non dare la possibilità alle raffiche di vento di portarsi via le 1500 foto e l’ora e mezza di video fatti nei giorni scorsi. Chiaramente mi ci è voluto un poco più di tempo del solito, così ho aspettato andassero via tutti gli altri turisti e ho impostato tutto.

viaggio sola Islanda

GNE GNE

Sul più bello però che tutto era oramai pronto, è arrivata una coppia di turisti tedeschi, pronti con la loro macchinetta super tecnologica…

Sì va bhè  ma che ansia che stiate qui a guardarmi mentre faccio la foto, andate avanti voi per carità.
Danke danke” eh danke danke daje oh!

Dieci minuti di foto scattate vicendevolmente, con in sottofondo il suono dei miei sbuffi, sempre più forti ma a quanto pareva non abbastanza.
Fino a che non ha iniziato a piovigginare.
Ma due gocce non erano un problema, il problema poteva essere se le due gocce si fossero trasformate in diluvio.
Chiaramente ha iniziato a diluviare… a diluviare fortissimo!

Siamo tutti corsi al riparo in macchina. I due tedeschi hanno ripreso la loro strada mentre io sono rimasta chiusa in  auto per circa 20 minuti, aspettando qualcosa che forse avrebbe potuto non arrivare mai. Che smettesse!
Beh io aspetto fanculo! Vedi a fare del bene…

Ha smesso. E alla fine l’ho fatta. Gne gne.

Anche perché mi aspettavano 2.58h di auto per arrivare alla tappa del giorno, quindi potevo anche aspetta cincischiare un po’. Si che poi 2.58h sono diventate più di 3h e mezza, perché ogni 50 metri dovevo fermarmi per far foto.

È assurdo lo so, però davvero la Ring Road è una delle cose più spettacolari che io avessi mai visto.

Ring road viaggio islanda

Ring Road Islanda

Sono arrivata a Seyðisfjörður e ho fatto una passeggiata per tutto il paese, ci dovrei aver impiegato circa 6 minuti, 7 contando le foto alla famosa striscia arcobaleno che porta alla chiesetta del paese, 8 se contiamo il fatto che anche lì ho dovuto aspettare che tre turisti coreani finissero il loro servizio fotografico.

Non sono certa che la consiglierei, non mi ricordo nemmeno perché ci sono andata. Non è assolutamente brutta anzi, “è piccola ma carateristica‘” (cit.)… ma diciamo che piuttosto, in alternativa proporrei di andare a Siglufjörður,  sempre in un fiordo, più a nord e dove oltretutto hanno girato ‘Trapped‘, serie Netflix fichissima ambientata proprio in Islanda, campionessa d’incassi, no ok non è vero, però non è male se vi capita di guardarla.  
MA
tornando a noi e sempre per rimanere nell’ottica del “accade tutto per un motivo“, nella strada di ritorno verso
  Egilsstadir, dove alloggiavo (Tehúsið Hostel), la natura mi ha regalato un altro spettacolo, uno dei quali tra i più belli che avessi mai visto…Forse al pari del tramonto visto nella Dixie National Forest

Il secondo tramonto islandese. Tanto inaspettato quanto incredibile.
Ma questa volta non dalla spiaggia, bensì da una delle vette più alte del fiordo.


Per la seconda volta mi trovavo nel posto giusto al giusto. Ed era assurdo. incredibilmente assurdo. 

Islanda tramonto viaggio sola

Eh si..

Giorno 6
Egilsstadir, 14/09/2021

Allora io dico, se i locali alla sera chiudessero alle h.22 potrei anche capire, ma se già alle h.20 tu mi chiudi la cucina, mi aspetto come minimo che alle h.7 del mattino i supermercati o i bar ti stendano il tappeto rosso all’ingresso… Invece no. In Islanda col cazzo che aprono prima delle 10 del mattino.
E soprattutto, come cavolo è possibile che io, stanca come sono, con addirittura 15 gocce di tranquillante in corpo dalla sera precedente(sì, di questo parleremo più tardi magari!), non riesca a svegliarmi più tardi delle h.6.15? COME??

Il bar dell’ostello apriva alle ore 9, quindi quantomeno per oggi la colazione è andata, niente di che: caffè e fetta di torta, ma refill di caffe all’infinito come piace a me (quanto amo questa cosa dei refill gratis!!!).
ORA però, siccome ho imparato la lezione e qui a Egilsstadir (Netto) c’e una delle catene più grosse di supermercati (il prossimo è a 300km) mi fermerò a comprare l’indispensabile per la sopravvivenza dei prossimi giorni.
Chissà come faranno qui gli anziani, cioè voglio dire se poste, uffici, supermercati aprono dopo le 10, cosa faranno prima? Cantieri ne ho visti solo a miglia di distanza. Oddio.. Devo assolutamente scoprirlo.

E io invece cosa dovrei fare nell’attesa? Si lo so, avrei potuto comprarmi le cose ieri e partire in perfetto orario stamattina senza perdere tempo ad aspettare… BEH non l’ho fatto! Non posso crocifiggermi per questo!

…ma finché aspetto apra sto supermercato posso dire la cosa dei tranquillanti.
Boring Party GIFs | TenorEbbene si, soffro di ansia, sai che novità!
Non è che sia una cosa della quale vado fiera, ma sicuramente non è una cosa della quale mi vergogno, anzi…  E dopo gli ultimi attacchi di panico avuti, non giro mai senza gocce. Le rare volte che me le dimentico a casa mi sembra di uscire nuda.

In ogni caso, non le prendo mai, e non sono nemmeno certa che funzionino davvero, però averle sempre dietro mi aiuta. Ovviamente le ho portate in viaggio, credo siano state la prima cosa messa in valigia.
Sono partita assolutamente serena, gasatissima e totalmente consapevole del fatto che gli attacchi di ansia o panico se ti vengono mentre sei da sola a km e km da casa, in mezzo a persone che non conoscono nè te nè la tua lingua, così come arrivano te li fai pure passare.
insomma Te devi arrangià!

Ieri sera però, dopo il tramonto pazzesco (e tanto tanto freddo), dopo i 400km in auto e soprattutto dopo aver girato tre posti per trovare qualcosa di aperto per mangiare, ero veramente stanca. Felicissima eh, ma stanca! E la stanchezza fisica non perdona, soprattutto se si impossessa della mente. L’ostello era assolutamente accogliente, ma ero in una stanza di circa 5mq con altre 11 persone, una finestrella minuscola e la porta chiusa. Tutto molto Covid free chiaramente.
Sì insomma, nulla di grave, ma un po’ di ansia me la sono concessa… solo che non riuscivo a dormire. E questo non andava bene! Ho temporeggiato un po’, utilizzando tutte le tecniche in mio possesso, ma nulla.. ho dovuto cedere.  Così ho preso alcune gocZZZZZZZZ……

Lo so, mi rendo conto che questo non è ciò che si aspetta di leggere nel racconto di un viaggio in Islanda, ma così è, la vita è anche questa, anzi è brutto dirlo ma è soprattutto questa. Non è mai solo tramonti pazzeschi e strade panoramiche… Io non sono una di quelle travel blogger fighe che si porta dietro il fotografo, che nelle foto ha sempre l’outfit giusto, la luce giusta, che fotografa perfettamente ciò che mangia, che scrive tutto sul suo mac e che al ritorno fa del suo racconto una guida perfetta. No, io mi vesto a cazzo, e mangio forse peggio, ho imparato da poco ad usare l’autoscatto e non darei indicazioni nemmeno a turisti nella mia città… E l‘ansia la porto dietro.
L’ansia non sta a casa, non da tregue, l’ansia te la devi fare amica e viene con te, sempre.

OH, nel frattempo hanno aperto il supermercato!!!

Comunque spesa fatta. Come ho detto, solo l’essenziale.
Smarties, fonzies, una bottiglia di succo Ace e il resto in Goleador.

No scherzo, ho fatto una vera spesa stavolta e dovrei essere a posto anche per le prossime due cene (pasta, e sugo pronto! Ehi, ricordate, only god can judge me!) e la colazione di domani mattina(due brioche alla crema), acqua, il caffè e il latte.

Ah si, più qualcosa da mangiare a pranzo, che però è durato solo fino a 20 minuti dopo la partenza.. Anche perché erano le h.11.30. E me ne sono anche praticamente subito.


Un’oretta di macchina per arrivare al Studjil canyon, parcheggiare al parcheggio quello più lontano (vi lascio le coordinate 65°11’21.0″N 15°15’01.0″W perché altrimenti arriverete all’altro parcheggio, quello che vi farà vedere il canyon dall’alto, bellissimo, ma niente big likes su Instagram se andrete li, quindi beccatevi le coordinate!).
La strada per arrivare al parcheggio è lastricata di buche e sassolini (come la vita!), che schizzerano evriuer ogni volta che qualcuno più ricco di voi con un 4×4 vi passerà vicino… A me spaventava solo bucare, perché per le ammaccature da sassolini ero assicurata, mentre non avrei avuto nessuna voglia di mettermi a guardare un tutorial su come cambiare una gomma forata.

Una volta arrivata al parcheggio ho mollato giù l’auto e ho iniziato a pentirmi di aver mangiato quello che doveva essere parte del mio pranzo. La camminata è di circa un’ora a passo svelto, o un’ora e mezza a passo “Uh guarda che bella quella roccia, devo fotografarla, e quella pecora!? Nooo vabbè e quel ruscello?!”.
sali scendi continuo, lungo ma fattibilissimo. Ovviamente ripagato dal canyon finale…

viaggio Islanda Studjil canyon

Studjil Canyon

Andare fino al punto più basso del canyon non era molto consigliabile vista la quantità di acqua scesa nei giorni precedenti, la corrente e ovviamente il fatto che le rocce lì fossero molto molto mooolto scivolose, un solo passo falso e la tappa successiva della giornata sarebbe diventata la Groenlandia, a nuoto. Ovviamente ci sono andata. Tanto se mi succede qualcosa mica sono da sola in mezzo ad un canyon in mezzo ad un isola in mezzo all’Oceano…

Ne sarebbe comunque valsa la pena!

Il problema era che mezza giornata, e anche più, mi era ormai andata via per questa tappa, ma ne  rimanevano parecchie altre… A parecchi km. Quindi un po’ di pressa al culo ho dovuto metterla.

La seconda tappa: Dettifoss (Cascata. N’altra? Eh si.) meritevole la visita!

Dettifoss Viaggio Islanda

Dettifoss

Viti (cratere diventato lago) non meritevole di visita, o almeno per me. Non me ne vogliano quelli che lo hanno apprezzato

Grjótagja (grotta bellissima, diventata famosa per una scena del trono di spade…♫ Tanta taratanta taratanta taratanta ♫  dove Giovanni Neve ha fatto il monello con la rossa della quale non rimembro il nome.

grjótagja islanda viaggio

Grjótagja

 

Sicuramente suggestiva da vedere.
La grotta, non la scena di Got.

Il lago Myvant, se vi piacciono i laghi e i moscerini è il posto che fa per voi. (”Wow grazie, sei stata esauriente nella descrizione!”)

A parte queste tappe che, alla fine, sono riuscita a vedere con calma(…), il lago e i dintorni sono tra i posti più gettonati dove vedere l’aurora…
Vista la giornata limpida e il mio classico culo, chiaramente io NON l’ho vista. In compenso però sono abbastanza sicura di aver preso una multa, due, se contiamo quella che il noleggio mi ha appena notificato per non aver pagato il parcheggio a Pingvellir (mica avevo visto che si pagava checazzo, nel link CONSIGLI vi spiego come evitare.) 700kr piu 2500kr di notifica, 22€ circa quindi tutto sommato bene, ma quella (o quelle) per eccesso di velocità saranno un vero bagno di sangue(circa € 600)… Mi aspetto la notifica a giorni. CHE Ansia!

Viaggio Islanda sola

La strada per l’ostello

Serata passata in una poltrona dell’ostello, che non era un ostello ma una vera e propria casa di campagna adibita per gli ospiti, con tanto di stalla e bilancia in bagno (…Ignorata!!).

Mi sono cucinata la mia pasta che a occhio (perché la bilancia a differenza del bagno, non c’era in cucina) sarà stata almeno 500gr.
Sì, ero stanca ed affamata.

Anche per la colazione sto giro ero preparata, avevo il mio caffè e le mie brioche alla crema (comprate il giorno prima!) che poi si sono scoperte essere al prosciutto e formaggio (perché metterle vicine a quelle al cioccolato mi chiedo io?), ma problema irrilevante, perché a colazione non si guarda in faccia a nessuno.

Doppia moka (go hard or go home!) su vista alba mozzafiato e via di nuovo…

 

Giorno 7

Húsavík e dintorni, 15/09/2021

Prima tappa Godafoss, la cascata di Dio (aridaje n’artra cascata!).

Godafoss Islanda viaggio

Godafoss

Molto bella sicuramente. E sempre molto a prova di turista.
Vorrei dirvi che l’arcobaleno è stata una botta di culo pazzesca, ma no, c’è praticamente sempre in base al sole, quindi vai di big likes.

Seconda e praticamente ultima tappa del giorno, ed infatti sto prendendo tutto molto più lentamente dei primi giorni… E con lentamente intendo non più dei 90km/h (madonna che ansia se penso alla multa!), è Akureyri.
Seconda città più grande e popolosa dopo la capitale.
Mi sono concessa il lusso (prima di mangiare aria e acqua per la multa!) di pranzare con la cosa più economica che avessero in questo ristorante, ovvero indovinate un po’: Zuppa (sempre accompagnato da pane al burro, sia mai!). Basta hamburger mi escono dagli occhi. Invece le zuppe ci stanno sempre.

Un giro veloce ad Akureyri per smaltire la zuppa, anzi a dir la verità per farmela andare di traverso dopo essere riuscita a spendere la bellezza di 27€ per 4 matite a forma di orca (stupende!), 4 penne e un portachiavi. VENTISETTEURO!
In pratica l’equivalente di quello che avevo risparmiato per la cena di ieri e la colazione… Che già sommato all’ipotetica multa fanno un altro viaggio praticamente. Brava, davvero!

Comunque dopo un km e i 27€ sul groppone direi che Akureyri scusa, ma possiamo anche salutarci qua!

ring road islanda viaggio

Posti brutti e dove trovarli

Avrei anche voluto optare per un whale whathing tour a Husavik (altra citta’ grande a pochi km da Akureyeri), ma non essendo la vista delle balene certa (che comunque avevo già visto a Monterey in California) ed essendomi anche stata sconsigliata la visita a Husavik, ho optato per il riprendere l’auto ed andare direttamente verso l’ostello, sempre godendomi il tragitto sulla Ring Road, a non più di 90 all’ora. (Oddio che ansia, non posso pensarci!).

Quasi 3h di vista mozzafiato dopo (pare incredibile lo so, eppure nonostante fossero già passati 7 giorni e non so quanti km, riusciva ancora a lasciarmi senza fiato), sono arrivata a Lauarbakki. Ridente cittadina che, stando a Wikipedia, nel 2018 contava ben 57 abitanti… E che quest’anno, Covid permettendo, immagino siano arrivati almeno a 63.

Il nulla. 

Il nulla totale. Questo alloggio non è un ostello ma un affittacamere (Guesthouse Langafit), un mini appartamento sul retro di una pompa di benzina, che è anche negozio di un milione di articoli di dubbia utilità.
In ogni caso stanza e cucina assolutamente carine e con tutto il necessario tranne una cazzo di moka, oggi che avevo il caffè non c’è la moka. In compenso però c’è una planetaria. Una  PLANETARIA?

Perché mai un ospite dovrebbe trovare più utile una planetaria anziché una cavolo di moka?
Stanno forse girando una stagione di Bake Off Iceland a Lauarbakki e io non ne sono al corrente?

Va beh. Sono comunque arrivata nel tardo pomeriggio, e nonostante odi quando sono in viaggio, trascorrere il tempo cincischiando, oggi è stato bello!

Ero la prima ospite arrivata, quindi c’era un silenzio totale. La mia stanza oltre ad essere dotata di una comodissima poltrona, aveva anche un’enorme vetrata che dava proprio sulla romantica pompa di benzina di fronte e sul vuoto cosmico che la circondava. Quanti film horror ho visto iniziare così…

Guesthouse Langafit Islanda viaggio

Vista panoramica su pompa di benzina

Nonostante questo però, tra una doccia, la scrittura e un po’ di sistemazione foto il tempo è volato.

Una giornata di passaggio sì, ma che ha comunque ‘fatto il suo’

 

Giorno 8
Lauarbakki, 18/09/2021

Al mio risveglio la pompa di benzina era ancora là, e anche il vuoto intorno, anche se faceva molto meno terrore.

Ho fatto colazione nella cucina a disposizione, facendo il caffè in uno di quegli aggeggi che usano gli americani, con il filtro che sbrodola acqua sporca nel contenitore sotto. Un caffè americano insomma, che per farne uno normale nostro devi berne almeno 6 litri.

Pipì preventiva prima di uscire (che non si sa mai) e via. Di nuovo!

In realtà non avevo grandi mete per la giornata, a parte due o tre tappe facoltative; nel senso che, come accennavo, la parte nord ovest non offre molto.. Ma se vuoi fare il giro dell’isola devi per forza passarci quindi qualcosa da guardare lo devi trovare. Non si trova molto però ecco. 

Kirkjufell viaggio Islanda

Kirkjufell

Ero nei dintorni di Snaefellsnes, ma di farmi 5h di auto per vedere le 2/3 cose che la penisola aveva da offrire non avevo molta voglia.. Quindi ho fatto tappa nelle tre che più mi interessavano, e così ho un po’ ristretto i tempi.

Prima tappa il monte Kirkjufell, una semplice cascata piccolina (rispetto alle altre) che però ha alle spalle sto monte (“Sto monte!” Alberto Angela sarebbe così fiero delle mie accurate descrizioni!). Come si chiama il vostro PENE? - DaiDeGas Forum

Bellissimo eh.. Ma niente che non sia già stato visto finora.

 

Seconda tappa la chiesetta nera di Budir

Tra tutte le cose del giornOHMIODIO HO SOLO 169KM DI AUTONOMIA!? MERDA!

Ebbene si. A poco meno di metà serbatoio mi è salita l’angoscia… Sapevo che avrei dovuto far rifornimento da quel benzinaio incontrato prima, anche se ero a più di metà serbatoio, ora il prossimo chissà tra quanto sarà.

Infatti ero esattamente a metà strada tra il benzinaio prima o quello dopo. Quindi era irrilevante quale scegliere, dovevo solo sperare di arrivarci. 

In strade ordinarie, 160km mi sarebbero bastati e avanzati, ma in strade islandesi, con una mini auto che in salita ciuccia come un Hummer limousine ero tutto molto borderline.Wild | Giffetteria

Ogni km perso di autonomia era per me un cercare in che modo avrei spiegato a qualcuno il mio livello di stupidità. 

Seppur con un senso di angoscia non indifferente, sono comunque andata alla seconda tappa.. Tanto era di strada, era inutile non fermarsi, angoscia o no.

La chiesetta nera di Budir è assolutamente adorabile, e ancora di più per me che amo i cimiteri, il suo mini cimitero di fianco con ben 14 lapidi.

Budir chiesa nera islanda viaggio

Budir

Dopo essere riuscita, senza dover spingere l’auto o implorare qualcuno, a far benzina, ho raggiunto anche l’ultima meta.. Che non era assolutamente nei piani.
Ho solo avuto un’illuminazione mentre guidavo. L’illuminazione era: “Com’è che non ho ancora visto nemmeno una foca?“.
Così ho cercato dove potessero essere, e casualmente una delle due spiagge dove vederle era a pochi km…
Ytri Tunga Beach

 

 

Quindi mi sono diretta lì e mi sono goduta per un po’ lo spettacolo di queste (quattro) foche spiaggiate a pancia in su. Non erano le sole però spiaggiate, a qualcun’altro non era andata altrettanto bene ecco.

Ytri Tunga beach

Ytri Tunga Beach

Ma oh, è natura anche questa!

 

Anche oggi sono arrivata all’alloggio molto presto, anche fermandomi per strada a fare un po’ di rifornimento per la serata e colazione (oltretutto spendendo pochissimo.Ho imparato finalmente!L’ultimo giorno!).

Fossatun Camping Islanda

Fossatun Camping Pods

Alloggio bellissimo, nonostante il bagno distantissimo.
Sono rimasta 3h seduta dentro questa mini casetta in legno,al caldo, con la musica, a scrivere un po’… Ma anche a guardare il cielo. In fondo domani sarà l’ultima sera e per quanto io mi senta un po’ provata da questi giorni, non sono pronta a tornare.

Sì mi mancano i miei mici, le mie cose, non vedo l’ora di far vedere le foto alla nonna, agli amici, e bere vino con la mia migliore amica raccontandole tutto, ma poi? Fossatun Camping Pods & Cottages - Sleeping Bag Accommodation - Fossatún, Islanda - Immagini, Recensioni, Prenotazione

Lunedì sarò di nuovo alla mia scrivania e che ne sarà di tutta questa magia? Sono davvero solo piccole parentesi che ti ritagli in una vita fatta di routine? Só che è così, e so che lo farò, ma lasciatemi per un po’ a questo mio schifo interiore, chiusa in una casetta di legno tutta mia nel nulla islandese. 

Dopo un paio d’ore di svacco e malinconia e stranamente ancoranessun segno di fame (…), avevo necessità di aria, nonostante fuori fosse ormai praticamente buio e ci fossero circa 4°.
Due passi… ne avevo bisogno, volevo fare scorta di Islanda ancora per un po’. 

Due passi che si sono trasformati in un “Ma perché non andare oltre quella collinetta di rocce bagnate e terriccio scivoloso al buio a vedere cosa c’è dietro?!“, ma certo perché no!? Mi sembra una brillante idea in linea con quelle prese negli ultimi giorni. Vai..

Sono abbastanza sicura, una volta iniziata la salita al buio, di aver sentito una voce dall’alto dire:
Si però anche tu figlia mia così mi metti in difficoltà! Damme tregua!“.

Diciamo che all’andata la visibilità (4 metri) era ancora tutto sommato più del tipo “Chissà se quello è un sasso o una pecora!” mentre al ritorno era più un “Oddio muoio! Si si adesso muoio!”.

Comunque mentre camminavo avanti e indietro, sulla cima di quella collinetta, al buio, al freddo, scoprendo che dall’altra parte in realtà non c’era nient’altro che il nulla come già potevo immaginare, un po’ scacciando alcuni pensieri e un po’ cercando di non perdere la sensibilità dei piedi, è successo! E’ successo quello che succede sempre quando non lo stai cercando.
Ho alzato la testa e l’ho vista.
Non ne ero sicura, sembrava una nuvola come tante, in mezzo ad un cielo limpido, ma si muoveva in maniera troppo strana.
Il meteo lo diceva, in caso di cielo limpido possibile aurora boreale.
Mi sembrava abbastanza improbabile… Proprio l’ultima sera? Dopo tutto quello che avevo già avuto dall’Islanda?

No dai,non mi aspetto tanto. 

Aurora boreale Islanda viaggio

Piccola, timida, ma era proprio lei.

Ho provato a scattare con la macchinetta (che tenevo sempre in tasca) e niente.. Era lei.

Era davvero un’aurora boreale!

Piccola, timida, impercettibile ad occhio nudo, ma cazzo era lei!

È stato pietrificante. Non sei preparato a questo. Cioè sì, vedere l’Aurora boreale è solo una delle tante cose che una qualsiasi persona dice di voler fare prima di morire, ma mica ci crede davvero dai.. E invece è successo.

Stavo davvero congelando, avevo perso la sensibilità delle dita, dei piedi, del naso, ma non riuscivo a smettere di cercarla. Sono stata lì più di due ore in cima a quella collina sperduta nel buio totale, mentre tutti erano al caldo ignari nelle loro casette in legno, a godermi quella piccola aurora… e brillavo.

Piccola e sperduta nel cielo sicurissimo, forse anche lei stava guardando me. Eravamo della stessa situazione.
Quando ho capito (si stava annuvolando) che non sarebbe tornata e con lei nemmeno la mia sensibilità agli arti, ho battuto in ritirata.
È stato tutto talmente incredibile che non potevo nemmeno imprecare mentre cercavo di non slogarmi una caviglia scendendo dalla collina con la torcia da piccola esploratrice sulla fronte. 

Vi risparmio i dettagli imbarazzanti di quello che ho mangiato una volta tornata in casetta mentre sfogliavo le foto appena fatte, immaginatevi solo la peggior schimicata post sbronza che vi ricordate.
Cotta e congelata mi sono addormentata vestita dentro al sacco a pelo e così mi sono svegliata al mattino.

 

Ultimo giorno

Programma? Assolutamente nessuno.
Non solo non avevo un programma, ma non avevo nemmeno prenotato un alloggio per la notte. Visto che il volo sarebbe stato il mattino seguente molto presto, perché prendere un posto per dormire? Starò a zonzo in giro. (Solo dopo ho capito perché avrei dovuto prenderlo.)

In ogni caso, sapete quando ho detto che non era possibile prendere così tanta acqua in un giorno solo? Ecco, mi sbagliavo, è possibile prenderne molta di più, molto più freddo e molto più vento di quelli presi nei giorni scorsi.

Non avevo nulla in programma, tranne una cosa che sapevo essere impegnativa da portarmi via una buona mezza giornata. Il vulcano fagradalsfjall. Attivo da marzo.

Mi era stato sconsigliato da amici di farlo in caso non stesse eruttando, perché per quanto scenografica la location, non valeva la fatica che avrei fatto. Chiaramente stava eruttando da due giorni quindi fatica o no, dovevo vederlo! Quando cavolo avrei rivisto un vulcano eruttare da vicino?

Una volta parcheggiata l’auto ha iniziato a piovere, va beh sai che novità… Pioggia, nulla di nuovo, non mi spaventava.
Per ora!

Tre sentieri, dei quali 2 chiusi per l’eruzione. Va beh vada per il C, il più lungo.

 Fagradalsfjall vulcano Islanda viaggio

Vulcano Fagradalsfjall

La pioggia non ha mai dato tregua, non solo, per tutto il percorso (e stavolta si parla di un percorso in salita, su cresta di un monte, con terreno terribilmente roccioso/sabbioso sconnesso e scivoloso) il vento era a sfavore. Quindi non solo spesso ho dovuto fermarmi per la fatica, ma anche perché il vento non faceva proprio muovere, e le gocce di pioggia a quella velocità erano quanto di più simile a delle schegge in faccia. Una piacevolissima escursione. 

Ad un certo punto i miei piedi galleggiavano letteralmente nell’acqua dentro le scarpe.
Ma ormai era fatta…

Devo dire che una volta mi sarei fermata lì dove la maggior parte delle persone si fermava per fare le foto, dove già si vedeva la lingua di lava. Vedevo tutte quelle persone in alto, sulla punta più alta del percorso in cima al monte, da dove si poteva vedere il cratere, e mi dicevo “Ma si dai, in fondo anche da quaggiù si vede benissimo la lava, perché strafare!“.

Ma l’ho fatto. Ho dovuto.
Non so cosa mi abbia spinto a cominciare quella salita, in quella situazione metereologica assurda e avversa, già sapendo che non sarei stata fisicamente in grado di farcela. Eppure dovevo farlo. Volevo farlo!

E l’ho fatto! 

Chiaramente sporconando ad ogni passo, ad ogni scheggia di pioggia che mi arrivava negli occhi, alle mani fucsia da congelamento.

avro’ mai altre occasioni per vedere da vicino Un vulcano che erutta !?

Non credo.
E sono rimasta lì per un po’, su quella cresta, a guardare quella lava rossa colare…come fosse la cosa più assurdamente pericolosa mai vista!
Fino a che non ho dovuto cominciare la discesa, e ho capito che forse la lava non era la cosa più pericolosa. Perché se all’andata il vento era contro, in discesa era a favore, il che significava che oltre a dover stare attenta a non scivolare sul quel terreno pessimo, con la pioggia a dirotto, avevo anche raffiche di vento a 18 m/s a darmi spintarelle fortissime da dietro come a dire “Daje muoviti scendi“… N’attimooo!!!

Chiaramente sono scivolata… Quindi oltre all’essere completamente fradicia e congelata, ero pure piena di fango, seppur con tutte le ossa ancora integre.
Ho passato buona parte della discesa a cercare mille e uno modi per capire come avrei fatto, una volta arrivata all’auto, ad asciugarmi, lavarmi, cambiarmi con qualcosa di asciutto, una volta finita sta agonia.
Ma avevo solo l’auto, tutti i vestiti in valigia e nessuno posto dove farmi una doccia bollente di 50°.

Infatti arrivata all’auto ho dovuto tentare di recuperare qualche vestito palliativo (comprese le mutande) dalla valigia in bagagliaio, cercando con una mano i vestiti e con l’altra tenendo il portellone perché non si staccasse con il vento (se avete mai noleggiato un’auto in Islanda, sapete di cosa parlo!)

Riscaldamento a palla, vestiti che sgrondavano acqua e fango in auto e temperatura corporea di circa 34°. Ecco perché mi sarebbe servito un alloggio!!

E mo’?
Eh… Il programma del giorno era finito, e mancavano solo 16h al volo, cosa potevo fare nel mezzo?

Intanto mangiare, e scaldarmi, per quanto possibile.
Zuppetta? No.
Chiaramente ho trovato l’unico posto in tutta l’Islanda dove non facevano zuppe, purtroppo, perché mi sarebbe tornata davvero utile. Fish&Chips, il primo in 9 giorni. Niente di che.. Ma almeno ero al caldo per un po’.

Ho temporeggiato finché non ho trovato un paio di cose da vedere nei dintorni, tipo la fumera di Gunnuhver.
Che non ho potuto vedere perché il troppo vento spostava la nuvola di fumo al punto da non far vedere la passerella, ed essendo le vasche sotto la passerella di una temperatura di circa 100gradi non mi pareva il caso di sfidare ancora la sorte… Avevo un brutto presentimento!

faro di Reykjanes Islanda

Faro di Reykjanes

Seconda tappa il Faro di Reykjanes, e i faraglioni sulla costa.
Non so come fosse possibile, ma non ho visto nessun turista per tutta la giornata, ero veramente sola a godermi tutte quelle bellezze di serie B.

Finite le attrazioni, dovevo solo ammazzare il tempo…

faraglioni Reykjanes islanda viaggio

Faraglioni di Reykjanes


Ho avviato la macchina verso Keflavik, per cercare qualcosa lì nei dintorni, e per la prima volta in quei giorni mi sono resa conto che non avevo la musica accesa e che guidavo piano, e no, non per i limiti di velocità, ma perché stavo decomprimendo.

Dopo tutto questo, avevo bisogno di decomprimere prima di capire che stavo davvero per lasciare tutto quello.

 

Nel frattempo ho trovato un locale, il migliore che potessi trovare oltrettutto.
Birre, biliardi, Pearl jam, nirvana e giovani…
Sono stata lì per un po’ a godermela, a bere, a scrivere e a rendermi davvero conto di cosa avessi appena vissuto.
Nove giorni che mi sono sembrati mesi.
Casa mi sembra così lontana, il lavoro che lunedì ricomincia mi sembra di un’altra vita, mi sembra tutto così distante, surreale.

E invece è successo davvero, è successo tutto.
E ancora non mi sembra vero.

 

THE END

 

 

P.S.: Se in questi nove giorni sono stata letteralmente graziata (tolta l’eventuale multa), il viaggio di ritorno è stato un vero incubo.
Lasciato il locale carino, ho cercato un posto dove poter mangiare qualcosina, l’unico ancora aperto dopo le 21 era KFC, dove ho preso un hamburger (per variare la dieta settimanale), mangiato in auto nel parcheggio, guardando un paio di puntate su Netflix.
Avevo previsto di dormire qualche ora in auto, riportarla poi al noleggio verso le 4 del mattino per poi entrare in aeroporto.
Quello che non avevo previsto però, era il non riuscire a dormire granché in auto, oltre ai 3° di temperatura fuori, un panino sullo stomaco che non accennava a scendere e soprattutto la stanchezza sulle spalle (stanchezza per la scalata al vulcano, per la pioggia, per il freddo e per il viaggio in dirittura d’arrivo). C’ho provato fino all’una, poi però non ce l’ho più fatta, troppo freddo.
Ho riportato l’auto e mi sono avviata, stanca morta, in aeroporto.
Tutte le poltroncine erano occupate, così mi sono ricavata il mio angolino in una zona poco ‘trafficata‘ dell’aeroporto, vicino ai bagni, dove altre due coppie accampate, stavano già cercando di dormire un po’. Cosa che io proprio non riuscivo a fare, nonostante la stanchezza infinita. Dovevo solo aspettare tre ore circa che aprissero i check-in. Dopo ben 15 minuti seduta per terra. così per prendere un altro po’ di freddo, metti che non bastasse quello preso prima, il panino ha deciso non solo di non andare più giù, ma addirittura di tornare. Diciamo che l’ubicazione vicino ai bagni mi ha salvato.
Dopo aver lasciato in Islanda il meglio di me, ho ripreso la mia postazione, mi sono messa le mie cuffie e ho messo su qualche puntata.. Almeno finché non sono stata interrotta dal ragazzo che dormiva poco più in la di me, che attraverso alcuni gesti che non lasciavano spazio all’immaginazione mi avvisava che stavo usando le mie cuffie con un’utilità puramente estetica (esatto, non avevo attaccato il bluetooth! Ops!).
Ho dormito la bellezza di 45minuti, prima che un addetto dell’aeroporto venisse ad informarmi che stavano aprendo i check-in. Ho ripreso conoscenza e sono corsa, non vedevo l’ora finisse tutto. Al check-in ci saranno state 800 persone, non capivo nemmeno da dove uscisse tutta quella gente, l’Islanda non ha nemmeno la capacità di accoglierne così tante. I quarantacinque minuti di tornelli per arrivare al check in, per una che soffre di ansia, stanca e sveglia da non so più quante ore, sono stati un inferno. Non so nemmeno quante volte ho pensato di scappare dalla fila… ma non potevo, perché le persone nel frattempo erano diventate almeno mille, e perché dovevo accorciare il più possibile il tempo di ritorno a casa. Con un po’ di puntate e qualche respirazione profonda anche il check-in è andato.
E anche il primo volo.
Arrivata a Charles de Gaulle per lo scalo (per fortuna breve), ormai ero sveglia da 33 ore e letteralmente stavo contando le ore per essere a casa, cioè altre 3 al massimo.
Ci hanno fatti sedere in aereo in orario, ovviamente seduta con una famiglia talmente sobria che in confronto quelli di ”Mamma ho perso l’aereo’‘ erano silenziosi, per poi partire con un’ora e mezza di ritardo. ERO FINITA. Fatemi partire cazzo!!!!
Si parte, e io cerco di addormentarmi contando i minuti che mancavano all’atterraggio. Dovevo dormire anche per mettere l’ansia a tacere senza cedere alle gocce. Con uno sforzo non indifferente.
Solo a metà volo vengo svegliata da un annuncio del comandante, in francese, che mi ha fatto maledire non solo la mia ex professoressa di francese perché lo avevo capito, ma anche tutti i santi del paradiso, perché ci informava che causa guasto alle luci avremmo fatto inversione di marcia per tornare a Parigi a riparale. COOOOSA??? Torniamo indietro? Per le luci? No ti prego, non ce la posso fare, ti faccio luce io con la torcia del telefono, ma portami a casa… abbi pietà!
Niente, si torna indietro.
Un incubo. E il problema era che non avevo più idea di quando saremmo ripartiti.
Altre due ore di volo e un’altra ora di attesa fermi in aereo a Parigi, per poi ripartire.
E dopo ben 52 ore di viaggio, ho varcato l’uscio di casa.

 

Viaggio sola Islanda

Islanda

Islanda, viaggio in solitaria

Premessa:  Come sempre specifico, questo non è travel blog e questa non è una guida, è il racconto anticonvenzionale del mio viaggio in Islanda. Qui troverete solo tutto ciò che ho vissuto in otto giorni. Tutti i consigli pratici per affrontare un viaggio così, i costi, l’itinerario e ciò che potrebbe servirvi se decideste di partire da soli per l’Islanda, ve li caccio QUI (in manutenzione). E chiaramente sono assolutamente a disposizione per qualsiasi domanda stupida vi venga in mente, io me ne sono poste tantissime.
Come ci sono arrivata in Islanda lo potete leggere qui invece.
La colonna sonora, che per quanto mi riguarda è stata fondamentale, ve lo messa proprio qui sotto, nel caso (e lo consiglio vivamente!) la vogliate ascoltare per accompagnare la lettura. Se invece preferite aprirla dal vostro Spotify, cliccate
QUI

Reykjavik

Quando si sono aperte le sliding doors dell’aeroporto e ho sentito per la prima volta l’aria islandese fredda e bagnata sul viso, ho risentito tutto.
Ho sentito quella sensazione che avevo dimenticato, o che forse avevo solo accantonato per un po’. Quel sentirsi ok per una volta.
Perché è così… Se a 24 anni la prima volta che atterri da sola lontano da casa il tuo primo pensiero (e anche il secondo) è «Eh, ecco, questo è quello di cui voglio vivere per sempre, viaggi. Viaggi e racconti» e inizi a rincorrere quel sogno, a fantasticare, a credere davvero di poter essere così fortunata da poter vivere una vita intera con quella sensazione di gioia costante, con quella continua bellezza davanti agli occhi ogni giorno, con la libertà di scegliere dove dormire, cosa mangiare, creandoti una giornata diversa ogni fottuto giorno… Beh a 32 non è più così.
E va bene, va bene così! Impari che va bene così.

Se non sei davvero uno tra quei fortunati (o coraggiosi) che riescono a crederci talmente tanto da poterlo fare davvero, allora negli anni realizzi semplicemente che tutto quello che avrai tu sarà quel momento. Il momento in cui si aprono quelle porte scorrevoli e tu, dopo il primo passo fuori dall’aeroporto e dopo aver fatto il primo respiro profondo di quell’aria nuova, apri gli occhi, e vedi davanti a te tutto quello che al passo successivo ti travolgerà.

Hai la consapevolezza che islanda aereoporto viaggio solaquello che stai per vivere è la dimensione reale di quel tuo sogno. Sono il ‘premio’ per quei 350 giorni l’anno di quel lavoro che tanto odi, sono lo stesso caffè e la stessa strada percorsa ogni mattina, sono le notti passate su Instagram a vedere le foto di chi c’ha creduto davvero, sono tutti quei discorsi esistenziali fatti davanti ad una bottiglia di vino con qualcuno che esattamente come te si sente ancora solo, in mezzo ad un milione di decisioni mai prese… ed è proprio lì, davanti a te, e al prossimo passo sarà realtà. Anche se soltanto per pochi giorni.

Ma non avrà importanza se saranno 5 giorni, o 10 o 20. Sei nel qui e ora.
E per quanta paura tu possa avere che qualcosa possa andare storta o che finisca tutto troppo presto, puoi fare semplicemente e inesorabilmente una cosa soltanto:  il primo passo.

 

REYKJAVIK, 10/09/2021

Primo giorno andato.
In verità sono arrivata a Keflavík alle h.17, dopo aver vagato per almeno 25 minuti nel parcheggio dell’aeroporto in cerca del punto noleggio e aver ritirato l’auto, ne ho passati altri 40 nel traffico di Reykjavik, così giusto per testare l’auto nuova e la mia capacità di guida islandese. E con testare intendo, oltre ad una croccante partenza in salita in una delle strade più trafficate di Reykjavík, anche una bella grattata sul marciapiede di fronte all’ostello.
So per certo di aver grattato perché oltre al
rumore, ho controllato il danno sotto il paraurti e c’era scritto: BENVENUTA in islanda!

Ma tanto spallucce, perché con tutti i soldi che ho speso in assicurazioni per l’auto, almeno ho la certezza che non sono stati buttati. Shut up and take my money! 

Reykjavik islanda viaggio sola

Reykjavik

 

Tempo di sistemarmi un attimo in stanza, lanciare la valigia, conoscere i miei 7 coinquilini e via… Per dare una prima respirata alle strade umide di Reykjavík.
Ore di luce me ne rimanevano gran poche e a dire il vero anche di autonomia, perché la sveglia delle 4 del mattino, i due voli e lo scarico di adrenalina iniziavano a manifestarsi, sotto svariate forme. Due a voler essere proprio precisi: fame e sonno.
Ma prima fame.
Quindi giretto per le strade della capitale, passando praticamente subito di fronte a ciò che sarebbe dovuta essere l’attrazione principale della città, la cattedrale Hallgrímskirkja.

chiesa Reykjavik Hallgrímskirkja viaggio islanda sola

Hallgrímskirkja, chiesa di discutibile forma

Una chiesa di forma discutibile, che non capisci bene come interpretare e ancora meno come fotografare. Purtroppo era ormai chiusa visto l’orario, sennò una visitina per capirne l’anatomiaARCHITETTURA, volevo dire architettura interna, lo avrei fatto.

Comunque giretto sì, ma finalizzato alla ricerca di cibo. Che devo dire è stato fin troppo facile…

Ammetto di aver dato una rapida occhiata su Google al più classico deiMangiare a Reykjavike di aver avuto il culo di trovarmi proprio a pochi metri dal ristorante più quotato, famoso per la sua zuppa. (Ma devo anche dire, ad onor del vero, che Reykjavík non è Manhattan, quindi qualsiasi altro posto sarebbe stato ugualmente a pochi metri da me).

Visto il clima che mi aveva accolto, la zuppa era assolutamente apprezzata, e dunque…

Vada per la svarta kaffid zuppaZuppa!

Il posto era molto molto carino (Svarta Kaffid), piccolo ma ciò che mi serviva in quel momento per assestarmi.
E la zuppa (molto simile per non dire uguale, ad una versione mangiata a San Simeon in California, che sto ancora cercando di digerire!), era un delizioso mix di pesce servita all’interno di un grosso pezzo di pane a forma di cratere, che ricordava un po’ un vulcano… E non tanto per l’aspetto, ma per la temperatura lavica interna della zuppa. Indubbiamente una delle cose che più mi rimarrà impressa del viaggio, vista la perdita del gusto dopo il primo assaggio.
Il tutto chiaramente accompagnato da altro pane (nel caso quel kg e mezzo che fungeva da ciotola non fosse bastato) con del burro spalmato sopra, da inzuppare.

L’oretta successiva l’ho chiaramente trascorsa a girare per le strade colorate del centro di Reykjavík per digerire quel primo leggerissimo pasto islandese in coda a quello californiano.
Nottata super easy insomma.

 

Circolo d’Oro, 11/09/2021

Non capisco come sia possibile accusare il jet-leg più qui in Islanda (indietro di 2h) che nei viaggi oltreoceano…
Ore 4 del mattino occhi sbarrati che manco dopo un film horror. Avrei potuto approfittare per vedere in diretta il primo sorgere dell’alba islandese e invece indovinate un po’? Pioveva, claro che si!
Non solo, ho scoperto solo qualche ora più tardi che prima delle h.10 non avrei mai trovato assolutamente nulla di aperto per fare colazione.

Con comodo mi raccomando!

Tranne un posto; questa SandholtBakery, come la chiamano loro, che altro non è che un panificio, con all’interno qualche tavolo per fare le più svariate colazioni.
Pancake, bacon, noci pecan e caffè sarebbe stata la mia. Così, subito per darmi la giusta carica di zuccheri per affrontare bene le prossime due ore, perché sì, è chiaro che tra un paio d’ore la carica glicemica si sarà esaurita e il mio fisico richiederà ciò che sente spettargli di diritto, altro cibo.
E infatti ho preventivamente approfittato del panificio per comprare anche due panini per il pranzo… Consapevole che per strada, nei prossimi 8 giorni, la regola sarebbe stata solo una (su suggerimento): dove trovi cibo, benzina e acqua, COMPRA!

Chiaramente uno dei due panini è arrivato solo fino al molo di Reykjavík, (dove sono passata a fare una visitina veloce a Solfar, altra architettura di dubbia interpretazione).

Dovevo assaggiare, non è che potevo arrivare fino a pranzo con il dubbio che quei panini fossero immangiabili per poi rimanere senza cibo… No ok non è vero, ero certa fossero deliziosi e la tentazione era troppa, ho dovuto dare un morsetto. Don’t judge me!

 

Chiavi, cintura, occhiali da sole, no occhiali no è nuvolo, specchietti a posto e si può partire!?
Si può partire.
1 isola, 9 giorni, 2300km.

E andiamo! ring road islanda viaggio sola

 


Prima vera tappa

Pingvellir (o thingvellir) nonché prima tappa del cosiddetto Circolo d’oro d’Islanda. A circa 50km da Reykjavik.

Altro non è che un parco nazionale (oltre che patrimonio Unesco), dove puoi iniziare ad assaporare davvero il gusto di ciò che sarà l’Islanda (con il senno di poi, è davvero solo un assaggio!), passeggiando tra quelle che sono due placche tettoniche separate quella Americana e quella Eurasiatica.

geysir strokkur islanda viaggio sola

Strokkur

Ricordatevi di pagare il parcheggio alle macchinette, non come ho fatto io. Perché il grande fratello islandese vi vede e manda il conto all’autonoleggio con la sanzione. (LA PRIMA!!

Seconda tappa del circolo d’oro: Geysir

Anzi Geysir e Strokkur, due dei gayser più antichi e potenti d’Islanda.. Purtroppo solo Strokkur è  attualmente attivo, ogni 7/8 minuti dà spettacolo. E che spettacolo!

Devo dire che me la sono presa comoda…era veramente qualcosa di troppo incredibile per non guardare una decina di gettate.

 

Terza tappa: Gullfoss

Gulfoss cascata Islanda viaggio

Gullfoss

La prima di una lunga serie di cascate che avrei visto durante il viaggio. Una tra le più maestose.

Al momento devo dire che tutte le attrazioni in Islanda sono veramente a prova di turista(pigro), indicazioni, parcheggio e dopo 3 scalini bagnati sei nel punto più instagrammabile.
Fin troppo easy.

 

 

 

L’ultima cosa che avevo previsto di vedere per la giornata (ogni attrazione sopracitata è a circa un’oretta o qualcosa meno una dall’altra) era il cratereKerid“.

Vi risparmio la spiegazione scientifica, che tanto dai, non prendiamoci in giro, siamo su Mainagioia’s Channel, non su Discovery.

Kerid cratere Islanda

Cratere Kerid

È un cratere di roccia vulcanica rossa (ma non mi dire!), che con il verde della vegetazione cresciutagli intorno e l’azzurro dell’acqua che lo riempie è qualcosa di magnifico per gli occhi.

La passeggiatina su tutta la lunghezza della cresta è qualcosa da fare assolutamente, fosse anche solo per lo spettacolo che si ha da lassù. E anche in basso, intorno al pelo dell’acqua.

 

 

Devo dire che lasciato Kerid alle spalle, un po’ di stanchezza iniziava a farsi sentire, ma se anche ci fossero state altre cose da vedere anche a km di distanza, le sarei andata a vedere senza batter ciglio.

Avevo gli occhi e il cuore davvero pieni di tutta quella bellezza e non avrei mai voluto fermarmi. La Ringroad senza fine era qualcosa di pazzesco, i cavalli che correvano liberi nelle distese infinite, il sole che nel cielo aveva iniziato a fare capolino tra le nuvole, iniziando a colorare un po’ tutto con i colori del tramonto creando un panorama che neanche con tutte le parole o foto del mondo potrei mai riuscire a raccontare.

Non ero preparata a tutto quello. Non me ne capacitavo ancora. Eppure ero lì, da sola, a km e km da casa e da tutto ciò che avevo, a correre su quella strada vista solo in fotografia, con il cuore che mi esplodeva di libertà e di gioia. 

ring Road islanda viaggio

Ring road

E dalla playlist in radio è partitaGiudizi universalidi Samuele Bersani. 

«Vuoti di memoria, non c’è posto per tenere insieme tutte le puntate di una storia
Piccolissimo particolare, ti ho perduto senza cattiveria
Mangiati le bolle di sapone intorno al mondo e quando dormo taglia bene l’aquilone
Togli la ragione e lasciami sognare, lasciami sognare in pace…»


Perché è così che succede… Così si chiude il cerchio, così si chiudono i momenti perfetti, così dovrebbe chiudersi ogni giornata della nostra fottuta vita… così piene di tutto da sembrare surreali, da non darti nemmeno il tempo di scegliere se piangere di gioia o farti esplodere un sorriso, o entrambe. 

Islanda viaggio auto ring roadE mi sono goduta tutto, fino all’ultima nuvola.

 

Dopo essere arrivata in ostello, aver mangiato ed essermi ripigliata un po’, ho sperato, vista la giornata, nell’aurora boreale. Che chiaramente non ho visto, tranne sul telefono della mia compagna di stanza, che tutta fiera mi ha raccontato di averla vista qualche sera prima.

Anche lei viaggiatrice solitaria, stessa età, stessa auto a noleggio, ma giro dell’isola inverso al mio… Eppure quella sera eravamo entrambe lì in quella stanza. Incrociarsi per una sera  nel mondo per poi non rivederci mai più..
Passare la serata a chiacchierare era il minimo che dovessimo al destino.

 

Terzo giorno

Hvolsvöllur, Islanda 12/09/2021

Mamma mia… Ho appena finito una di quelle docce che ti fanno sentire per un po’ in pace con il mondo. Non sapevo che in una giornata ci si potesse prendere così tanta acqua, vento e freddo come quelle prese oggi.幕裏草子 — Cose che mi colpiscono di Pechino

Ma un momento, facciamo un passo indietro.

La sveglia è suonata alle 7.30, ma come una ordinaria Domenica i miei occhi si sono aperti ben prima del suono… Perché sì, che schifo dormire eh!

La colazione negli ostelli d’Islanda non è mai compresa, e allora tanto valeva andare a cercare qualcosina fuori e partire per il terzo giorno di viaggio il prima possibile. Ma come sempre, prima delle 10 niente, manco la Domenica…possibile? Non fanno mai colazione fuori sti islandesi? Non vi alzate mica prima delle 10? Cosa mangiate la sera: salmone e melatonina??? Boh.

Va beh, ho quindi optato per la colazione a pagamento in ostello, che come disse la mia compagna di stanzaNot orrible but not the best“...che da noi è tradotto con Graziearcazzo!

Andava benissimo, anche perché l’alternativa sarebbe stata partire e viaggiare senza caffeina in corpo fino alle 10, che ANCHE NO!!

Fuori, cielo grigio piombo e aveva cominciato a scendere una leggerissima, fastidiossissima e costante pioggerellina. Un classicone islandese ho scoperto.

Mentre guidavo in direzione della prima tappa del giorno, cantando ogni canzone della playlist e godendomi ogni istante di quel panorama nonostante la pioggia e le nuvole basse.. Ho buttato lo sguardo in direzione di una enorme cascata che si intravedeva all’orizzonte. Ammirandone la maestosità anche da quella distanza e chiedendomi come mai non fosse segnalata tra le cose da vedere, né nel mio itinerario del giorno.

                          MAPORCCC*!!!

Seljalandsfoss islanda cascata

Occhi felici, si vedono si?

Sì, era tra le tappe della giornata nel mio programma, se solo mi fossi presa la briga di guardare l’itinerario, anziché basarmi sulla mia memoria, palesemente non affidabile.

Breve inversione di auto e via verso la cascata.

In realtà sono rimasta 15 minuti seduta in auto nel parcheggio prima di scendere, cercando di decidere se posticipare la visita nel pomeriggio, confidando in un clima più clemente o se godermi quella pioggia islandese che tanto sognavo i giorni prima di partire.
Ma oh, siamo in Islanda e quella era una cascata… Se non mi avesse bagnato la pioggia, mi avrebbe comunque lavato la cascata. Bagnata per bagnata tanto valeva andare. E poi devo essere onesta…Avevo una inspiegabile, malsana e assurda voglia di sporcarmi, bagnarmi, cadere, rialzarmi e ricominciare!

E così è stato.

La prima cascata sono riuscita a farla la bellezza di due volte, la prima godendomela e scattando almeno 1000 foto. La seconda, dopo essermi resa conto che 999 foto avevano almeno due gocce davanti. Veritiere, ma non instagrammabili, quindi sì, perché non prendersi un’altra secchiata di acqua e rifarla da capo?! 

Era solo la prima tappa e nonostante l’abbigliamento tecnico ero già quasi al limite della capienza d’acqua. (Illusa. Non ero neanche a un quarto di quello che avrei poi preso quel giorno)

 

Seconda tappa: il ghiacciaio solheimajokull.Islanda
O almeno mi pare si chiami così, han nomi assolutamente assurdi.

Anche questo come tutte le altre “attrazioni” ha un parcheggio e un percorso ben segnato per arrivare fino alla parte da non oltrepassare.
Percorso che chiaramente non ho seguito e soprattutto parte da non oltrepassare che ho chiaramente oltrepassato con nemmeno troppa nonchalance. Tutte cose molto raccomandabili da fare in un viaggio da soli in un’isola semi deserta in mezzo all’Oceano. Brava.

A mia discolpa posso dire che sì il percorso era ben definito ma come è definito un sentiero in un bosco, voglio dire, nessuno ti vieta di uscire dal sentiero per addentrarti nel bosco. Chiaramente in questo caso allontanarmi dal percorso fino a toccare l’acqua, per vedere il ghiacciaio più da vicino possibile poteva essere leggermente più pericoloso..e devo dire che sì, ero un po’ intimorita nel vedere tutte le persone seguire rigorosamente il sentiero mentre io (generalmente coraggiosa come Re Giovanni) scendevo sempre di più verso tutti quegli iceberg che galleggiavano nell’acqua. e anche un po’ dal cartello che, cito testualmente:

Cercate di non cadere in acqua perché durereste al massimo una manciata di minuti

È vero, non avrei dovuto, ma per vedere e toccare con una mano l’inizio di un vero e proprio ghiacciaio ne è valsa la pena, tanto che gli ultimi 20 metri per arrivare a toccare il primo pezzo di ghiaccio li ho fatti correndo, non so nemmeno perché. Non so nemmeno quand’è che il mio passo ha iniziato a farsi sempre più accelerato, assieme al cuore, né il momento esatto nel quale ho capito che camminare non mi bastava più e ho letteralmente iniziato a correre sorridendo, pur di arrivare ad un passo dal ghiacciaio.

In tutto ciò vento e pioggia non avevano mai smesso di andare di pari passo, anzi. Le mie mani avevano assunto delle sfumature che andavano dal fucsia al violaceo e sì iniziavo ad avere acqua veramente ovunque.
Non m’importava. Non me ne importava nulla.
Sono risalita in auto completamente bagnata e ghiacciata, nel senso più letterale del termine. (Temperatura 6°. Percepita -1°).

E avevo fame.
La cittadina dovrei avrei alloggiato era una delle più grandi che avrei trovato in Islanda (Vík í Mýrdal), più grandi significa che anziché avere 2 case, come quelle che avrei trovato nel resto dell’isola, questa poteva averne almeno 4, forse addirittura 5. Tra le quali c’era il The Soup Company, locale specializzato in zuppe (ovviamente). Sì ormai mi ero presa bene con le zuppe e nonostante avessi, chiaramente, voglia di provare qualsiasi cosa di nuovo mi avesse offerto l’Islanda, avevo davvero bisogno di qualcosa che mi scaldasse dall’interno.

soup islanda viaggio

The Lava Soup – Soup Company

Ciotola gigante di pane nero (The Lava Soup), zuppa di carne, verdure, spruzzata di peperoncino, patate, case, libri, auto, fogli di giornale… e ovviamente sempre il pane con i burro da buttare dentro per la gioia del dott. Nozwaradan. ERA SPAZIALE!

Non solo, il refill era gratuito. Se finivi la zuppa e ne volevi ancora, potevi tranquillamente chiedere al cameriere che ti riempisse il cratere nuovamente (magari non proprio in questi termini!). Generalmente non sarei riuscita a fare il bis, stavolta però si, eccome.

Finita la zuppa la mia temperatura corporea era passata dall’ipotermia a circa 41°.
Potevo ripartire, almeno per arrivare fino all’ostello, lavarmi e studiare il da farsi.

 

L’ostello era il The Barn. Uno degli ostelli più belli che avessi mai visto. Farmi una doccia bollente, lavarmi addirittura i capelli perché c’era una intera postazione di specchi con dotazione di phon, mettermi vestiti asciutti e buttarmi con un cappuccino enorme su una delle loro poltrone, è stata un’esperienza mistica.

Dopo la doccia ero davvero una persona migliore e dopo la giornata avevo assoluta necessità di scrivere. Così ho fatto; il pomeriggio è volato tra un caffè, lo scrivere e qualche chiacchiera con gente che veniva da qualsiasi parte del globo. Fuori ancora non smetteva di piovere e anzi, le raffiche di vento erano diventate davvero forti, infatti non ero l’unica ad aver alzato bandiera bianca quel giorno.

Ho ripreso la macchina solo in serata, per trovare un posto in centro a Vik dove mangiare un hamburger, per poi tornare in ostello e spegnere tutto.

 

Quarto giorno

Vik, 13/09/2021

Ho il cuore che mi esplode, letteralmente.
Vorrei urlare, piangere, calciare la sabbia, abbracciare tutti.
Come cazzo si fa a vivere 350 giorni l’anno lavorando, odiando tutti e in un giorno solo riuscire a farsi esplodere il cuore così. In una giornata sola!

La giornata era partita con pioggia, ancora tanta pioggia. E per quanto ieri, nonostante tutto, la giornata fosse stata romantica da passare in ostello a scrivere, ammetto che oggi confidavo nel sole o quantomeno in una nuvolosa tregua.
Ho passato una buona mezz’ora durante la colazione a capire se cambiare itinerario al mio viaggio, rinunciando al giro completo, in modo da poter dare una seconda chance alle cose non viste (o viste sotto il diluvio), o proseguire sul percorso stabilito.

Ho rimandato la decisione perché troppo difficile da prendere e ho deciso di vedere comunque tutto nonostante la pioggia… Ed è stata la miglior decisione presa. islanda

 

Prima tappa: Skogafoss   

Cascata.. Ma immagino che ormai abbiate intuito che Foss vuol dire solo una cosa. Dieci minuti buoni chiusa in auto a riflettere ancora un po’ sul “Vado e mi piglio tanta altra acqua o aspetto smetta?” non smette, non smette mai, scendo!

Cascata sempre ovviamente pazzesca. Altre secchiate di acqua e vento, 800 foto, tutte con almeno una goccia davanti come da copione… Spallucce.

 

 

 

 

 


seconda tappa:
 Sólheimasandur

Solheimasandur Plane Wreck Islanda viaggio

Il tragitto per arrivare al relitto. Ditemi se vedete un posto dove poter fare pipì?

Il relitto del Douglas Super DC-3 della US Navy, costretto nel Novembre del ’73 ad un atterraggio d’emergenza proprio nella spiaggia di Sólheimasandur. Mi avevano detto che il tragitto a piedi per arrivare sarebbe stato lungo, ma non credevo COSÌ lungo. Che in realtà non sono molti km perché sono solo 7km (a/r), ma vi sembreranno infiniti perché totalmente in mezzo ad un vero e proprio deserto di sabbia nera.

Sapevo che questa seconda tappa sarebbe stata con tutta probabilità la più impegnativa, perché più lunga e soprattutto a cielo aperto, il che significava almeno tre ore buone di pioggia e vento senza alcuna possibilità di riparo. Non mi interessava, ero su di giri, ero viva, volevo bagnarmi, sporcarmi e divertirmi.
Armata di euforia e abbigliamento tecnico ho abbandonato l’auto al parcheggio e sono partita.
Dopo ben 50 metri ho iniziato a pensare ad una cosa sola… Pipì. Mi scappava. Non così tanto da non riuscire più a tenerla, ma abbastanza da occuparmi i pensieri. Il problema era che se fossi andata avanti non avrei mai trovato un posto dove farla per i prossimo 7km e se fossi tornata indietro, oltre a perdere i 50m già fatti, non avrei comunque trovato un posto dove farla.

Merda!

Ho iniziato a pensare di dovermi per forza “imboscare” da qualche parte lungo il tragitto, il punto è che “imboscarsi” in mezzo ad un deserto non è affatto facile, forse addirittura impossibile visto la mancanza di ‘alberi’, mi avrebbero vista ovunque… Soprattutto perché sarei dovuta uscire dal tracciato.

Ho adocchiato una roccia che da lontano pareva più grande delle altre, che mi avrebbe potuto nascondere e mi ci sono avviata, noncurante del fatto che tutti dietro di me non capissero dove cazzo stessi andando.

La roccia oltre ad essere più distante di quello che sembrasse era anche più piccola, ma era la mia unica chance quindi vada per la roccia. Così come io vedevo il resto delle persone proseguire ordinatamente sul tracciato, loro sicuramente potevano vedere me, ma non così nettamente da capire cosa stessi facendo… Tipo una foto molto ravvicinata a questa splendida roccia vulcanica uguale a tutte le altre milleottocento viste in giro.

Madonna ho fatto pipì in mezzo ad un deserto di sabbia nera! 

Islanda Solheimasandur Plane Wreck

Solheimasandur Plane Wreck

 

Dopo, devo dire che ero come nuova, pronta ad affrontare la promenade sotto la pioggia e con il vento contro.

Obbiettivamente la camminata pareva infinita, ma il panorama, almeno quello che ho beccato io (comprensivo di situazione meteorologica) era surreale. Le nuvole, poi un sole nascosto, poi la pioggia a dirotto, poi le raffiche di vento. Era assurdamente perfetto! E sono abbastanza sicura che con il sole non sarebbe mai stato lo stesso.

 

 

Sono rimasta lì nei dintorni del relitto almeno un’oretta, perché nonostante avessi perso la totale mobilità delle dita delle mani, non volevo andare via. Era pazzesco.

Chiaramente il ritorno è stato più veloce, non si capisce perché ma pare sia durato meno.

 

Terza tappa:  Dyrholaey e la spiaggia Reynisfjara

Questa quarta giornata era forse quella più carica di cose da vedere, e nemmeno troppo vicine le une dalle altre. Soprattutto perché le tappe viste fino ad ora erano in realtà previste per ieri. Ma posticipate causa pioggia. Cavalcando l’onda del:

Risparmiarsela ieri per prendersene di più oggi

Le prime vere tappe della giornata dovevano in realtà essere il promotorio di Dyrholaey e la spiaggia Reynisfjara.

Dyrhólaey promontorio islanda

Dyrhólaey

 

A pochi km di distanza. Entrambe hanno la capacità di lasciare senza fiato.
In cima al pro
montorio di Dyrholeay tira un vento fortissimo (occhio alle portiere dell’auto), ma la vista della spiaggia da lassù è qualcosa di spettacolare. Non credevo di potermi stupire così tanto, cioè sì sapevo che avrei visto cose incredibili in un viaggio del genere, ma cavolo… Così tante e così assieme?! E invece ogni km nuovo era un nuovo WOW!

 

Anche la spiaggia di Reynisfjara (detta anche Spiaggia nera)  a pochi minuti di auto, ha dato il suo contributo. La giornata era molto scura, nonostante ogni tanto qualche raggio di sole lontano in mezzo al mare battesse un colpo, le onde anche a riva erano veramente altissime, tanto che (sempre molto coscienziosamente) avvicinandomi per fare una foto alle colonne basaltiche, ho dovuto essere abbastanza veloce da arrampicarmi sopra una di esse per non essere travolta da un’ondata arrivata più a riva del previsto. Tutto assurdamente  surreale.  La sabbia nera, il mare ancora più scuro, contrastato dalla schiuma a riva, la nebbia e il cielo, erano tutto parte di un qualcosa di mai visto prima, e del quale non immaginavo nemmeno l’esistenza.

Reynisfjara spiaggia nera Islanda

Reynisfjara, la spiaggia nera

Era assurdo. Era tutto assurdo. E non ne avevo mai abbastanza…

Si ok è vero, stavo prendendo davvero tanto vento, acqua e freddo, ma non aveva importanza, era tutto perfetto nel momento perfetto. Sembrava che qualcuno dall’alto stesse seguendo la mia giornata e cercasse di divertirsi mettendo alla prova la mia resistenza… Eppure niente, sorridevo quando la pioggia ricominciava a martellami, sorridevo quando sembrava dare addirittura tregua magari lanciando un raggio di sole in mezzo all’oceano come a dire, «Io ci sono eh sono solo dietro le nuvole», sorridevo quando dovevo fermarmi perché il vento non mi faceva camminare…qualsiasi cosa, era la benvenuta.

 

 

E poi il viaggio in macchina, la strada infinita, la pioggia, poi il diradarsi delle nuvole, il sole di nuovo, un accenno di rosa al tramonto… Rosa? Vuol dire che ci sarà un tramonto? Un tramonto vero? In Islanda?? Non ci sono mai tramonti visibili qua…

Euforia totale!

Ammetto che ero un po’ in ritardo sulla tabella di marcia, ed ecco perché se dovessi rifare questo viaggio (cosa che mi auguro), forse prenderei un minivan più che un’auto. Per non essere vincolata alle tappe prenotate.

Ho dovuto saltare una cascata per riuscire ad arrivare in ostello ad un orario decente, ma soprattutto non vedevo l’ora di vedere con la luce della sera la Diamond Beach.

Sono arrivata alla laguna di Jökulsárlón 10 minuti prima del calare del sole…Non mi sembrava vero, lo spettacolo che mi sono trovata di fronte appena arrivata al parcheggio è stato davvero troppo.
E appena messo piede in spiaggia non ce l’ho più fatta.
Ho pianto. Ho pianto davvero.

Per quello spettacolo, per tutti quelli che avevo visto fino a quel momento, per quel viaggio, per me, per tutto il dolore, per tutto quello che è successo in questi anni… Per tutto quello che mi ha portato lì in quel momento, ne ero grata, immensamente grata. Come se avessi finalmente capito. Finalmente quel “click” che in tanti mi avete detto avrei un giorno sentito.

È stata forse una delle giornate più belle della mia vita. Più piena di vita, più piena di me.

 

Jökulsárlón diamond beach

Jökulsárlón Diamond Beach

Cavalcando l’onda di quella magia e del fatto che il cielo fosse di un’assurda limpidezza, ho puntato qualcosina anche sull’aurora boreale.

Mollata giù la valigia in camera (al Reynivellir II) e mangiato qualcosa, mi sono rivestita e ho ripreso la strada verso la laguna.. A quanto pare uno dei punti più strategici per gli avvistamenti.

In realtà mi sono fermata un po’ prima, in una delle tante rientranze che si trovano lungo la strada… Che di giorno ti salvano se vuoi fermarti all’ultimo per fotografare una di quelle stronze di pecore con le corna che non si fanno avvicinare manco morte, ma di notte sei completamente al buio in mezzo al nulla totale con 5 gradi e ogni tanto qualche camion che passa lungo la strada con dei fari da stadio e che ti fa tremare l’auto passandoti vicino.

Sono rimasta circa 2h forse meno lì in attesa, occupando il tempo cercando 1000 e uno modi nei quali avrei potuto morire o essere uccisa in quella circostanza, senza che nessuno se ne accorgesse, e usando il cellulare solo per controllare le previsioni dell’Aurora sul sito, così da non scaricarlo (con il freddo, il cellulare e la macchinetta si scaricano 3 volte più velocemente, portatevi 3 batterie di cambio e innumerevoli powerbank, cose che a me hanno salvato la vita).

Dopo due ore però, ho ceduto. Dopo la giornata pazzesca era meglio non cagare fuori dal vaso.

E dopo una doccia credo di aver preso sonno felice in 4 minuti spaccati.

 

 

QUI LA PARTE II

 

 

maripa queendom

Storie di ulivi, di vita e di donne straordinarie

Storie di ulivi, di vita e di donne straordinarie

Ho appena concluso un weekend quasi surreale.
Sapete quelle situazioni nelle quali a volte ti puoi trovare, ma non sai come ci sei arrivato e non sai nemmeno perché ti trovi lì… ecco.

È partito tutto da un messaggio, da una mail anzi.
Una di quelle mail che inizialmente non sai se aprire o cestinare senza nemmeno farla passare dal via, pensando a qualche virus. Ma che poi quando apri ti cambiano tutto.

Era una mail di Maria Paola, o Maripa per gli amici.
Non avevo idea di chi fosse e non avevo la benché minima idea di cosa si nascondesse dietro quella mail e soprattutto dietro quel soprannome.

Un invito, un semplice invito ad un weekend di degustazione del vero olio extra vergine d’oliva, per il quale poi avrei dovuto fare da giuria (popolare o social come si usa dire ora) per il Leone d’oro International 2020.

«Olio d’oliva? Io? Ma sei proprio sicura? Guarda che io l’unica cosa che so dell’olio extra vergine d’oliva è che se c’è il 3×2 al supermercato, allora è quello giusto. Non sono certa di poter essere la persona più indicata per assaggiarlo, figuriamoci votarlo…»

E invece ero proprio la persona giusta.  Solo che l’ho scoperto dopo.

Due cose mi spaventavano però; la prima era proprio il fatto che io di olio d’oliva non ne sapessi veramente nulla. E la seconda era l’Ansia.
Ebbene sì, non sia mai che abbandoni lo stabile anche solo per un weekend.
Sembra una cavolata, ma chi ne soffre sa di cosa parlo. Ho sempre viaggiato da sola, ma da quando ho avuto anni fa il primo attacco di panico in macchina al caldo mentre guidavo verso il concerto dei King Of Leon, ho difficoltà a rifarlo.
Cerco sempre di evitare o di ‘portarmi via’ il fidanzato che ormai mi conosce e saprebbe come aiutarmi…

Beh il fidanzato non poteva. Ma io non avevo nessuna intenzione di buttare al vento il lavoro fatto in un anno di terapia e quindi fanculo l’ansia!
I due problemi mixati tra loro mi hanno comunque portata a temporeggiare per qualche giorno, ma alla fine la risposta è stata un «Sì, ci sarò assolutamente.». E per questo ringrazio il mio buonsenso.

Appena salita in macchina la prima canzone partita dalla radio era proprio una dei King of Leon.

«Ahahaha è una candid per caso? Non è divertente»

Ma sono partita comunque. Direzione Maripa Queendom.

Maripa Queendom  leone d'oro international olio d'oliva

Ora, immaginatevi l’Eden. Ecco così!
Un rustico nascosto da alti muri e dalla vegetazione verdissima del Lago di Garda.
Un grande portone verde all’ingresso.
Ad accogliermi è arrivata proprio Maripa, occhi verdi, capelli blu e un vestito estivo assolutamente in tinta con capelli e personalità. L’adoro già!
Il detto ‘Mi casa es tu casa’ sono abbastanza certa sia nato qui e lei ne è la regina indiscussa.

Sono arrivata in serata, che il sole era appena calato, ma ad attendermi sulla terrazza panoramica c’erano già alcune ragazze (ospiti come me) e soprattutto una bottiglia di prosecco fresco.
Il tempo di un bicchiere e già l’Ansia del viaggio era sparita.
Sì era una situazione surreale, e sì non conoscevo nessuno, eppure quell’ambiente era familiare, accogliente e assolutamente tutto da scoprire.
Ero davvero curiosa di scoprire cosa ci facessi lì, perché e soprattutto chi fosse Maria Paola.

Beh, raccontare e delineare Maria Paola penso abbia dell’impossibile…
È un po’ come acqua fresca colorata che riempie una brocca, ma che continua a scorrere senza mai poterla fermare. I capelli colorati e i vestiti sgargianti, non bastano a spiegare chi lei sia. Non le rendono giustizia.
Lei molto più ‘accesa’ di tutti quei gialli e quei fucsia che indossa.
Forse la parola giusta è ‘TRAVOLGENTE’, ma dico forse perché non sono ancora certa esista una parola per descriverla.

maripaqueendom leone d'oro international olio extra vergine d'oliva

Maripa è un mix di arcobaleno, storie da raccontare e ospitalità.
E la sua Casa del tempo ritrovato’ è esattamente come lei. È un B&B, ma è soprattutto una casa, fatta per accogliere chiunque la sappia apprezzare.
Un giardino immerso nel verde degli ulivi e dai colori dei fiori, un concerto di profumi e suoni della natura; due adorabili Labrador e una gatta (Banana) che supervisiona tutto con discrezione.
Trasuda vita. Ogni oggetto racconta una storia.
Tutto è di tutti. 
Era come se la mia ansia fosse rimasta fuori da quel portone verde all’ingresso.

La mattina seguente, con la luce, la terrazza panoramica aveva tutto un altro sapore… l’aria del mattino, la vista del lago e il tavolo apparecchiato per la colazione. Io e gli altri membri della ‘giuria social’ (ecco sì forse non lo avevo specificato, ma ero stata scelta, assieme ad altri ‘ignoranti’ come me in materia, per conoscere meglio questo mondo a noi sconosciuto… e scoprirlo con la migliore guru d’Italia).

Abbiamo fatto colazione tutti assieme, anche per conoscerci tutti un po’ meglio prima della degustazione.
È una cosa che mi ha sempre affascinato tantissimo; vedere come un bicchiere di vino o una tazza di caffe riescano ad unire anche dei perfetti sconosciuti attorno ad una tavola. Forse per questo ne abuso, va beh ma questa è tutta un’altra storia…
Speriamo non crei dipendenza anche l’olio d’Oliva.

Maripa queendom lago di garda leone d'oro

La Masterclass si teneva nel loft del B&B. Un open space ultra moderno, chic e con una vista mozzafiato.

Se devo essere del tutto sincera, avevo ancora parecchie perplessità sul «Cosa ci faccio qui ad assaggiare olio?». Invece è stato illuminante.

Maripa è illuminante.

Ha saputo in poco tempo insegnarci a ‘capire’ davvero l’olio d’oliva.
Abbiamo imparato a coglierne il profumo più profondo, abbiamo imparato ad assaporarne il gusto con tutti i nostri sensi e soprattutto abbiamo imparato ad apprezzarlo vedendoci dentro tutta la passione e il duro lavoro che i piccoli produttori ci mettono per farlo con il rischio di essere schiacciati dalla grande produzione da supermercato.

«Quanto costa al litro, lo si chiede al benzinaio!»

Ed è vero, siamo talmente abituati a puntare al prezzo più basso per qualsiasi cosa, che ormai ci imbottiamo di schifezze solo per poter spendere poco. Non solo a discapito nostro, della nostra salute, ma anche del nostro “Made in Italy” che tanto decantiamo a destra e a manca.
E il concorso del Leone d’oro International , Maripa l’ha creato proprio per questo; per elogiare i piccoli produttori, quelli che credono nei gusti autentici dell’olio extra vergine d’oliva, che tengono duro anche nei periodi più bui, che mettono il cuore nei loro frantoi e che non scendono a compromessi quando si tratta di avere un occhio di riguardo per l’ambiente.
Combatte con loro e per loro.

Maripa gabusi leone d'oro international olio extra vergine d'oliva

Non pensavo ne sarei rimasta affascinata, non pensavo nemmeno che sarei stata in grado di assaggiarlo senza farmelo andare di traverso o capendoci qualcosa… e invece è stata un’esperienza incredibile.

«Ma cosa cavolo ho assaggiato fino ad oggi?»

…si appena è finita la degustazione me lo sono chiesta.
E me lo sono chiesta anche una volta tornata a casa, quando in cucina mi sono ritrovata davanti la latta dell’’’olio buono’’ o che pensavo fosse tale, che mi fissava.

Sì ho scoperto un mondo splendido.
Anzi ne ho scoperti due.
Il primo è quello dell’olio extra vergine d’oliva, quello vero, quello buono, quello di chi lo fa davvero con passione e con il rispetto per le olive e per l’ambiente.
Il secondo è il mondo di Maripa, (solo ora capisco davvero l’espressione ‘Maripa Queendom’). Una donna, di quelle con la D maiuscola, di quelle da seguire, dalle quali assorbire tutto quello che si riesce più che si riesce, e da adorare assolutamente.

Maripa gabusi leone d'oro international olio extra vergine d'oliva

Sto già programmando di tornare nel suo regno a breve, sono già in astinenza di quel posto magico, del suo cibo genuino e soprattutto della sua energia.

Consiglio a tutti di andarla a trovare o di seguirla, ovunque lei vada e qualsiasi cosa faccia.
https://www.instagram.com/leonedorointernational/
https://www.instagram.com/queenmaripa/

http://www.maripaqueendom.com/

west coast viaggio usa

USA: viaggio nella West Coast. 4 stati in 15 giorni

USA: viaggio nella West Coast 4 stati in 15 giorni (se vi foste persi la parte uno la potete trovare QUI)

…E IL VIAGGIO CONTINUA

… Ci ha aperto il portone un gentile signore, un po’ inquietante, ma gentile,  che nell’aprire la porta ha lasciato uscire una ventata di profumo di biscotti appena bruciati. Ovviamente il mio primo pensiero è stato che magari aveva appena ucciso gli ospiti prima di noi e li aveva usati per l’impasto dei biscotti. Si lo so lo so, a volte mi lascio trascinare troppo dall’immaginazione. Ma di solito ho Carlo che mi riporta sulla terra e mi fa vedere le cose senza quel perenne alone melodrammatico…

Stavolta però anche lui non è stato d’aiuto. Anzi, era più inquietato di me, un po’ per quella casa dispersa e un po’ per il fatto che ad aprirci fosse stato questo bizzarro soggetto, invece che Claire, la persona con la quale ci eravamo accordati.

La casa comunque era veramente bella, seppur in mezzo al niente più totale e a due ore di macchina da dell’altro niente. Anche la stanza che ci avevano riservato meritava davvero. Avevamo addirittura il bagno privato e un’altra stanza comunicante con la nostra, chiusa a chiave, che portava… non lo so, non ho avuto il coraggio di aprirla.

Ho lasciato Carlo ai convenevoli con il padrone di casa.. per poi vederlo arrivare dopo poco, entrare in camera con gli occhi di chi ha visto un fantasma e chiudersi a chiave la porta alle spalle.

«Beh? Che fai? Ci chiudi dentro?»
«Si. Sto tizio non mi convinceva per niente. Quindi gli ho chiesto se potevo salutare Claire e ringraziarla per l’ospitalità»
«Eh..e?»
«Eh.. e ha detto di no! Che glielo avrebbe riferito lui..»

Come ha detto di no?!
O mio dio.. Non esiste nessuna Claire quindi! Moriremo.

MORIREMO QUI, IN QUESTA STANZA!

ENTRERANNO STANOTTE DA QUELLA PORTA CHIUSA CHE NON SO DOVE PORTI E CI UCCIDERANNO, COME IN ‘Non Aprite Quella Porta’, MA SENZA APRIRE QUELLA PORTA.

Comunque fortunatamente prima di morire Carlo doveva fare pipì e quindi è entrato in bagno (bellissimo tra l’altro). E’ uscito con un’aria molto più rilassata, e alla mia domanda sul perché mi ha risposto: «Perché appeso alla parete del bagno c’è il cartello ‘Non buttate gli asciugamani usati per terra‘, quindi è davvero un B&B

Mah… A me quello non sembrava per niente un elemento per tranquillizzarsi. Solo perché uno ci tiene alla pulizia e all’ordine in casa non significa che non voglia ucciderci.
In ogni caso ero troppo stanca per pensarci, e poi anche avessero provato ad ucciderci, li avrei lasciati fare. Anche perché l’alternativa sarebbe stata scappare correndo per ore in mezzo al deserto, quindi personalmente meglio una morte rapida a quel punto.

arizona west coast viaggio page

Al risveglio, tutto quel buio spaventoso che si vedeva fuori dalla finestra era solo un ricordo, e anche tutti i pensieri della sera prima. Anche un po’ imbarazzanti a dir la verità.

Per sicurezza però, la porta comunicante che avevamo in camera ho preferito non provare ad aprirla.

Viaggio nella West Coast 4 stati in 15 giorni

KANAB   12 Ottobre 2019

Di nuovo in marcia.. direzione Bryce Kanyon.

Il viaggio era lungo e io (stranamente) ho dormito per la maggior parte del tempo. Ma il problema di tutti quei riposini involontari in macchina, era il risveglio… mi risvegliavo con la stessa voglia di vivere di Daria e incattivita come Voldermort.

Non solo, sapevo anche che quella notte avremmo dormito in tenda, a -7°, in mezzo al deserto, in un posto abbandonato da Dio (lo so, perché alcuni parenti da casa ci tenevano a farmi sapere che il posto in questione era, citando il giornale locale, ‘Infestato da spiriti’ e animali selvatici! Bryce Luxury Camp).. si detto così può sembrare fighissimo, ma lì per lì l’entusiasmo tardava ad arrivare diciamo. Anche perché eravamo appena sopravvissuti alla notte precedente, perché sfidare ancora la sorte?

Arrivati al Bryce, abbiamo parcheggiato, lamenti miei di rito, foto di rito dall’alto del Canyon e breve occhiata alla mappa.

«Ci sono un sacco di trail carini da fare!»
«Si, ma io non ho mica voglia di camminare oggi.. son stanca!» come sempre.
«Ma va dai è figo, scegli dalla mappa una di queste camminate»
«Mmmm… che palle! Vabbè allora questa!»  Mi guarda storto.
«Beh? Che c’è?»
«Non puoi sceglierne un altro? Hai scelto l’unico con il simbolo della carrozzina per disabili accanto.»

Sbuffo. Attendo un po’, poi ritento.

«Ma scusa, guarda che posso anche aspettarti qui, siamo insieme 24/24 da 7 giorni, non succede nulla se ci separiamo per un paio d’ore… io mi metto qui, con la mia musica, scrivo un po’ e mi godo lo spettacolo

Niente da fare. Le ho provate tutte, fino a che ho dovuto cedere e seguirlo nella camminata. Ovviamente camminando emanavo la stessa aura di gioia di un My Little Pony.
Fino a che non l’ha detto.. Ebbene si, l’ha detto!

«Beh, ma se devi venire con quella faccia li fai a meno, sennò lo rovini anche a me!»

….Mai, mai, scorderà…l’attimo…la terra che tremò…

Racchiudendo tutto il mio pensiero in un unico gesto specifico e in un altrettanto specifico intercalare, ho iniziato a scendere per il Canyon da sola, più o meno alla stessa velocità di Taz il diavolo della Tazmania.

Chiaramente convinta che mi avrebbe seguito. Ma assolutamente non disposta a girarmi per controllare se lo stesse facendo.
Tranne verso metà discesa, quando mi sono girata solo per vedere la strada appena percorsa… per poi realizzare che probabilmente la mia avventura finiva là, perché la risalita non sarei mai riuscita a farla.

bryce canyon navajo

Ma di lui nessuna traccia.

«Ah. Non c’è! Allora col cazzo che risalgo!» e spinta da quella rabbia non sono più riuscita a fermarmi.

Ma più scendevo, più mi rendevo conto che la risalita, per me, sarebbe stata impossibile. Continuavo ad incontrare persone che stavano risalendo…
Ogni persona che incontravo stava combattendo una battaglia della quale non sapevo nulla, ma che sapevo, anche fossi stata gentile con loro, sarebbe toccata anche a me dopo.
25°, nel deserto, senza acqua e in salita per km di sterrato. (E in preciclo, anche se non lo sapevo ancora.)

«Vabbè arrivo solo fino alla fine della discesa e poi risalgo» (Facile dirlo mentre sei in discesa a velocità supersonica.) Ma no, la rabbia mi spingeva ad arrivare sempre un po’ più avanti.

Nel frattempo comunque avevo anche capito perché Carlo ci tenesse così tanto a farmelo fare… era davvero, DAVVERO una figata pazzesca quel Canyon.

Arrivata al punto più basso (il giro di boa), non avevo più scampo (né fiato).  O tornavo indietro scegliendo la strada che avevo appena percorso, sapendo quanto sarebbe stata dura, ma sapendo anche che avrebbe avuto una fine, o sceglievo di procedere e finire il trail, verso l’ignoto, nella speranza durasse meno della discesa appena fatta.

Ho ovviamente optato per la seconda, anche perché ancora non ero riuscita a fermarmi. E ad ogni passo aumentavano di pari passo; l’ansia, il pentimento e il dislivello.

Ho iniziato a macinare la risalita, manco fossi inseguita da una commessa di Kiko. Già dopo dieci minuti sentivo il cuore in gola, la sete e l’ansia. «E se svengo? O mi viene un attacco di panico? Qui da sola.. cosa faccio?»

bryce canyon navajo trail

Se mi fermavo, mi sembrava di svenire e mi salivano pensieri catastrofici, se andavo avanti ero ad ogni passo più vicina alla morte. Quindi mi fermavo per circa cinque secondi per poi ripartire e chiedere ad ogni 3 persone che incontravo «Scusa quanto manca alla fine?»
«Eh guarda non so dirti, mi sono fermata talmente tante volte per far foto.. è così bell..
Ma che cazzo me ne frega!!! Non puoi solo dirmi quanto manca??? Dai spostati allora fammi passare! Ne riparliamo quando ti toccherà la risalita, vediamo se farai ancora la splendida!

Stavo per morire, me lo sentivo.
Ad un certo punto guardando in alto, ho finalmente intravisto la balaustra dell’inizio percorso! LA LUCE!
Ma ero lontanissima, volevo morire.
«Scusi quanto manca alla fine?»
«Mmmm maybe fifty minutes! Enjoy it!»

ENJOY? 50 MINUTI???

Per un attimo ho riguardato l’alto e sono certa di aver visto San Pietro che mi sorrideva e leggendogli il labiale ho finalmente capito:

«Cogliona! Ti ha detto che mancano 15 minuti, non 50!»
Ah ok.
Ho racimolato tutta l’ansia, la sete e le forze che avevo e ce l’ho fatta! Sono arrivata alla fine.
Ero sfatta, finita, felice di essere viva, felice di aver superato tutto quello da sola. Ho fatto gli ultimi dieci metri con il cuore a tremila, le gambe cedenti e una sensazione di occhi pieni di lacrime.

In tutto ciò, lui ancora non c’era.
E’ arrivato dopo 10 minuti.
«Non litigheremo mai più!!E’ stata una delle prove più dure della mia vita. Non sapevo se ce l’avrei fatta! E invece eccomi qua…»
Lui mi guarda. Lo guardo. Mi guarda.
Scuote la testa.


«Che c’è?» Riscuote la testa. «Sei seria si? Scusa ma.. non ti sei mica resa conto che intorno a te era pieno di famiglie, anziani e bambini che facevano lo stesso percorso? Un percorso facilissimo che avremmo potuto fare tranquillamente in due ore? E poi, tutto ciò è durato solo 30 minuti eh…»
«AH! Beh allora sono stati tra i 30 minuti più lunghi della mia vita. Comunque ho fame, andiamo a mangiare?»
Scuote la testa ancora.

panorama arizona bryce canyon

Approfittando del Visitor Center del canyon per fare pipì e per il wifi, ci accorgiamo che nel frattempo dal campeggio nel deserto dove avremmo dovuto passare la notte ci avevano mandato una mail, per avvisarci che purtroppo a causa di un’infestazione di insetti non potevano ospitarci quella notte.
Si lo so cosa state pensando e vi fermo subito, NO, non l’ho mandata io la mail da un account falso. Purtroppo è andata davvero così.

Forse Dio voleva farsi perdonare per l’esperienza mistica appena passata nel Bryce Canyon.

Poco male, abbiamo prenotato in un altro posto a Cedar City. Abbiamo però optato per un cambio di rotta durante il percorso, così da poter attraversare le Dixie Mountains e così per caso, ci siamo ritrovati di fronte a forse uno dei tramonti più belli mai visti in vita nostra. Di quelli che ti lasciano senza fiato (Vero anche che di fiato, dopo la mattina non me ne era comunque avanzato molto).

dixie forest arizona bryce

Abbiamo aspettato che il sole sparisse completamente prima di risalire in macchina alla ricerca di un posto dove cenare. Cena a base di hamburger gigante per me (e meritatissimo, almeno il mio)e piattone di BBQ per lui. Eccezionali

Il nome del posto è : Rusty’s Ranch. Mentre quello dell’albergo ve lo risparmio perché; anche no.

CEDAR CITY   13 Ottobre 2019

Al mattino, nonostante il viaggio previsto per la giornata fosse lunghissimo, non abbiamo resistito e abbiamo dovuto fare un’altra bellissima passeggiata in mezzo a quelle montagne e a quei paesaggi da salvaschermo di Windows.

Anche se ormai mi sentivo una  Pro delle camminate in montagna, ne abbiamo scelta comunque una easy.

Ho anche avuto il tempo, mentre lui faceva qualche foto, di sedermi su un tronco e sentire.

Eravamo troppo in alto per poter sentire rumori di civiltà, quindi solo natura, solo i rumori del bosco, solo il rumore del vento d’autunno, quello fresco, ma che se si è con il sole in fronte, si sposa perfettamente. Che ti fa chiudere gli occhi e alzare leggermente il mento verso il cielo, per sentirne più che puoi.

panorama dixie forest

E riesci davvero a sentire tutto. Le foglie che si muovono e cadono, gli insetti e il silenzio. Un silenzio perfetto.

E respiri davvero.

USA: viaggio nella West Coast 4 stati in 15 giorni

Una volta ripresa la macchina e la marcia, ci siamo dovuti rifermare. Per forza.

chalet uncle sue arizona

Ci siamo trovati di fronte allo Chalet di Zia Sue.

Con un nome così, con lo stile casetta di Hansel & Gretel e con una montagna di zucche fuori.. non vi sareste fermati anche voi? Io mi stavo sognando da inizio viaggio una fetta di quelle tipiche torte alla zucca fatte in casa, alte più o meno come la Torre Eiffel e contornate da una tonnellata di panna montata. E se non li, dove?

Beh, la torta di zucca più buona mai mangiata.

torta di zucca chalet zia sue

Sarei rimasta la tutto il giorno a provarle tutte. Tanto la tazza di caffè te la riempiono ogni 5 minuti. Perché andarsene?
Ma il viaggio era lungo.
Direzione Las Vegas, ma prima..


Zion Park.
Altro Parco Nazionale assolutamente da vedere.


L’abbiamo attraversato tutto in macchina, e io credo di averne percorso ¾ se non tutto, come i cani, con la testa fuori dal finestrino e il vento tra le orecchie.
Mi continuavo a chiedere come fosse possibile meravigliarsi cosi tante volte in così pochi giorni di così tante cose?
E invece… è davvero possibile!
Pochi chilometri dopo la fine del parco è ricominciato il deserto.

Deserto. E ancora un po’ di deserto.
Sabbia e cactus. Cactus e sabbia. AH!!! A proposito. Io non so voi che idea abbiate del cactus, ma io fin da quando era piccola avevo un’immagine del cactus molto precisa, la classica. BEH mentivano! Non ho visto manco un cactus fatto così. E li ho cercati eh.. li ho cercati per tutto il viaggio, ma niente.

In ogni caso ad un certo punto del deserto, senza che tu ti possa accorgere di nulla:

SBAM!

 Sei dentro a Las Vegas baby!

las vegas viaggio

Esatto, sembra incredibile che proprio una città come Las Vegas, si trovi esattamente in mezzo tra il nulla e l’‘ancora più nulla’. E sicuramente catapultarsi lì dopo svariati giorni di natura, natura, paesino, natura, è un po’ destabilizzante.

Avevamo due notti a disposizione da passare lì, inizialmente ero un po’ scettica sul fatto di ‘sprecare’ ben due notti proprio a Las Vegas. Poi però ne sono stata felice.

La prima notte non puoi capire davvero la città. La prima notte la passi semplicemente ad ambientarti (per quanto una persona normale possa ambientarsi a Las Vegas), pensi di conoscerla già perché l’hai vista in un milione di film, di saperla affrontare.. ma la verità è che non è vero. Non sei per niente preparato.

venetian las vegas

Buttate in camera le valigie, doccia veloce e fuori subito.

La strada è una (la Strip), e quella ti fai. «Ma sì è una via sola, quanto vuoi metterci a farla tutta...»cit.

Tanto. Ci metti tanto. Non è lunga, è infinita. Se poi ti fermi (…ed è necessario!) a visitare ogni albergo o a vederti tutti gli spettacoli delle fontane al Bellagio(necessario anche questo!), può volerci anche tutta la notte.

Gli alberghi non sono veri alberghi, sono piuttosto mini città (neanche troppo mini in realtà, abbiamo visitato paesi più piccoli!).  Sono creati ad hoc per stupirti e disorientarti.

Entrare in un albergo e ritrovarsi in Piazza San Marco a Venezia, con addirittura il cielo azzurro sopra la testa. Uscire e trovarsi persone sulle montagne russe che ti sfrecciano ad un centimetro dalla testa,  il tutto sempre dentro un altro albergo. «Ohibò che stregoneria è mai questa?

Durante la passeggiata eravamo entrambi in silenzio, impreparati e anche un po’ a disagio.

Las Vegas è come una di quelle onde giganti, l’unica cosa che puoi fare è lasciarti travolgere e trascinare dove vuole lei che tu vada. Oppure è come farsi di funghetti allucinogeni. E così è stato. L’onda intendo, non i funghetti.

La cosa della quale però, non riesco ancora a capacitarmi, è come abbia fatto a tenermi sveglia fino alle 3.00 di notte. Io? Che alle 21.45 sono già in fase rem.

Per due sere di fila, ho guardato l’ora e senza che ce ne rendessimo conto, erano le 3 di notte.

Ebbene sì, lì non puoi dormire. Il rumore assordante delle slot, le luci abbaglianti ovunque e il free drink dentro i Casinò… Ah si giusto, ecco cos’è stato a tenermi sveglia!  Ed è forse anche il motivo per il quale si usa dire ‘Quello che succede a Las Vegas rimane a Las Vegas’, perché tanto il giorno dopo non ti ricordi un cazzo.

Las Vegas è irreale. E’ tanto, di tutto!

Consiglio: due notti sì. Di più no.

route america las vegas

LAS VEGAS 15 Ottobre 2019

Sveglia ancora a Las Vegas e partenza per la Death Valley.

Avevamo davanti circa 6h di macchina, dopo 4h di sonno, in mezzo al deserto, con circa 32° e con il ciclo… ovvio, quale giorno migliore per l’arrivo del Ciclo. (Mai arrivato in anticipo in vita mia. Ma vuoi mettere arrivare nella Death Valley!)

Beh vi dico solo che la Death Valley si è trovata faccia a faccia con la vera Death Valley.

death valley viaggio

In ogni caso, e non penso sia stata influenzata dal ciclo, o forse ero solo stufa di tutto quel deserto, ma non mi è piaciuta per nulla.. anzi. Non credo la consiglierei.

L’unica cosa che mi ha veramente lasciato senza parole è stato vedere un signore sulla 50ina fare jogging.

Nella Death Valley? Con 40°? E a 4 ore dalla città più vicina?  Eroe o suicida!

Viaggio nella West Coast 4 stati in 15 giorni

BAKERSFIELD 16 Ottobre 2019

Arrivati con ormai il buio intorno a Bakersfield; cittadina un po’ più grande di quelle visitate fino a quel momento. E con più grande intendo solo che c’era qualche fastfood in più oltre a Subway. Mangiato e dormito. Era solo una tappa per la notte.

Al mattino siamo partiti presto e io non vedevo l’ora.

sequoia national park

Finalmente direzione Sequoia Park. Forse una delle cose che aspettavo con più ansia di vedere… e nonostante questo di solito sia proprio il modo migliore per rimanere poi delusi, ne sono rimasta più che innamorata.

Un vero bosco, con i colori dell’autunno, pochissima gente, animali in libertà a pochi passi da noi e queste sequoie che dire maestose è dire poco.

Ero incantata. Era esattamente come me lo aspettavo, forse anche di più.

sequoia national park

Non sarei più andata via.. e anzi fosse stato per me, sarei tornata anche il giorno dopo.

Purtroppo però, alcune tappe del viaggio erano già prestabilite e i giorni limite per disdire gli alberghi passati, di conseguenza non avevamo molta scelta, se non assorbire tutto quel profumo di bosco in quella giornata.

Credo di aver fatto un milione di foto dentro quell’angolo di paradiso, ma nessuna che possa davvero rendere l’idea di come possa essere trovarsi dentro ad un bosco come quello, in Autunno.

Solo ad un certo punto, durante il viaggio di ritorno in macchina verso Lemoore, (dove avremmo dormito la notte) ho iniziato a sentirmi strana. Un po’ di giramento, un po’ di tachicardia e caldo.

Era ansia!

Era un po’ che non la sentivo e forse mi ero dimenticata come fosse.

Non riuscivo a capire come mai, proprio lì, in quel momento, dopo tutta quella meraviglia? Doveva essere impossibile averla.

Invece no.

Poi ho capito: quel mattino, mentre mi lavavo i denti , guardando il mio riflesso allo specchio, per un attimo il pensiero mi è andato a quello stesso gesto fatto mille altre volte, davanti allo specchio di casa, poco prima di uscire per andare al lavoro. Il pensiero era proprio lì, a quella routine totalmente meccanica e ripetitiva fatta senza nemmeno doverci pensare.. E a come sarebbe stato quello stesso gesto, rifatto a casa, dopo tutto questo?

E per tutto il giorno, il mio cervello ogni tanto continuava a tornare lì, al lavoro, a quel gesto, agli impegni. In maniera impercettibile. Come la lingua che batte sempre sul quel punto doloroso.

Lì per lì infatti non ci avevo fatto caso. Lì per lì erano solo pensieri, ma era la prima volta che tornavano. Vuoi il ciclo, vuoi la stanchezza o la ‘paura’ del rientro.. ma non sono passati senza lasciare il segno.

E quella sì era proprio Ansia. La solita ansia da «Ma perché se sto così bene ora, devo tornare a vivere come prima? Perché non si può vivere così? Vedendo posti bellissimi tutti i giorni? Meravigliandosi tutti i giorni per qualcosa di diverso? Creandosi le proprie giornate? Sentendosi vivi tutti i giorni.

Esatto, le stesse domande che mi ponevo vivendo la routine di tutti i giorni, ma che lì erano anestetizzate. Erano tornate perché, anche se mancavano ancora 5 giorni, avevamo finito le cose per le quali avevo aspettato di più in questo viaggio, quelle che più ci tenevo a vedere… e quindi iniziavo a sentire già la sensazione di fine, che arriva sempre dopo un viaggio.

sequoia rovesciata park

 USA: viaggio nella West Coast 4 stati in 15 giorni

CAMBRIA   17 Ottobre 2019

Semplicemente una città di passaggio nella strada verso San Simeon. Cittadina particolarissima, piena di localini e negozietti che visti da fuori sembrano semplici casette coloniali, ma dentro nascondono negozi di oggettistica di tutti i tipi, vestiti vintage e giardini interni immensi e bellissimi. Età media over 60, ma consigliatissima per una pausa pranzo + passeggiata.

san simeon california high 1

SAN SIMEON (stesso giorno)

Finalmente il primo tramonto sull’Oceano, con sottofondo di leoni marini che russavano.

Cena a base della tipica zuppa di pesce, condita da una tonnellata di burro e aglio, servita dentro un cesto di pane (Clam Chowder). Una cosa easy per aiutare la digestione che già era bloccata come il casello autostradale il 14 di Agosto.

Viaggio nella West Coast 4 stati in 15 giorni

MONTEREY  18 Ottobre 2019

Al mattino abbiamo percorso tutta la Highway 1, ovvero la famosa strada che costeggia tutta la California vista Oceano.

Meravigliosa. Ma che ve lo dico a fa’!?

Arrivati a Monterey (tappa che volevo fare assolutamente, solo per il fatto che ci fosse stata girata la serie Big Little Lies che io A D O R O).

big sur highway 1

Abbiamo trovato alloggio in un AirB&B, praticamente in centro e veramente bello. I prezzi, più ti avvicini a San Francisco, più cominciano ad aumentare.

La cittadina di Monterey è molto piccola, ma immensa messa a confronto di tutte quelle incontrate durante il resto del viaggio. Siamo arrivati verso il tramonto e quindi la passeggiata sul lungomare era d’obbligo.. e osservando l’Oceano ad un certo punto ho intravisto qualcosa in lontananza.

Ho provato un po’ a tirare gli occhi, (per quanto un miope possa tirare gli occhi) e sì, ho visto uno sbuffo uscire dall’acqua. Mi sono girata verso Carlo e anche lui stava guardando in quella direzione.

«Scusa, hai visto anche tu quello che ho visto io?»

balena monterey california

Eh si, era una balena!

UNA BALENA CAZZO!

Incredibile, cioè era davvero una balena vera! Nell’Oceano! Libera, non in quello schifo di acquari!

Neanche a dirlo, dopo mezz’ora siamo andati a prenotare per il giorno dopo un giro in barca per vederle.

Abbiamo speso $ 40, ma la sensazione che si prova la prima volta che si vede uno sbuffo da vicino e la coda di una balena libera, scomparire sotto le onde è qualcosa che vale molto di più. Consigliatissimo.

SAN FRANCISCO  18 Ottobre 2019

Un casino di auto, clacson, salite, barboni e odori, ci attendevano con il cartello ‘WELCOME’ a San Francisco.

Ma d’altronde ce lo aspettavamo. Purtroppo per adattarsi al ritmo di una città così dopo 14 giorni di natura, ci è voluto un po’.

Con San Francisco, sono stata onesta fin da subito, dicendo che tra natura e città purtroppo per me vinceva la natura, e quindi partiva già svantaggiata (madò se mi sentisse la me 19enne!), fortunatamente però avevamo lì un’amica locale, che ci ha fatto scoprire gusti, luoghi e sfaccettature, che da soli non avremmo mai percepito.

Ci ha accompagnati a vedere qualche tappa obbligatoria (Twin Peaks, Haight-Ashbury Castro), ma per il resto ci ha semplicemente mostrato com’è la vera San Francisco. Che come tutte le città va solamente vissuta se vuoi davvero coglierne l’essenza. Ecco perché non ho molto da dire su questa città… o forse perchè semplicemente ne hanno già scritto molto, molti altri prima di me.

L’ultima sera, anche se stanchi, ci siamo concessi una passeggiata notturna. Forse un po’ per aggrapparci a quell’ultima notte. Sapendo che un viaggio così, se sei una persona come noi, che vuole vedere più mondo possibile, non lo rifai due volte.

Il mattino successivo infatti lo abbiamo dedicato tutto a stare distesi nel parco della città, con caffè e muffin, a osservare un po’ quella quotidianità.

Mentre ero lì, non avevo ancora realizzato che figata di viaggio fosse stato tutto questo. Ma ora.. ora che ho rivissuto tutto rendendolo indelebile qui, ho davvero realizzato cosa sia stato.

I consigli di viaggio (per quanto una come me possa dare consigli di viaggio) ve li racchiudo tutti: QUI

Ma IL consiglio che mi sento di darvi senza alcun dubbio, se decideste di fare questo viaggio con qualcuno ovviamente, è: scegliete questo qualcuno con cura. Qualcuno con cui essere in simbiosi, con cui sentirvi a vostro agio sempre, con cui giocare a ‘Indovina a chi sto pensando!‘ in macchina o con il quale rimanere per ore in silenzio senza nessun imbarazzo. Le ore di viaggio sono molte e il vero viaggio, sarà quello, più che le tappe che sceglierete di fare.

Un viaggio cambia le persone. Viaggi come questo, cambiano tutto.

Vi lascio QUI  tutti i consigli che potrebbero esservi utili, e per  consigli utili intendo anche la Playlist del viaggio. (Non sprecatela!)
E come sempre, per qualsiasi cosa, scrivetemi. Qualsiasi.

golden gate san francisco california
viaggio west coast usa california

USA West Coast on the road

USA West Coast on the road UN Viaggio di  15 Giorni attaraverso 4 Stati (California, Arizona, Utah e Nevada).

Si insomma ce l’abbiamo fatta.
Dopo i cambi di lavoro, i traslochi e tutti i «Quest’anno non è il caso, magari l’anno prossimo riusciamo!», ci siamo finalmente convinti a prenotare. Con circa 4 mesi di tempo per mettere da parte i soldi e un’app che mi ha salvato per fortuna.
Ho realizzato il tipo di viaggio che stavamo per fare, tre giorni prima di partire.

Durante il momento di fare la valigia. Quel momento nel quale hai la valigia vuota in fondo ai piedi del letto e l’armadio aperto, ed inizi a guardare prima uno e poi l’altro, poi l’uno e poi l’altro.. in loop per ore. Lì ho capito. Ho capito che non ce l’avrei mai fatta.

MILANO MALPENSA 7 Ottobre 2019

Aereo per Los Angeles ore 13.

Sveglia da Padova ore 6.45 (sai il traffico, gli imprevisti,…)

«Si dai facciamo colazione in aeroporto con calma!»
Siamo arrivati puntuali, puntualissimi, ma controlli infiniti, (Sapete tutti i “Bisognerebbe essere in aeroporto sempre due ore prima”, che non sono mai serviti a nulla in realtà, ecco si, in un volo così si!).

«Cavolo ma stanno già imbarcando?»

Si stavano imbarcando. Quindi no colazione, no pranzo, no niente.

«Ma io ho fame cazzo!»  Va bhé. Ci imbarchiamo.

«Posto finestrino?»

Ovviamente no. Corridoio. «Meglio no? Così allunghi le gambe!» Eh si certo, così se volessi potrei far lo sgambetto alle hostess, che magari si incazzano e mi fanno l’upgrade in business.

In ogni caso avevo fame. Tanta. Ma mancava troppo tempo prima che portassero qualcosa di commestibile, quindi come faccio sempre, ho pensato che l’alternativa migliore per attendere quel momento fosse dormire. Io narcolettica, che in un viaggio in macchina di dieci minuti fino all’Ikea mi addormento a portiera chiusa, faccio un breve calcolo mentale di quando posso addormentarmi per essere in linea con il fuso orario. No, non ora. Peccato.

Accendo lo schermo per vedere almeno che film ci sono.
GREY’S ANATOMY

Uau alla grande!Metti che uno non si ricordi le statistiche di quante volte nella vita si può prendere un aereo che poi precipita..
Play.

Ancora prima del decollo dormivo già, in una di quelle posizioni scomodissime che ti fa maledire il tuo amore per viaggi. Cioè appena ti ritrovi le ginocchia in gola e Derek Shepherd che ti guarda negli occhi ad un centimetro dalla faccia.Sogno?

No. La tipa di fronte a me ha pensato di tirar giù lo schienale manco fosse in spiaggia a Copacabana. Così per 12 ore di fila.

Ho scoperto solo le ultime 4 ore che in fondo all’aereo distribuivano snack e bibite, gratis.

«E tu dov’eri? Dormivi?»

Macché, ero solo incastrata.

USA  West Coast on the road: 15 Giorni, 4 Stati (California, Arizona, Utah e Nevada)

LOS ANGELES (stesso giorno)

Atterrati finalmente.

Usciamo dall’aeroporto con nelle orecchie:

CALIFORNIAAAAA..

CALIFORNIAAA..

HERE WE COMEEE!

Occhiali da sole, cielo azzurro, gente in infradito, palme..

No un cazzo, non è vero.

Siamo arrivati alle 18.30 e fuori era già buio.  Navetta fino al noleggio auto e via fino al Motel prenotato.
Classico Motel americano.

E quando dico classico so già che non serve descriverlo perché sappiamo tutti com’è fatto. Insegna luminosa, arredamento basic, malattie veneree sulla moquet e quell’alone misterioso del “Chissà quante cose strane stanno succedendo dietro quelle porte’’.

Tempo di realizzare e mettere giù le valigie, che ci siamo resi conto di avere non poca fame. Forse più sonno, ma anche fame.
Ultimo sforzo prima di andare a letto.. la ricerca di cibo! Il quartiere era abbastanza triste, ma avevamo calcolato di doverci solo dormire quindi non avevamo previsto passeggiate notturne.

OH UN MCDONALDS!

Sta chiudendo.

«Ma come sta chiudendo? Un Mcdonalds a Los Angeles che chiude alle 21.30?’»  Sì!

Fortunatamente i ragazzi che ci lavoravano dentro, probabilmente impietositi, ci hanno aperto. Non abbiamo voluto approfittare del loro buon cuore californiano e abbiamo preso il tutto da portar via.

Per poi mangiare seduti sul letto nel motel, prima di collassare nel sonno ancor prima di aver finito di masticare.

Ancora non riuscivo a crederci. Mi sembrava tutto surreale e finto, poi per fortuna ho iniziato a sentire i due coinquilini dell’appartamento sopra il nostro, meno stanchi di noi, che si intrattenevano. Probabilmente ad una partita di Scopone Scientifico, vista l’enfasi; e allora ho finalmente realizzato dov’eravamo.

LOS ANGELES 8 Ottobre 2019

h. 5.15 am

SVEGLIAAA!

Mi chiedo perché organizzare e pianificare un viaggio mesi prima, quando puoi tranquillamente usare il tempo che ti concede il jet lag la mattina presto.
Abbiamo aspettato un orario ragionevole e siamo finalmente partiti.

Prima tappa prevista: LOS ANGELES

Dopo aver sentito così tanti «Ah L.A è proprio una merda! Non c’è nulla», alternati ad altrettanti «Si potete anche saltarla tranquillamente», non vedevamo davvero l’ora di vederla.

Personalmente volevo solo un caffè, poi potevamo anche andare via. Ero in astinenza da caffè da 2 giorni ormai. DUE GIORNI!

Abbiamo cercato un posticino dove fare la prima ‘tipica’ colazione, che fosse vicino a Venice Beach  (unica cosa che volevamo davvero vedere!). E lo abbiamo trovato. Classico posto da Los Angeles, hypster, vegan e che ti fa pagare 25$ un pancake integrale, anche se bellissimo da vedere.Los angeles colazione viaggio usa

What are you grateful for?: il caffè, era davvero buono.

Comunque sì, tutto sommato non avevano poi tutti i torti, Los Angeles  non ci ha entusiasmato. Vero anche che non le abbiamo concesso sta gran possibilità di strabiliarci.

Cielo azzurro, palme, il lungomare, i 25° costanti, l’atmosfera rilassata, le strade larghissime… non lo so, sarà forse per la nomea che si porta dietro, ma non ti da l’impressione di essere una vera città. Una città vissuta. Sembra tutto finto, costruito per girarci un film, di plastica.
Ma comunque visto che eravamo di strada in macchina abbiamo optato anche per un giretto a Beverly Hills.

Così tanto per ricordarci che siamo poveri.

E anzi per aumentare il carico, abbiamo pranzato assieme ai giardinieri del posto (Puoi fare il giardiniere solo se sei messicano e se hai un Pickup, sennò non ti assumono. Non ci credete? Andate a rivedervi la puntata nella quale Marissa Cooper se la faceva con il giardiniere!).

Ma cos’è che stavo dicendo..? Ah sì, ad ora di pranzo si possono trovare parcheggiati lungo i vialoni alberati, dei food track messicani, dove i giardinieri del posto sono soliti passare la pausa pranzo. In effetti ci sentivamo un po’ fuori luogo tra tutti quei villoni e quei giardinieri da film.

Ma oh, forse il  Burrito più buono mai mangiato.

Tempo di finirlo e siamo partiti.

USA  West Coast on the road: 15 Giorni, 4 Stati (California, Arizona, Utah e Nevada)

BARSTOW

La prima vera tappa del viaggio era proprio Barstow. Due ore di strada da Los Angeles, a metà strada dalla Monument Valley, in mezzo al nulla cosmico.Ma lì è tutto in mezzo al nulla cosmico. Tra un paese e l’altro ci sono (quando va bene) almeno due ore di macchina.

E per paese intendo tra le 4 e le 6 case. E per case intendo dei container con un pickup parcheggiato davanti.

Dalle sei alle dieci case (prefabbricate come quelle dei Simpson) è definita ‘città’. Dalle dieci case in poi è metropoli.

Ma dicevamo, Barstow… dicevamo cosa? Non c’è molto da dire su Barstow. Qualche casa, un dinner, un vecchio market che in confronto quello di Apu è un centro commerciale, un Subway e un Walmart (immancabili).

Ah e il nostro Motel. Forse il peggiore di tutta la vacanza.

BARTSOW 9 Ottobre 2019 

Sveglia 5.20 am.

Non abbiamo nemmeno aspettato un orario decente per uscire stavolta. Tempo di prepararci e ricaricare le valigie in auto e via di nuovo.

La città era ancora deserta e l’aria era davvero fredda, ma il sole stava arrivando. Era la prima alba nel deserto. Colazione nel Dinner della città, aperto 24h/24h, pancakes, bacon, uova, patate e caffè ad oltranza. Giusto il tempo che finissero i 92 minuti di applausi del nostro colesterolo e siamo partiti. Partiti davvero.

Da lì è cominciato il viaggio vero.

No non è vero scusate, ci siamo prima fermati da Walmart. Ma poi da lì siamo partiti veramente.

barstow usa california viaggio

Strade infinitamente lunghe, distese di sabbia, montagne di roccia rossa e palle di paglia trascinate dal vento.

Dopo circa due ore di strada siamo, casualmente, arrivati ad Oatman. Una breve sosta tanto per sgranchire le gambe. Appena scesi dall’auto è partita in sottofondo (nella mia testa) la sigla di ‘Per un pugno di dollari

Non serviva nemmeno troppa  immaginazione, era esattamente come essere nel lontano West.oatman città fantasma arizona

Il problema di queste cittadine sperdute in mezzo al nulla è che i film ce le hanno propinate in tutte le salse da sempre, quindi il confine tra realtà e commercialata è sottilissimo, non sai mai se stupirti o storcere il naso.

Il giro dell’intera città è durato in tutto circa 25 minuti, compresi quelli usati per fare pipì e bere qualcosa nel tipico Saloon. Per poi ripartire, direzione Flagstaff. (circa 3 ore di auto)

USA  West Coast on the road: 15

Giorni, 4 Stati (California, Arizona, Utah e Nevada)

FLAGSTAFF

Non so bene in che punto del percorso, ma ad un certo intorno a noi ha smesso di esserci deserto e desolazione, ed ha iniziato ad esserci un paesaggio che io amo. Montagna.flagstaff arizona usa

Autunno in montagna. Occhi a cuore si.

Purtroppo abbiamo avuto poche ore di luce una volta arrivati li, e quelle poche le abbiamo dedicate al tramonto sul Red Rock. Del quale ho scoperto l’esistenza per caso collegandomi con il wifi dell’albergo. «Sembra figo, cosa dici andiamo a dare un occhio?ͧ»

Era davvero figo. Soprattutto a quell’ora.  Nella quale capisci il perché di quel ‘Red’ nel nome. Figo si, la prima mezz’ora. Poi però se sei li con un fotografo  dopo un po’ ti rompi i coglioni, e allora ti metti seduta in macchina a goderti il tramonto, mangiando patatine al bacon.

Sono arrivata in albergo che non stavo molto bene. Patatine, miste a Jet lag, miste a caldo/freddo = a letto alle 20.

Ma oh, sveglia alle 5.30!

SVEGLIA SVEGLIA SVEGLIA!

FLAGSTAFF 10/10/19

Quel paesaggio di montagna, l’aria fresca del mattino e i colori dell’autunno. Non so quante volte in pochi km ci siamo fermati per adorare quella vista.

Ad un certo punto abbiamo visto una stradina laterale che si snodava dal quella principale, per addentrarsi in un bosco non troppo fitto..

Neanche a dirlo, abbiamo svoltato.Flagstaff Arizona california viaggio

L’abbiamo percorsa lentamente, quasi a non voler disturbare a quell’ora. Qualche cassetta della posta tipica a bordo strada.. e delle bellissime villette nascoste in mezzo agli alberi ogni tanto si facevano intravedere.

Non solo, abbiamo incrociato una coppia sulla 50ina (abitante in una di quelle villette probabilmente), in passeggiata mattutina. Pantaloni del pigiama, giacca pesante, mug di caffè fumante in mano e i due cani liberi di passeggiare davanti a loro. Incuriositi noi di vederli e incuriositi loro di vedere facce sconosciute in quel posto così magicamente sperduto, ci siamo fermati per due chiacchiere. E come regola vuole, noi innamorati di quel posto e loro innamorati dell’Italia.

Lo so si, le routine degli altri sono sempre migliori viste così. Ma anche volendo smorzare la magia di quel momento, pensando che semplicemente stavano solo facendo colazione portando fuori i cani per poi recarsi al lavoro, come tutti… se me l’avessero chiesto in quel momento, probabilmente avrei messo la firma per rimanere li.

Vorrei davvero provare a descrivere quello che abbiamo provato vedendo tutto questo.. fosse anche solo per quella camminata con il sole del mattino.Flagstaff Viaggio usa autunno ottobre

Si ok, ora lo dirò..

Ora dirò una cosa impopolare o forse semplicemente dettata dal fatto che magari tutta la meraviglia di quel giorno l’avevo usata per quel panorama, ma la seconda tappa della giornata prevedeva il Gran Canyon.

Ecco beh, non mi ha entusiasmato allo stesso modo. Bello eh! Immenso! Maestoso! Ma boh..

Forse perché era una cosa decantata da sempre, da tutti. O magari perchè era una cosa programmata. O semplicemente perchè davvero non mi è piaciuta… Mi sento indubbiamente immeritevole quando dico queste cose, perché sono consapevole sia qualcosa di assolutamente da vedere e unico, ed ecco perché lo consiglio a prescindere dal mio giudizio ovviamente. Ma ad empatia, per me no.Cervo mulo grand canyonc

L’unica cosa che mi è piaciuta del Gran Canyon è stata fare amicizia offrendogli da bere a Coso (animale non ben definito, forse Cervo Mulo, probabilmente femmina.). Con il quale sarei rimasta volentieri ad interagire per il resto della giornata.

Terza tappa della giornata invece era la Monument Valley. Avevamo prenotato  con non poca difficoltà, in uno dei due alberghi situati proprio dentro la Valley… per avere poi al mattino la possibilità di vedere l’alba senza doversi alzare ad orari improponibili (l’alternativa è Kayenta, ad un’ora di macchina e con le stanze agli stessi prezzi).

Purtroppo i due alberghi in questione, sapendo di non avere ‘rivali’ nelle vicinanze, si fanno pagare. Molto bene aggiungerei.

L’esperienza che abbiamo avuto noi, con uno dei due alberghi in questione è stata veramente pessima. Salvata solo dallo spettacolo che la natura tutt’intorno ci ha regalato al mattino.Monument valley tramonto alba

Siamo arrivati all’orario del tramonto, e anche quello ce lo siamo decisamente goduto. Il consiglio che posso dare è di farvi scorta di cibo prima di entrare nella valle, perché così come gli alberghi hanno il monopolio sul ‘dove dormire nella valle‘, anche gli unici due ristoranti ce l’hanno sul ‘che ce magnamo stasera’.

Ma dicevo.. ci siamo svegliati al mattino presto. Ecco si ci siamo svegliati senza sapere però che ora fosse, purtroppo paese che vai fuso orario che trovi. L’orologio della camera faceva un orario, quello del mio telefono un altro, quello di Carlo un altro ancora e quello della macchina, indovinate un po’… un altro si.

Nemmeno nelle serate più alcoliche eravamo così disorientati. Purtroppo di tutti gli stati toccati durante il viaggio l’Arizona è l’unica a non applicare l’ora legale. Ad eccezione però della Navajo Nation che per l’appunto è dentro l’Ariziona ma applica comunque l’ora legale. Quindi boh, non chiedetemi che ora fosse. In ogni caso non eravamo gli unici ad esserci alzati a “quell’ora”, qualsiasi essa fosse.

Tutti assonati, ma soprattutto tutti infreddoliti (-5°! Si esatto -5°) a godersi lo spettacolo del sole che sorge nella Monument Valley. E che spettacolo ragazzi! Monument valley alba viaggio

Finita l’alba, abbiamo atteso che le dita ci diventassero blu dal freddo e ci siamo rimessi in macchina.

Culo vuole che fossimo i primi ad entrare per il giro dentro la Valle. La sabbia sulla strada era ancora immacolata, senza alcun segno di passaggio, il sole basso e la roccia delle montagne che ad ogni minuto arrossiva sempre di più.  Pazzesca si!

Poi però… COFFEE’. I NEED COFFEE!

Siamo usciti dalla Monument, e ci siamo fermati al primo bar trovato lungo la strada. Anzi il primo bar usciti dalla valle, a Kayenta per la precisione. Litro di caffè e pancake.Ok ora ero pronta.Cafe amigo keyenta monument valley

Due ore e mezza di macchina, direzione Page: Antelope Canyon.

L’Antelope Canyon, (tappa a mio parere obbligatoria, ovviamente detto con il senno di poi), dicevano andasse prenotata mesi e mesi prima. ”Pffff, in Ottobre, figuriamoci se non c’è qualcuno che all’ultimo tira pacco, figurati se andiamo la e non ci fanno entrare…” cit.

Coda infinita di gente. Si forse era meglio prenotare i biglietti.

Ovviamente il turno di punta, cioè quello tra le 10.00 e le 12.00 dove la luce è perfetta, era non pieno, di più.

Ci hanno trovato un posticino in quello dopo. L’Antelope Canyon per chi non lo sapesse è diviso in due, c’è il Lower e l’Upper.Upper antelope canyon

Noi siamo andati all’Upper, voci di corridoio ci dicevano che fosse il più bello, altri che lo fosse il Lower, altri ancora che fosse da farli entrambi.

Il Destino però ha voluto che trovassimo posto solo in uno dei due, ma il Destino ha anche voluto che nella vita fossimo poveri, quindi anche avessimo trovato posto in entrambi non gli avremmo mai dato altri 60$ per l’altro.

Ma oh, se con voi il Destino dovesse essere stato meno stronzo, visitateli entrambi chiaramente.

La visita una volta era libera ora invece è guidata, perché sfiga vuole che nel 1997 purtroppo a causa di un’inondazione alcuni turisti morirono annegati. Paura eh!? Lo so.

Ma voi avrete il vostro Navajo di fiducia, che non solo vi guiderà a bordo di un furgoncino fino al Canyon, ma vi farà pure un corso accelerato di fotografia.  Eh si, loro sanno esattamente quali sono i punti più instagrammabili e soprattutto quali filtri usare per farvi fare i big like.

Dategli un telefono e vi solleveranno i followerz.antelope canyon viaggio usa arizona

Diciamo che sì, questa cosa fa un po’ scemare il fascino del posto, ma tant’è..  rimane comunque una figata.

Appena siamo usciti il sole stava iniziando a congedarsi, quindi ci siamo subito diretti all Horseshoe Bend. Altra tappa obbligatoria, a detta di tutti quelli che prima di noi avevano già affrontato quel viaggio. Era a veramente pochi km dall’Antelope. Ma soprattutto era gratis, a parte i 10$ di parcheggio (……).

Ecco l’Horseshoe Bend è una di quelle meraviglie naturali, che quando ti affacci e lo vedi, pensi davvero che la Natura a volte faccia delle cose assurde. Neanche a dirlo, pienone anche lì. Il posto è veramente grande quindi c’è posto per tutti e per tutte le angolazioni.  Come dicevo qualche riga più su, fortuna o sfortuna, quando si viaggia con un fotografo, si ha molta più possibilità di apprezzare tutta quella meraviglia. Si perché, siamo tutti abituati a ricercare lo scatto perfetto, ma senza davvero ‘vedere’ quello che abbiamo di fronte. Con un fotografo, hai tutto il tempo di fare entrambe invece.

Horseshoe bend, arizona west coast Puoi passare i primi dieci minuti a fare qualche scatto e poi i restanti 50 a riflettere sulla bellezza del posto, sul senso della vita e su cosa vuoi mangiare a cena. E così ho fatto, perché si lo ammetto il posto ti lascia davvero a bocca aperta.. ma io ero totalmente rapita dalle persone. Credo che le mie orecchie abbiano assorbito in quell’ora, almeno 15 lingue diverse.

Una concentrazione di persone tutte da nazioni diverse. Tutte concentrate a vincere il premio di selfie più figo, in posizioni improbabili, con sorrisi improbabili e sempre un passo più vicino alla morte.

Più vedevo le scene e più mi chiedevo come fosse possibile che non fosse mai morto nessuno in quel posto. Per me era totalmente impossibile. Uno strapiombo altissimo, nessuna recinzione di nessun tipo e la stupidità della gente. Avete presente quelle foto pazzesche che vedete su IG, di ragazze sul bordo più estremo di un Canyon. Perfettamente baciate dal sole, mentre osservano il vuoto, alla ricerca di frasi a cazzo da abbinare alla foto? Ecco, le fanno li.

Le fanno i fidanzati ovviamente. Poveretti. Mai uno che dando indicazioni su dove posizionarla per far la foto, esageri con i ‘Un po’ più in la!’

Scusate vaneggio… No però volevo dire che, ciò che forse più (ignorantemente) mi ha colpito, di tutto quello spettacolo, era forse proprio quell’osservare le persone. Tutte quella gente dal mondo, li in quel posto, in quello stesso momento, per quello stesso tramonto.Horseshoe bend arizona viaggio

E comunque poi mi sono informata e si avevo ragione, ogni anno muoiono tante persone, per un pugno di like in più. Io mi cagavo sotto solo a guardarli, io che inciampo anche sulla mia stessa ombra, mi sono assicurata di stare ben lontano dal bordo ad osservare quello spettacolo così naturalmente innaturale.

Ma tant’è.. finito ciò ci siamo rimessi in marcia in direzione  Kanab, anzi per l’esattezza a Big Water dove avevamo prenotato un B&B per il quale abbiamo dovuto seguire le indicazioni che ci aveva dato via mail la proprietaria, perché arrivati ad un certo punto finiva il mondo e quindi o seguivamo le sue indicazioni o avremmo dormito in macchina.

Il posto era veramente disperso in mezzo al nulla, non è stato facile trovare la casa.

Strada sterrata in mezzo al deserto, buio totale, davanti a noi solo gli occhi di un gufo illuminati dai fari della macchina. Poi l’abbiamo vista. L’unica casa in mezzo al nulla, con le finestre illuminate e delle macchine parcheggiate fuori. Doveva sicuramente essere la nostra. Più ci avvicinavamo e più ci rendevamo conto che tutte quelle macchine parcheggiate lì di fronte, erano ammaccate, senza targa e con i finestrini rotti. Anche se un po’ inquietante, non avevamo alternativa.. il paese più vicino era a circa due ore di strada.

E abbiamo bussato…

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West Coast in Ottobre: clima, tappe e consigli utili

Viaggio nella West Coast in Ottobre: clima, tappe e consigli utili

Racchiudo qua tutto ciò che penso possa essere utile a chi vorrà come noi, fare questo viaggio. Tutto ciò che leggerete è  SOLO per chi opterà per farlo in OTTOBRE.

Salterò le cose fondamentali come “E’ meglio fare l’Assicurazione sanitaria?” e “Qual è il miglior periodo?” , la prima perchè la risposta sarà sempre SI, SI e ancora SI. E la seconda perchè non lo so, io l’ho vista solo in Ottobre e l’ho adorata.

Prezzo totale per l’intera vacanza, comprensivo di tutto (voli, assicurazioni, noleggio auto, carburante, alloggi, cibo e varie): € 2100 a persona. 

Ma passiamo alla pratica:

West Coast in Ottobre: clima, tappe e consigli utili

VALIGIA

Non so voi che rapporto abbiate con la preparazione della valigia, ma il mio non è un granché.. anzi. Odio farla. Soprattutto per un viaggio in cui passi dai -7° ai 32° in una sola giornata.  Personalmente a parte una prima fase di ‘Non ce la farò mai‘, ho superato il tutto con il classico ‘Ma sì, compro tutto là che costa poco!’.

ERRORE.

Non so se fosse perché sto invecchiando o perché il dollaro non conviene più, ma non ho comprato nulla lì, costava come in Italia. Quindi, essendomi portata via pochissimo, sul finale sono rimasta in braghe di tela. Nel vero senso del termine.

Cose che mi sono tornate utilissime: Jeans, pantaloni della tuta, t-shirt, felpa (felpata), felpa termica leggera ma felpata e con zip + cappuccio, intimo termico (all’occorrenza), scarpe da ginnastica, una giacca mezza stagione (tipo quelle in pelle) e una più pesante tipo piumino. In base ai giorni, scegliete voi quanti pezzi per ciascuna di queste cose portarvi via.

TAPPE 

1. LOS ANGELES

Confermo quello che avevano detto quelli prima di noi, una notte si, di più anche no.  La temperatura è californiana, quindi minima 22° massima 27°. Abbiamo alloggiato all’ EMPIRE INN MOTEL , consigliato: SI. Per il mangiare, ovunque.. ma soprattuto i Burrito nei food track messicani che troverete lungo i viali a Beverly Hills.

2. BARSTOW:

E’ semplicemente una tappa intermedia tra Los Angeles e il Gran Canyon, passando per la Route 66. E’ deserto quindi durante il giorno farà caldino (27-30°) mentre la sera e al mattino presto, scenderà di almeno una decina di gradi.  Non c’è assolutamente nulla da vedere a parte una figata di Outlet, in cui potrete passare il tempo aspettando di andare a letto. Per cenare, ci sono un paio di localini, ma Denny’s (dinner aperto 24/24) è una certezza assoluta, soprattutto per la colazione.  Alloggio ROUTE 66 MOTEL. Consigliato: NO

3. OATMAN:

E’ stata solo una deviazione sulla strada verso il Gran Canyon, è una cittadina un po’ commerciale ma caratteristica, vale la pena farci un giretto. Non ci vuole più di mezz’ora. Sempre in mezzo al deserto. Visitata intorno ad ora di pranzo c’erano circa 28°.

4. FLAGSTAFF:

Quando arriverete non vi sembrerà, ma è ad un altitudine di 2000 m. quasi. Montagna a tutti gli effetti. Scenderete dalla macchina in maniche corte. ERRORE 2. Fuori saranno circa 7/8 gradi. La cittadina è molto carina, tipica di montagna. Ancora di più Sedona, se avrete la macchina, consiglio di farci un giretto la sera. Di localini è pieno. Per dormire abbiamo scelto SUPER 8, è un catena, costa poco e ha delle stanze veramente belle.

5. MONUMENT VALLEY:

Qui purtroppo il mio consiglio è un po’ forzato. Se volete vedervi alba e tramonto dentro alla Monument senza fare troppa strada, l’unico modo è dormirci dentro. E per dormirci dentro le alternative sono solo due: GOULDING’S LODGE o THE VIEW . Sanno che possono farlo e quindi tengono i prezzi altissimi. Noi abbiamo tenuto d’occhio le stanze per mesi, ogni tanto i prezzi scendevano, ma rimanendo comunque altissimi. Se potete permettervelo sicuramente prenotate con booking a cuor leggero. Altrimenti come noi, tentate di scrivergli una mail vedendo se (un mesetto prima, non di più) vi trovano un posticino. Con noi sono stati stronzi, e ci hanno fatto pagare un buco di stanza, negli alloggi lontani dall’albergo, e senza wifi, circa $170. Tantissimo. Stessa cosa vale per il cibo. Come detto nell’articolo, i ristoranti e gli alberghi hanno il monopolio. Non valgono assolutamente i soldi che chiedono. Ma se per il dormire non avete scelta, per il mangiare si. Prima di arrivare dentro alla Monument fate scorta di cibo nel primo supermercato che trovate.  Colazione fatela al CAFE’ AMIGO ,  Lo troverete a Kayenta, appena fuori dalla Monument Valley, ambiente cordiale, caffè e pancake super.

6. ANTELOPE CANYON:

La visita costa 30$, sia per il Lower sia per l‘Upper. Non chiedetemi quale sia il migliore, perché come già detto non lo so, avendone visto solo uno. MA se avete soldi, fateli entrambi sicuramente. Confermo che anche senza prenotare, un buco lo si trova.. ma forse abbiamo avuto culo noi. Essendo una tappa certa da fare, forse prenotare per tempo è meglio. La visita dalle 11 alle 14, è quella con la miglior luce per le foto. Più di questo l’unica cosa che mi sento di dirvi è: non perdete troppo tempo a far foto, il Canyon dentro racchiude tutto ciò che la natura è in grado di fare.. poche cose al mondo saranno così spettacolari, godetevelo. Consigliato: ASSOLUTAMENTE SI.   HORSESHOE BEND: Beh è a due passi dall’Antelope Canyon ed è gratis, (ma anche fosse a pagamento) quindi consigliatissimo anche questo assolutamente.  Alla notte abbiamo alloggiato a PAGE, anche questa è stata solo una tappa notturna, purtroppo essendo una cittadina molto piccola e molto dispersa non c’è grande scelta, ma se volete vivere l’esperienza che abbiamo fatto noi, vi consiglio di cercare un alloggio su AIR B&B

7. BRYCE CANYON:

A parte la mia esperienza mistica avuta in questo magnifico Canyon, non posso non consigliarlo. E’ spettacolare. Anche solo per sgranchirsi le gambe dopo tutte quelle ore di macchina. Non sembra, ma è in montagna, quindi quando sarete ad ammirarlo dall’alto forse tirerà un po’ di aria (felpa e giacca), camminando per i percorsi, arriverete a stare in maniche corte al sole, ma all’ombra farà freddino. Lo so, non sono d’aiuto così.. boh, vestitevi a strati.  se avrete più fortuna di noi, vi consiglio di prenotare la notte al  BRYCE LUXURY CAMPING. Dormirete in un’enorme tenda in mezzo al deserto, la tenda più vicina sarà ad almeno dieci minuti di macchina, non ci sarà nessuno e niente intorno a voi… lo so può far paura, ma se troverete una nottata senza nuvole, guardando il cielo vi accorgerete di quanto ne valesse la pena. Farà freschino alla notte, avrete la legna per il fuoco e tutto, ma saranno almeno 5/6° sotto zero. Noi purtroppo non siamo riusciti a dormire lì a causa di un’infestazione di insetti. Abbiamo ripiegato in velocità, in un motel a CEDAR CITY.  Consigliato: N

8. DIXIE FOREST:

Non era prevista come tappa nell’itinerario che avevamo programmato, ma l’inconveniente degli insetti ci ha portato a fare una piccola deviazione. Che per assurdo si è rivelata essere una delle cose migliori che potessimo fare. Abbiamo visto dei posti incredibili e mangiato in locali dispersi nel nulla ma meritevoli di lode. (Per la migliore torta di zucca mai mangiata: ‘Aunt Sue’s Chalet e per della buonissima carne al BBQ: Rusty’s Ranch)

9. ZION NATIONAL PARK:

Altro parco nazionale, spettacolare. Noi lo abbiamo percorso semplicemente in macchina. C’è una splendida strada panoramica che lo taglia tutto da inizio a fine.. consiglio però di informarsi sui vari punti visitabili a piedi, perché ce ne sono alcuni che sono veramente obbligatori da vedere.

10. LAS VEGAS:

Beh.. sì, bisogna passarci. Molti la vedono quasi ad inizio viaggio, noi l’avevamo posizionata a metà percorso. Non c’è molto da consigliare a Las Vegas, ne per mangiare, nè per dormire. Sia per uno che per l’altro, dovrete solo scegliere tra una miriade di opzioni, tutte più o meno similari.  Unico consiglio, come già accennato, non usate più di due notti. Noi abbiamo alloggiato allo Stratosphere, per una cifra incredibilmente bassa. Ah per gli spostamenti, l’unico mezzo quasi economico sarà l’autobus, l’abbonamento sarà per un’ora o per massimo 24h. Un po’ inculata, quindi valutate bene a che ora obliterarlo. Se optate per i vostri piedi, sappiate che ad una certa della notte ve ne pentirete, poi non dite che non vi avevo avvisati.

11. DEATH VALLEY:

Fa caldo e non c’è nulla. Se proprio volete vederla, assicuratevi solo di avere in macchina almeno 5 litri di acqua, il pieno di benzina e di non farla con il buio. Consigliata: ANCHE NO. 

12. BAKERSFIELD:

Cittadina poco più grande delle altre, ma anche questa non è stata visitata. Tappa intermedia tra Las Vegas e il Sequoia National Park. Abbiamo alloggiato al VAGABONG INN MOTEL.  Consigliato: SIIl viaggio è stato forse il piu lungo, e quindi alla sera volevamo solo dormire, abbiamo cenato di fronte all’hotel in un classicissimo TACO BELL

13. SEQUOIA NATIONAL PARK:

Assolutamente da vedere. In autunno credo sia la stagione per eccellenza migliore di tutte per vedere un bosco come questo. Prima di entrare e anche quando siamo usciti, abbiamo pranzato e cenato in questo posticino qui: River View Restaurant & Lounge. Il posto è veramente carino, soprattutto di giorno. Abbiamo pranzato fuori, sulla terrazza vista fiume. In felpa.  Abbiamo alloggiato al  Travelodge by Wyndham Lemoore, ci siamo arrivati che era ormai buio pesto e al mattino siamo ripartiti subito. Consigliato: SI 

14. CAMBRIA:

E’ stato il primo tramonto sull’oceano, la città è comunque molto carina da vedere.. soprattutto i negozi. Abbiamo pranzato al Linn’s Restaurant, età media intorno a noi 65 anni, buonissime le torte, ma prezzi un po’ altini per pranzare. Alla notte abbiamo alloggiato a San Simeon, al Sea Breeze Inn. Consigliato: SI. Per cenare, proprio dalla parte opposta della strada c’è il MOTEL 6, è un motel ma al piano terra ci sarà un mini ristorante dove provare la classica zuppa di pesce californiana (pesantissima, ma vale la pena provarla) e potrete anche fare una partitina a biliardo.

15 MONTEREY: 

Come dicevo, più ci si avvicina a San Francisco, più i prezzi lievitano a dismisura. Anche a Monterey. Noi abbiamo alloggiato in un air B&B, vicinissimo al molo e veramente economico. CONSIGLIATO: Assolutamente SI.

Se ne avete l’occasione e le finanze consiglio di fare il giro in barca, per l’avvistamento delle balene. Lungo il molo troverete molte barche che organizzano questo tipo di tour, i prezzi sono sempre quelli circa. E’ un’esperienza da fare se come noi, non avete avuto mai occasione di vederne una da vicino.

16 SAN FRANCISCO: 

Purtroppo per San Francisco non ho molto da consigliarvi, l’albergo dove abbiamo alloggiato era semplicemente il più economico trovato (MINNA HOTEL), ma in una zona orribile. San Francisco è una città veramente cara, ma magari prenotando con qualche mese in anticipo riuscirete ad essere più fortunati di noi. Non assicuro nulla. Per quanto riguarda il cibo invece.. beh, lì avete solo che da scegliere.

Credo di avervi detto più o meno tutto quello che potrebbe essere utile. Ovviamente resto a disposizione per domande che magari al momento mi sfuggono.

Se non avete ancora letto della nostra avventura, trovate QUI la prima volta.

Per il resto. Buon Viaggio!

Francoforte sul Meno weekend

Un weekend a Francoforte, la Manhattan europea

‘Per un weekend a Francoforte sul Meno, la Manhattan europea. Cosa vedere, cosa mangiare, dove dormire?
Francoforte nascosta‘ o ‘Francoforte insolita‘, questo è quello che cerco su Google quando sto per visitare una città mai vista prima.

E sapete una cosa? Non ho mai trovato nulla di quello che cercavo.

Puntualmente trovo sempre le solite liste di posti turistici ‘da vedere assolutamente’. Si ok, forse sarò strana io, ma io non cerco questo.
Io cerco gli angoli nascosti, quelli con la vista migliore, cerco i racconti delle sensazioni provate, cerco i gusti, cerco ciò che io stessa consiglierei ad uno straniero in visita nella mia città.
E alla fine, sempre puntualmente, di tutte le cose ‘imperdibili’ che trovo nei vari blog o nelle guide, non faccio mai un cazzo.
E in questi tre giorni è stato proprio così.

‘Francoforte? Ma perchè di tutti i posti belli che ci sono in Europa proprio un weekend a Francoforte?’

Berlino? Amsterdam? Stoccolma? NO.
Allora. Punto primo, Francoforte era quello che costava meno. Punto secondo, ma non per importanza anzi, non c’ero mai stata. E questo requisito generalmente basta e avanza per farmi dire ‘Perchè no?!’
Quindi si FRANCOFORTE sia.

Beh volete sapere una cosa? Ho fatto bene.
Un’ora di aereo, manco il tempo di finire due puntate di Big Little Lies (<3) e siamo atterrati. Dieci minuti di metro ed eravamo in centro. Un minuto a piedi ed eravamo in albergo. Giù le valigie e fuori subito.
Era ora di pranzo e boh, da quando ho prenotato avevo una voglia incredibile di Hot dog e birretta. Un po’ come quando qualcuno nomina il ‘Sushi’ e il tuo cervello non riesce più a pensare a nulla, (l’importante è non nominarlo mai più di 3 volte in un giurno sennò bisogna per forza andare a mangiarlo).

Ma comunque dicevamo.. Hot dog e birrette sì. Non ci saremmo dati pace fino a che non avessimo trovato un classico food track (di quelli che trasudano proprio pulizia) e ci fossimo fatti sto hot dog e sta bir.. OH MA TU GUARDA, ECCOLO QUA. Si esatto, l’abbiamo trovato dopo un secondo. Anche perchè li in centro precisamente di fronte alla chiesa di Santa Caterina c’è (o forse abbiamo avuto culo noi quel giorno, non saprei dire) una specie di mercato con una ventina di bancarelle e foodtrack tipici. E con tipici intendo 2.50€ panino e € 3 birra, VIVA LA TIPICITA’.

francoforte weekend cosa mangiare

‘E adesso che abbiamo mangiato? Che famo?’

‘Quello che facciamo sempre in una città nuova. La esploriamo. Senza mete.’

Se cercate su Google ‘Francoforte‘, la prima foto che vi viene fuori è il Romerberg, ossia la piazza principale, con tutti i palazziblablabla.. cavolo mi annoia solo a scriverlo. Ecco beh lo abbiamo visto, foto e un ‘Ah. Ok bhe andiamo ora?’.

Non me ne vogliate. Sono sicura che c’è chi ama questo genere di vistite nelle città, anzi forse la stragrande maggioranza… ma io proprio non riesco a vederle così le città. Ho bisogno di sentirle. Ed ecco perchè alla fine abbiamo optato per una passeggiata easy per la città, un po’ così a casaccio.. e visto che la giornata lo permetteva ci siamo fatti tutto il tratto che costeggia il Meno. E lì abbiamo avuto l’illuminazione… BECCATA! Eccola lì l’essenza di Francoforte.

Francoforte weekend cosa fare relax

Nonostante fosse un giovedì pomeriggio qualsiasi la riva del fiume era pieeeena di gente che correva, camminava o semplicemente distesa sul prato a bere birrette.
Beh? Non è nemmeno servito dirselo. Appena abbiamo visto un chiosco, degli sdraio e la gente svaccata (si dice così anche da voi?!), abbiamo capito come avremmo passato il pomeriggio… e non scherzo.

Sdrai gratis. Bicchierone di Apfelwein (la loro bevanda tipica, un mix tra una birra e un sidro, che io pensavo fosse analcolica e me ne sono scolata un paio di litri, ma una superblogger ha scritto che invece contiene assenzio, boh io dragoni non ne ho visti ma se lo dice lei.. si comunque va dai 5 ai 7 gradi, sopravviverete anche voi dopo un paio di pinte, ve lo dico io!) e chi si alza più… e infatti ci siamo alzati solo dopo 4h. Avete presente quel senso di colpa che ci attanaglia quando si è in viaggio in qualche parte del mondo e si spreca troppo tempo a ‘non far nulla’ anzichè visitare una città nuova? Ecco noi no.

francoforte skyline

Ci siamo goduti Francoforte, nel vero senso del termine. Lo skyline. La gente del posto che arrivava con il cestino del pic-nic. Amiche sdraiate per terra con i piedi scalzi a farsi la chiacchiera. Le famiglie in passeggiata lungo il fiume…

Quella era davvero Francoforte. Quello era quello che cercavo su Google prima di partire. E quello è quello che consiglio io a chi ci andrà.

Si ecco poi alle 18.00 ci siamo dovuti alzare. Voglio dire, ormai era ora di aperitivo e anche se siamo in terra straniera noi non ci dimentichiamo le nostre origini. E dunque ci siamo addentrati, in quello che doveva essere il quartiere più fico.. locali, giovani, ecc.. e sapete una cosa? Era vero. Cioè è davvero così.

Giretto guardandosi intorno e poi ci siamo messi a cercare un posticino dove fare aperitivo, per riprenderci dalla giornata sfiancante ovviamente.

Altri litri di sidro, altre birrette, altre chiacchiere, ma non cibo.. diciamo che da loro l’apericena non è ancora arrivato. Poco male, abbiamo trovato poco dopo un posto per mangiare un mega hamburger buonissimo, ma non economico(cioè relativamente economico, come in Italia, € 15 per un piatto), lo consiglierei? NI. (hamburger buono sicuramente, ma nulla di tipico, poi fate voi). Mi raccomando la mancia. LA MANCIA PERDIO! -> BareBurger

Comunque quell’hamburger era una bella mattonata e quindi abbiamo deciso di tornare all’albergo camminando.

francoforte mainhattan europea

Anche perchè non è che avevamo alternativa, cioè li si muovono tutti in bici, o in monopattino elettrico, o in metro, e tutti e tre viaggiano alla stessa velocità. Ma noi, essendo molto piccola come città abbiamo optato per utilizzare le gambe e il gps. Qui sotto potrete ammirare il nostro attendibilissimo percorso fatto il primo giorno. Si esatto stando al mio navigatore abbiamo anche attraversato il Meno a nuoto. Boh.

francoforte weekend percorso

Vorrei tanto dirvi che il secondo giorno, freschi e riposati abbiamo affontato in maniera pià decorosa la giornata da persone adulte. Ma la verità è che è andata esattamente come il giorno prima, con la sola differenza che al mattino la pioggia ci ha costretti (SI COSTRETTI!) a rifugiarci da Primark. E dai sappiamo tutti come va’ quando si entra in quel buco nero…

Siamo usciti che c’era il sole. Gira di qua. Gira di là.

Oh guarda un Euro gigante!”
Bello! Ho fame. Dove andiamo a pranzo?

Un weekend a Francoforte sul Meno

COSA MANGIAMO?

Ecco a pranzo in realtà avevamo deciso di andare da Adolf Wagner, ristorante tipico, primo posto su TripAdvisor, cazziemazzi. Sarà stato anche buono, ma ci hanno trattato talmente di merda appena entrati, che dopo 3 volte che ci rimbalzavano da un cameriere all’altro solo per trovarci un tavolo(in mezzo a cento liberi), abbiamo deciso che si potevano fottere e siamo andati in uno poco più avanti. DECISAMENTE MERITEVOLE.

francoforte cibo tipico dove mangiare

Come potete vedere dalla foto, tipica cucina gourmet. E che buona ragazzi! Quella salsa verde, che loro userebbero anche per verniciarsi le pareti di casa, la amerete e odierete. Ma ne varrà la pena. E poi la titolare è gentilissima e avendo vissuto in Italia per anni, ha la chiacchiera facile con noialtri.

Beh finito il pranzo c’era solo una cosa da fare. Visto che l’unica cosa che avevamo in programma per la giornata (vedere il famoso skyline dall’alto della MainTower al tramonto) era saltato causa brutto tempo. Esatto.. e quindi ci siamo diretti ai nostri sdraio che erano ancora la ad attenderci dal giorno prima…

Sidro, chiacchiere, birrette, gente. Se vi state chiedendo se non ci siamo rotti a rifarlo, la risposta è ‘Il giorno dopo siamo rimasti su quelle sdraio fino a due ore prima dell’aereo‘!

Comunque fatta na certa ci siamo alzati e ci siamo fatti tutta la riva opposta del fiume. Dove abbiamo beccato il festival Summerwertf 2019, niente di particolare, ma comunque è stato piacevole trovarsi li in quel momento.

Devo essere onesta, la vista del tramonto dall’alto della Main Tower mi dispiaceva essermela persa, soprattutto dopo che è uscito il sole e che abbiamo visto che volendo si poteva vedere…. però chiedevano € 12. Non ce la siamo sentita. (….)

Comunque per un po’ ho continuato a rimuginarci sopra, fino a che ad un certo punto durante la passeggiata ci siamo accorti di che tramonto pazzesco ci avrebbe regalato quella sera. Ma non dalla Main Tower, ma proprio dal punto esatto nel quale ci trovavamo.

Neanche da dire che ce lo siamo goduti fino all’ultimo attimo di luce.
E niente.. questa è stata la nostra Francoforte. Nessuna lista mi spiace. Nessun museo. Nessuna cosa ‘da vedere assolutamente’.
Solo Francoforte.

Berlino viaggio weekend europa

Berlino in 3 giorni. Io, Berlino e l’Ansia

Io, Berlino e l’Ansia

Aeroporto Treviso 22/03/2019

Si bello arrivare in aeroporto in anticipo, bellissimo!

Bello il guardarsi in giro, osservare le persone, tutto quel  via vai, quelle storie che s’incrociano per poi magari non rincontrarsi mai più… si bello veramente, ma cazzo, quando soffri di ansia, quell’arrivare prima per godersi il momento, diventa un a «Ma che cazzo, mancano ancora tre ore prima che aprano il gate?!’»

«Eh lo so, hai ragione scusa, ho calcolato male il tempo per gli imprevisti

Una cosa che invece ho imparato viaggiando, anche se tardi, è: non mettermi ad annusare tutti i profumi del Duty Free! Per non partire con una nausea incredibile..

E quindi niente.. non ti resta che star lì ed aspettare, stai lì ed osservi. Osservi e pensi. Pensi e ti fai salire l’ansia e l’ansia fa salire altra ans…«Oh aprono il gate Dio grazie!’»

Ah no scusate, sono due le cose che ho imparato dagli aeroporti. La prima è appunto non mettermi a sniffare tutti i profumi al duty free e la seconda è che non importa quante lingue parli, quello che diranno agli altoparlanti non lo capirai. MAI.

«Ma WOW, perché stiamo passando davanti a tutti?’»

«Perché abbiamo il biglietto Priority»

«Wow, e da quando siamo diventati ricchi

«Non lo siamo appunto. Il priority è per i poveri come noi che viaggiano leggeri con solo il bagaglio a mano»

Ah. Comunque viaggiamo con Ryanair, quindi anche quelli non sono i ‘ricchi’ sono semplicemente più furbi di noi, nel bagaglio in stiva hanno i vestiti e in quello a mano hanno le ginocchia visto che nei sedili non ci stanno’

Un’ora e mezza di «Ahahah ma sono pazzi, chi compra da mangiare delle finte lasagne per € 15?» e atterriamo a Berlino.

Finalmente. O forse no.

Cavolo ho delle aspettative altissime per questa città. Tutti a dirmi che conoscendomi è proprio la città per me.  Mi aspetto graffitti ovunque, birra a fiumi, mentalità aperte e profumo di storia nell’aria. E sappiamo tutti come finisce quando ci sia aspetta troppo… berlino mai una gioia treno

Berlino giorno 1

Mezz’ora di treno e si arriva in centro. Prima impressione ‘Ah cacchio, ecco dove tengono il Grigio!!’.

Si, molto molto grigio. Ma oh, è solo la prima impressione e poi dai appena arrivati in una città nuova il cuore è talmente impaziente che tutto prende comunque una piega propositiva.. ‘Grigio? Io adoro il grigio, potrei addirittura cambiare il nome della pagina; Mainagioia is the new Grigio

Giù le valigie e fuori subito immediatamente.

Purtroppo viaggiando il pomeriggio, la luce ha resistito giusto il tempo di darci il benvenuto per poi lasciarci con un ‘See u tomorrow’ o anzi ‘ Bis Morgen’.

Noto subito con piacere che anche i tedeschi come gli svedesi non badano a spese per le consonanti nelle parole.. ma vocali gran poche. Qui più che il ‘Come cavolo si dice?’ vige il ‘Come cavolo si legge’?

Oh ma tu guarda, sono le 18.30. ‘Birretta?’

Ovvio che si, l’aperitivo è aperitivo ovunque. Soprattutto Venerdì sera.  Abbiamo trovato un bar/pub tipico, sì mò aspettate che guardo come si scrive: Zwiebelfisch Gaststatten (….!!!). Entriamo e tutti i tavoli sono occupati, la tipa al bancone ci guarda e ci indica un punto. Entrambi cerchiamo di capire dove stia indicando, ma davvero non capiamo, «Non ci sono tavoli liberi, cosa ci sta indicando questa?’ ‘Ci sarà un’altra sala».

Mi sono sentita come il famoso stolto che guardava il dito anzichè la luna.

Comunque no, nessuna sala. Ci stava indicando di sederci in un tavolo da quattro, ma dove erano già seduti due coniugi. Ovviamente da tipici italiani eravamo  un po’ perplessi dalla cosa, ma poi.. si dai ci stava!

Ci stava al tal punto che ad una certa abbiamo intrapreso una conversazione con la coppia in questione, su quanto noi italiani gesticolassimo parlando e che tornando alla questione di prima invece, per loro sia una cosa più che normale condividere il tavolo, con sconosciuti mentre per noi italiani è subito disagio.

Ecco, Italia 0 Germania 1.

Nel frattempo però FAME. Fame. Ma soprattutto voglia di qualcosa di tipico.

E così è stato.cosa mangiare a berlino

Altra cosa imparata dai viaggi,(Madò ma quante cose ti insegnano i viaggi?! Insegnassero anche come fare i big money però sarei più felice) è più tempo passi a cercare il posto ‘giusto’per mangiare, per strada o su Google, più si abbassano le possibilità di trovarlo. Quindi, detto fatto. Gastatte Zur Kneipe.

Miglior scelta non si poteva fare. Wurstel, crauti e patate al cartoccio.  S P A Z I A L E!

E prezzo misero. Meno di € 20 a testa.

AH, ‘Tips are not included!’

Eh.. e quindi?  Eh quindi sganciate la mancia! Pena, sguardi di disapprovazione e disgusto stile Cercei Lannister.

IO, BERLINO E L’ANSIA

BERLINO DAY 2

Sole. Ottimo. Sicuramente con il sole i colori oggi saranno molto più belli.

E sì. Tante sfumature nuove di grigio che appena arrivata non avevo colto.

«Allora oggi che si fa

«Eh, non so non avevi fatto un programma?»

«Veramente no, mi pareva avessimo deciso di non programmare, ma di improvvisare.»

«Allora improvvisiamo

Berlino un po’ come New York, ha dei parchi enormi e bellissimi nei quali si possono fare lunghe camminate e jogg..e altre lunghe camminate. Quindi abbiamo attraversato uno di quei parchi, Tiergarten, per l’esattezza. Parco che tra le altre cose ospita il famoso ‘Zoo di Berlino’. Non amo particolarmente(..) gli zoo, quindi è stato totalmente ignorato, semplicemente costeggiato durante la passeggiata nel parco.

Passeggiata che dopo due ore iniziava ad essere un po’ troooppo lunga. Quindi autobus, almeno per arrivare in prossimità di qualche ‘attrazione’ da visitare. Ovviamente abbiamo fatto la card per accesso illimitato ai mezzi (metro, bus, tram, shuttle, canoe, nuvole speedy..) per tutti e 3 i giorni. Scelta azzeccatissima considerando che praticamente i tedeschi hanno un’unità di misura della lunghezza tutta loro; una loro via praticamente corrisponde ad una nostra regione..

Porta di Brandeburgo. Quasi quanto la Statua della Libertà. Bella ma.. ‘Beh tutto qua?’

berlino olocausto memorialeSi diciamo che forse me l’aspettavo più grande. O forse no, non so nemmeno io cosa mi aspettavo però effettivamente non mi ha entusiasmato granchè. Vero anche che pochi metri più in là c’è il memoriale alle vittime degli Ebrei. E quello che tu lo voglia o no, ti lascia qualcosa.

Ti crea una buona dose di inquietudine, consapevolezza e impotenza.

E’ gratis e quindi tutti posso accedervi. Nonostante non tutti ‘debbano accedervi’.

 

IO, BERLINO E L’ANSIA

Dopodichè l’unica cosa che puoi fare è continuare a camminare per Berlino, aspettare che tutta quella scia lasciata da quel monumento, piano piano svanisca lasciandoti un buco allo stomaco.

Però la scia non svanisce. In compenso però il buco allo stomaco ti viene comunque, soprattutto se cammini per 5 ore.

Ci avevano consigliato di provare ad andare a mangiare il miglior Kebab della città da Mustafa’s, quindi ci siamo diretti lì.

Si, il kebab è tipico tedesco se ve lo state chiedendo. Non guardavate mica ‘Kebab for breakfastscusate?

Markthalle Neun berlino weekend

Beh siamo arrivati da MustafAHAHAHAHAH.. «Scusa quella è la coda? Ma stiamo scherzando! Manco sulla Salerno-Reggio Calabria è così…’»

Forse per quello si chiamava così il telefilm, perché ti metti in coda la sera e il kebab te lo magni la mattina praticamente.

Vabbè piano B.mercato coperto berlino

Mercato coperto, più nello specifico il mercato di Marejnazrtomejw oh scusate mi è passato il gatto sulla tastiera, volevo dire il Markethall Neun.

 

Ecco beh non so voi, ma una delle prime cose che cerco quando voglio visitare una città è proprio il mercato. Li trovi la vera città. Le persone, i gusti, i profumi e i rumori. E tutto sotto lo stesso tetto….

 

Basta per oggi. Il bello comincia domani. Birrette, Vinili e LSD.

Tour del Marocco da Fes a Chefchaouen

Marocco: fes, Chefchouen, Moulay Idriss, Meknes,

Volubilis e Bhalil 

Chefchouen, 01 Ottobre 2018
Avete presente quando siete in vacanza, dormite senza l’ansia di dovervi svegliare presto e anzi vi svegliate addirittura senza la sveglia, perché talmente impazienti di vedere posti nuovi, volti nuovi, di provare gusti nuovi.. ecco per me in Marocco è stato così. Ma con più bestemmie. La sveglia, soprattutto a Chefchouen, non mi è proprio servita, anzi l’unico uso che ne avrei fatto volentieri, sarebbe potuto essere lanciarla addosso all’altoparlante che alle 5.23 di mattina si è messo a trasmettere il richiamo alla preghiera, proprio fuori dalla nostra finestra.

chefchouen  viaggio marocco

Lo so, lo so, sono blasfema, Allah perdonami, ma oh non è che puoi sveglià uno alle 5.20 del mattino per pregà. Uno c’avrà pure da lavorà durante il giorno, da fa’ cose, non è che puo’ vivere di solo caffè. Con rispetto parlando eh.
Diciamo che comunque per farsi perdonare dalle sveglie poco piacevoli, compensano sempre con le colazioni. Tutte rigorosamente fatte sulle terrazze, sempre con baghrir( simile al pancake ma più umido e spugnoso, che detto così non invoglia granchè, invece vi assicuro che potreste mangiarne a tonnellate, soprattutto perché dovrete provarli prima con il burro e la marmellata, poi con il burro e basta, poi con l’altra marmellata, poi oddio basta sto male.. vomiterò durante il viaggio!), poi il loro buonissimissimo the alla menta, il loro pane, da mangiare con il burro(nel caso ancora non steste male dopo i baghrir) , poi caffè, yogurt, olive (Olive?! Si olive!! Ci sono, non vorrete lasciarle là no?).
Si insomma, dopo aver fatto scorta di cibo, manco fossimo nel primo dopoguerra, abbiamo raggiunto la macchina. Direzione Meknes, ma con alcune tappe intermezze.

Meknes marocco tour
La prima Moulay Idriss, definita anche Città Santa o la Mecca dei poveri soprannominata da me. Madò andrò all’inferno dopo sto articolo, me lo sento.
Avevamo la guida, un ragazzone locale, vestito con il tradizionale Kamis ( il camicione lungo classico), e sì l’ho ascoltato volentieri. Ti trasmetteva marocchinità e mi piaceva come ci mostrava la vera quotidianità. Come quando ci ha portati a vedere un Hammam, una sauna, di quelle vere. Non era in programma nella visita, semplicemente ci siamo passati davanti e ci siamo incuriositi, allora abbiamo chiesto alle signore sedute sugli scalini che portavano sottoterra, se potevamo andare a vedere e siamo scesi. O come quando siamo passati davanti al ‘forno’, il panificio, (ogni quartiere ha il suo) e il fornaio aveva appena sfornato il pane, lo stava caricando sul carretto, per poi andare in giro per la città a venderlo. Il ‘ragazzone’ ne ha preso uno, ne ha spezzato un pezzo per lui, dopodiché ha iniziato a passarcelo, spiegandoci che avremmo dovuto spezzarlo con le mani, mai con il coltello.. e condividerlo. Avevamo appena finito di pranzare, quindi mangiare un pezzo di pane non è che fosse proprio il digestivo ideale, ma era offerto e soprattutto era ancora caldo di forno. Buonissimo.

pane marocco viaggio

Ma comunque stavo dicendo, l’ho ascoltato, perché era davvero interessante.. generalmente ho una soglia bassissima di attenzione verso le notizie di cultura generale (CAPRA! CAPRA! CAPRA!), invece ho ascoltato volentieri.
E mo’ spiego anche a voi, come quando ripetevo a voce alta prima di un’interrogazione, con gioia di mia madre. E’ chiamata Città Santa, perché si trova qui la tomba di Moulay Idriss per l’appunto (ritenuto discendente diretto di Maometto), dunque meta di molti pellegrinaggi. Ecco beh se non lo sapeste ogni mussulmano, che voglia definirsi veramente tale, ha l’obbligo almeno una volta nella vita di fare un pellegrinaggio alla Mecca. Il problema è che un pellegrinaggio alla Mecca, dal Marocco, costa circa 7000€. Considerando che lo stipendio medio di una persona in Marocco è di circa 2000 dirham al mese (circa € 200), capite bene che non è proprio fattibile per tutti.
E quindi c’è questa sorta di escamotage, che permette di fare questo pellegrinaggio a Moulay Idriss, comunque città Santa, e risparmiarsi 7000€ .
Vi ho già persi vero!? Vi siete fermati a ‘interrogazione’? Ho finito con la cultura tranquilli.
Della città in sé non c’è qualcosa in particolare da visitare, io semplicemente ho apprezzato il giro a zonzo per la città, una città vera, non propriamente turistica e anche la vista dall’alto. Meritavano davvero.
Finito qui, via di nuovo in macchina, ma solo venti minuti.

Fino a Volubilis, sito archeologico del primo insediamento romano in Marocco.

Tour del Marocco: fes, Chefchouen, Moulay Idriss, Meknes, Volubilis e Bhalil

Volubilis marocco viaggio

Vi ho persi di nuovo vero? Lo sapevo che la parola ‘sito archeologico’ avrebbe impaurito tutti. Aveva impaurito anche me quando ho saputo che era in programma.
Invece, bello bello si, ma la cosa eccezionale di quel posto è stata la guida. UN MITO. volubilis marocco
Anziano, con lo sguardo saggio e che trasudava cultura sotto quel Kamis azzurro (divisa d’ordinanza per le guide del sito), ma soprattutto con una classe incredibile. Ci ha accompagnato per tutto il sito archelogico, spiegandoci il perché di una colonna piuttosto che di un’altra, o di un mosaico anziché un altro. Fino a che non siamo arrivati nel punto, sul quale ‘sorgevano’ i resti di quelle che una volta erano le terme, si distende, si mette comodo imitando quello che avrebbero fatto anche i romani al tempo ed esordisce con ‘ Ecco una volta si sedevano qui, si rilassavano nell’acqua termale, sorseggiavano vino… mancherebbe solo una cosa per rendere il momento perfetto, una gazzellina!’, COSA CAZZO HO APPENA SENTITO?! Una gazzellina? Lo ha detto davvero?! Ma come una gazzellina? Intende quello che penso io??volubilis marocco viaggio
Si, intendeva proprio quello. E lo ha detto, senza perdere nemmeno per un secondo tutta la sua classe.
Stessa cosa, quando siamo arrivati sulle rovine di quello che era il bordello della città, e dove ha convinto un turista (ovviamente italiano) a toccare il calco fallico che si trovava proprio tra le rovine (non chiedetemi perché si trovasse li, ma d’altronde era un bordello). Beh il malcapitato, convinto che avrebbe portato fortuna, lo ha toccato davvero. Quella vecchia volpe della guida, non ha battuto ciglio, ma dentro di lui so’ che stata ridendo, tantissimo. E io con lui.
Salutato il vecchietto, siamo risaliti in auto, direzione Meknes, dove avremmo dormito. Sulla città non mi soffermerò molto perché, esclusa la grande piazza centrale e il mercato tipico, non c’era molto da vedere. Il mercato comunque meritevole, soprattutto per il fatto che gli unici turisti presenti eravamo noi, quindi decisamente caratteristico.

Tour del Marocco: fes, Chefchouen, Moulay Idriss, Meknes, Volubilis e Bhalil

Mi soffermerò però sul Riad eccezionale dove abbiamo alloggiato. Riad a gestione familiare, gestito per l’appunto da una coppia di autoctoni e dalla loro famiglia. Sinceramente, descrivere la bellezza del posto, credo sia pressoché impossibile… meknes marocco riadL’ingresso enorme, i divani in stile arabo, il solaio altissimo, le piante rampicanti sui muri, addirittura gli uccellini che si appoggiavano ai corrimano delle scale, ma soprattutto la cordialità e l’accoglienza dei due titolari, che appena siamo arrivati ci hanno fatti accomodare e ci hanno subito portato del thè alla menta appena fatto. Per poi accompagnarci a vedere le nostre stanze, anche queste curate in ogni minimo particolare. Eccezionale.  (Riad Bahia, Meknes)
Per la cena ci sono state proposte due opzioni; la prima, uscire e mangiare qualcosa alle bancarelle del mercato, la seconda mangiare in Riad. Ora, io generalmente in una scelta del genere avrei sicuramente scelto il mangiare qualcosa di locale in una bancarella a zonzo per il mercato, ma non quel giorno.
Appena messo piede in Riad, la prima cosa notata è stata la cucina a vista, una classica cucina, in mattoni e sicuramente vissuta, dove intente a ‘trabaccare’ c’erano due signore anziane, presumibilmente le nonne di famiglia.

meknes riad marocco cucina

ph. Carlo Zanetto

Tour del Marocco: fes, Chefchouen, Moulay Idriss, Meknes, Volubilis e Bhalil

Quindi alla domanda di Lisa, se volessimo mangiare fuori o se invece preferissimo mangiare qualcosa di cucinato proprio dalle signore di casa, la risposta è stata nettissima, senza nessuna esitazione. E mai scelta fu più azzeccata. D’altronde se un turista vi chiedesse un consiglio su dove mangiare qualcosa di tipico e voi aveste la possibilità di fargli assaggiare la cucina di nonna.. che fareste? Ecco appunto.
Cena deliziosa. E un’ospitalità ancor di più.

Purtroppo però dopo cena, la giornata intensa iniziava a farsi sentire, quindi dopo un paio d’ore di chiacchiere, tutti a nanna.

Meknes, 02 Ottobre 2018

meknes Fes colazione marocchina Marocco
Ovviamente, se la colazione in tutti i Riad è stata qualcosa di meraviglioso, in questo lo è stata ancora di più. Quasi quasi mi sarei fatta un’altra giornata lì, solo per rimanere incantata a girarmi intorno per il Riad sorseggiando Thè alla menta. Ma no, la giornata prevedeva altrettante tappe, che ero ben curiosa di visitare. Quindi daje, tutti in macchina!

Prima tappa: Ifrane. Unica peculiarità; il fatto che non sembra per nulla di essere in Marocco, è chiamata la Svizzera del Marocco. Comprensibile; pulizia impeccabile, aiuole tagliate a regola d’arte, chalet in tipico stile alpino (…?…) e soprattutto case con il tetto spiovente, cosa che non si vede spesso in Marocco. Per non parlare poi del fatto che ad un certo punto della passeggiata per la città, abbiamo trovato un mucchietto di neve/ghiaccio…superstite da una nevicata recente, giuro, era neve!! Quindi si, a pochi passi dal vero Marocco, c’era la vera Svizzera.
Seconda tappa: Azrou, o meglio abbiamo semplicemente fatto visita ad una colonia di scimmie. Libere, ma totalmente abituate ai turisti e ovviamente consce del fatto che ogni giorno qualcuno porti loro un po’ di cibo. Sicuramente bello vederle da vicino, ma tappa non indispensabile a mio parere. Anche se alcune erano così cariiiine!Terza tappa: Bhalil, ecco questa città racchiude tutto ciò che io davvero mi aspettavo di vedere in Marocco. E’ la città dei bottoni e lo potrete facilmente intuire dal fatto che fuori da ogni casa, o sedute in qualche angolo, le signore del paese, sono intente a confezionare bottoni (a velocità supersonica tra l’altro) , da cucire poi su Caftani e Djallaba.djallaba marocco bahlil
Bellissima l’atmosfera che si respira, dovuta soprattutto al fatto che non ci sono turisti, forse forse uno a settimana e probabilmente solo perché si è perso. Splendide anche tutte le case, incastonate nella roccia, essendo un paesino di montagna. I bambini che giocano. Le signore anziane, dall’aria saggia che si fermano a chiacchierare con te e tu vorresti capire cosa ti stanno dicendo ma non capisci una mazza.. annuisci e basta.

Tour del Marocco: fes, Chefchouen, Moulay Idriss, Meknes, Volubilis e Bhalil

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E poi il Thè alla menta. Si lo so ancora, ma vi assicuro che se vi portano nel salotto di una casa locale, seduti intorno al tavolo e un passo alla volta vi mostrano tutta la tradizione che c’è dietro ogni tazza di quel thè, vi assicuro che non vi andrà in disgrazia facilmente…

Ultima tappa, forse la più importante e anche la più turistica. Quella che il primo giorno non mi aveva convinto particolarmente anzi, ma che ora aveva forse qualche possibilità di recuperare. FES.

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Siamo arrivati, giusti in tempo per farci una doccia veloce e uscire poi a cena, eravamo tutti stanchi, ma era una serata troppo bella per sprecarla a dormire presto, quindi dopo la cena abbiamo approfittato della bellissima terrazza del Riad, dalla quale si poteva avere un panorama mozzafiato di tutta la città in modalità notturna… e per due ore buone, siamo rimasti lì, a raccontarci storie di vita e di viaggi. E a goderci tutti i rumori della sera a Fès.

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https://www.instagram.com/carlo.zanetto/

Fès, 3 Ottobre 2018
Avevamo il volo di ritorno nel tardo pomeriggio, quindi avevamo un’intera mattinata da dedicare alla visita guidata per Fes (‘’Come visita giudata?? Nooo che palle?’’ E invece no, anche io pensavo… invece è stato decisamente meglio così, primo perché girare da soli per la Medina di Fes equivale al perdersi dentro un labirinto, e secondo perché visitarla con una guida locale, al quale rompere i coglioni con domande a volte anche indiscrete (tipo sull’omosessualità, o sul tradimento o su altre cose non proprio ben viste o delle quali parlano volentieri), è decisamente soddisfacente, ti da la sensazione di averla vista e vissuta al meglio che potevi).

Tour del Marocco: Fes, Chefchouen, Moulay Idriss, Meknes, Volubilis e Bhalil

Ebbene si, confermo quello detto all’inizio; Fès è una città che cambia dal giorno alla notte, trasuda cultura, e la medina con le sue bancarelle di qualsiasi tipo è qualcosa di eccezionale da vedere. E’ caotica, rumorosa, piena di odori e profumi. E poi i colori… colori ovunque. Nessuno di noi è abituato a così tanti colori tutti assieme.
Le botteghe di artigiani, i sarti, i forni, le persone intente a fare la spesa quotidiana… questo è il Marocco.
Una delle mete più ambite per i turisti che visitano Fès, restano sempre le concerie. Uno spettacolo a dir poco inconsueto e anche un po’ nauseate (odore terribile, ma mi aspettavo molto di peggio, invece è stato sopportabile, all’entrata comunque vi muniscono di un rametto di menta da sniffare mentre osservate dall’alto).Fes pelle lavorazione
‘E’ uno sporco lavoro, ma…’ Ecco si questo è davvero uno sporco lavoro. Esiste da più di mille anni; lavoratori a gambe nude, immersi in queste cisterne piene di colori diversi, intenti a pulire, a tingere e ad asciugare le pelli. E’ davvero uno spettacolo.

fes lavorazione pelle

Solo così si può godere davvero di una città come Fès, venendo risucchiati letteralmente dal caos di strade e stradine della medina, ascoltandone i suoni e annusandone i profumi.

Spero di aver reso abbastanza l’idea, ma se così non fosse vi lascio con questo video, prodotto da Matilde , anche lei in viaggio con noi. Dove non sono arrivata io con le parole, magari vi arriverà lei con le immagini più belle. E se invece nessuna di noi due vi ha convinto, vi consiglio vivamente di visitare la pagina In Marocco con Lisa, di scegliere il tour che più vi ispira e di constatare voi stessi, quanto può essere incredibilmente affascinante il Marocco.

Se vi siete persi la prima parte del tour la potete ritrovare QUI

volubilis marocco

Marocco in 4 giorni: Da Fes a Chefchouen

Marocco in 4 giorni: Da Fes a Chefchouen

Appena concluso un tour del Marocco di 4 giorni, da Fes a Chefaouen, passando da Volubilis, Meknes e Bahlil

Il diario è pieno zeppo di sensazioni e immagini, come anche i miei occhi. Ma prima di trascriverle, vorrei fare un paio di premesse.
La prima in assoluto, quella più importante, è che io non sono una guida turistica.

Non faccio elenchi di città, musei, monumenti, ristoranti. Nemmeno la storia della città. Ancora meno spiego i perché di una cosa piuttosto che di un’altra. E non sono una Travel Blogger. O meglio si, ma non una di quelle che vanno tanto adesso. Non sono figa, ne’ tantomeno fotogenica, quindi nessuna foto su sfondo bellissimo con il braccio teso all’indietro verso il fotografo, nessun outfit pazzesco da sfoggiare per le viuzze delle città visitate e no non bevo FitTea, sono ferma ai 58 kg da quando ho compiuto 26 anni, nulla mi può schiodare da li.

Io viaggio e racconto il mondo che vedo, come se lo raccontassi a me di nuovo tra qualche anno. Perchè scrivere nel diario è così per me, da sempre. Scrivo e posso rileggere e rivivere quando voglio.  

La seconda premessa, anche se non meno importante, è che questo viaggio mi è servito sotto molti punti di vista. Come qualcuna saprà e qualcuna no, è stato un anno impegnativo.. ho conosciuto gli attacchi di panico e come faccio sempre, ci ho scritto su. Scoprendo che non solo non ero la sola, ma che anzi, la maggioranza li aveva già conosciuti prima di me.

Beh per uno che ama viaggiare, o ‘vivere’ in generale, il panico è una tortura. Una cosa che prima avresti fatto ad occhi chiusi, ora diventa una sorta di Everest da scalare in infradito.. nella tua testa. E basta. Perché nella realtà è ancora una cosa che potresti fare ad occhi chiusi. Ma non lo sai. Perché la paura è una merda che ti offusca tutto.

‘Viaggiare? No non posso farlo, non ce la faccio. E se sto male in aereo? O in macchina? E se gli altri non comprendono cos’ho? NO, non posso farlo.’
Invece come direbbe Frankestein Junior: SI PUO’ FARE!

Ci tenevo a dirlo, soprattutto a tutte quelle ragazze che mi hanno scritto dopo aver letto quello che avevo scritto sulla paura, di quanto si sentissero sole e invalidate a fare le cose che più amavano fare. E’ vero sembra impossibile farsela passare e ritornare ‘Normali’. Ma sappiate che abbiamo solo paura di ‘ipotesi’, di un ‘E se..’. La realtà è molto diversa…

Beh faccio prima a iniziare a raccontarvela.  

E DUNQUE BUON VIAGGIO!

marocco aereoporto fes

Fes, 29/09/2018

Arriviamo all’aeroporto di Fes al tramonto, e che tramonto. Ma anche fosse stato un cielo nero o ‘normale’, il mio cuore sarebbe stato comunque strabordante di quell’aria frizzante che ti riempie i polmoni appena metti naso fuori dal un aereo .

In aeroporto tra un controllo e l’altro abbiamo iniziato a fare amicizia con gli altri membri del gruppo, con i quali avremmo condiviso il viaggio. Pochi, ma a mio parere buoni.
Ci è andata di culo in sostanza.
Mentre una volta fuori abbiamo conosciuto anche Lisa, che sarebbe stata la nostra guida oltre che organizzatrice del tour.  

Personalmente odio i tour organizzati e quindi le guide. Non amo viaggiare in compagnia, tantomeno con qualcuno che mi dice ‘dove andare e cosa fare’, quindi ero molto scettica inizialmente. Soprattutto perché viaggiare è una delle cose al mondo alle quali tengo di più, quindi se non fosse andata bene, mi sarei, come dicono in Francia, mangiata una merda.
Io viaggio sola e nella mia testa, la concezione di guida, è un locale, conosciuto per caso una sera, ci bevi qualcosa assieme e che si offre di farti vedere la ‘sua’ città. Solo cosi secondo me puoi davvero ‘viverti’ una città che non sia la tua. D’altronde se ci pensate, quando vedete un turista nella vostra città, mentre fotografa la statua o la chiesa più importante, non vi viene subito da pensare che non è così che può conoscere davvero la città..  e che voi sì che gli fareste davvero assaporare la vera vita del posto, se gli faceste da guida?

Farsi raccontare una città, come voi raccontereste la vostra.

Questo vorrei da una guida. E quasi mai è così… ore e ore passate ad ascoltare spiegazioni sul perché la facciata di questo o quel palazzo siano di un colore o di un altro.  DU COIONI.

Quindi come dicevo, nella mia testa i tour organizzati non sono contemplati. ANZI.

Con Lisa mi sono dovuta ricredere. E’ stato come fare un viaggio con un’amica di vecchia data, che vive qua da molto tempo e decide di ospitarti per qualche giorno. Nessun tempo morto, nessuna spiegazione pallosa e soprattutto nessun vincolo, di nessun tipo.

Arriviati in Riad, (l’equivalente del loro albergo, ma in stile arabo) abbiamo semplicemente lanciato le valige nelle stanze e nonostante la stanchezza, siamo usciti. Non vedevo l’ora. Chi viaggia conosce quella sensazione. Quella impazienza di mettere a confronto la realtà, con ciò che ci siamo solo immaginati fino al giorno della partenza.

Ecco, diciamo che non è andata proprio benissimo la prima sera.

Eravamo in cinque quindi ero tranquilla, ma ammetto che se fossi stata da sola, la passeggiata notturna per le vie della Medina (il centro storico), per quanto affascinante, l’avrei saltata a pie’ pari. Nonostante Lisa ci avesse detto che non c’era nessun motivo per avere paura (e probabilmente aveva ragione), ma a sensazione… mmm anche no!!! Avevo meno paura girando da sola a New York.. ma ripeto, sono sensazioni semplicemente.

Durante il giorno c’è il mercato, cioè un vero e proprio marasma di gente, profumi e negozietti a misura d’uomo. La sera invece, quando le bancarelle chiudono,  rimane solo sporcizia e desolazione.. Ma più sporcizia, molta sporcizia. Madò che snobdimerda che sembro quando dico ste cose, manco fossi la Regina della casa io poi… No, però non mi piace nemmeno far finta che non sia stato quello il mio pensiero. Il punto é che noi siamo abituati ad una realtà, molto diversa dalla loro, sotto molti punti di vista.. E la pulizia é uno di questi. 

Poi gruppetti di persone sparpagliati qua e là a fare.. A fare.. 🤔.

Mmm, ad essere onesta ora che ci penso non saprei dire cosa facessero. So che non bevono alcolici, ed essendo io veneta non riesco quindi a trovare una spiegazione al perché si trovino ad uscire alla sera..

Vabbè comunque dicevo.. Sporco, gruppi di gente astemia.. E gatti. GATTI EVERYWHERE. Se siete dei gattari, dovrete combattere giornalmente contro il vostro istinto, di toccarli o addirittura di aiutarli, quando in un vicolo buio e stretto vi passerà a fianco un micio di circa 3 giorni, con gli occhietti ancora chiusi e tutto spellachiato, in cerca di qualcuno che possa fargli capire dove si trovi e perché in quelle condizioni. OHMIODIO MACHE CARINOOOOOO, VIEN…NO, NO NO RESTISTETE!

Si insomma ok, diciamo che la prima sera non sono rimasta proprio positivamente colpita.. 

La notte però, porta via comunque la stanchezza e nel frattempo gli asini netturbini  portano via la spazzatura. Asini netturbini si, non ho sbagliato a scrivere, sono proprio asini che passano di notte per le vie e tirano su le immondizie lasciate durante il giorno. Da non confondere con gli asini fattorini, che portano a casa la spesa dal mercato. O gli asini tassisti..

Ma comunque… dopo l’originale sveglia che usano loro alle 5.25 del mattino, ovvero il richiamo alla preghiera fatto dal Muezzin, che a mio parere è stato più un richiamo alla bestemmia…. (5.25 DEL MATTINO. MA Scherziamo!??) Ci aspettava la  colazione marocchina dalla splendida terrazza del Riad, allego foto, perché con molta umiltà devo ammettere che non saprei descrivere la bellezza del momento in cui abbiamo fatto l’ultimo scalino e siamo usciti sul tetto. Avete presente le mattine d’autunno, ma non ancora fredde, semplicemente tiepide, il sole ancora molto molto timido, che illumina un po’ alla volta tutti  i tetti, i panni stesi, i campanili.. e il classico silenzio della domenica mattina, quello di una città che si sveglia con un po’ più di calma rispetto al caos della settimana. Ecco così.

colazione marocco

Tavolti rotondi, cuscini, caffè, the alla menta, burro, marmellate e Msemen a volontà (pancake marocchini di cui avrei fatto volentieri indigestione).

colazione fes marocco tetto riad

I momenti che ti fanno dire ‘

CAZZO MA QUANTO BELLO E’ VIAGGIARE????

Finita la colazione eccezionale, raccattate le valige (raccattate è italiano? O veneto? Boh vabbè, secondo me  avete capito ugualmente) e via fuori immediatamente.

‘SCUSATE MA… SIAMO NELLA STESSA CITTA’ DI IERI SERA?’

Non so cosa fosse successo nella notte in città, ma al mattino aveva cambiato totalmente aspetto. Come le persone che conosci in discoteca  e che se le rivedi la mattina ti domandi ‘Ma quanto cavolo avevo bevuto ieri sera?’. In ogni viaggio mi succede, e in ogni viaggio lo racconto. C’è sempre la giornata ‘No’, nelle quale ti ritrovi un po’ delusa da tutto, o magari piove o magari hai gli ormoni a palla e piangi a caso, ma la città, non si capisce come, in un modo o nell’altro riesce sempre a recuperare.

Nel caso di Fes ha avuto molto tempo per recuperare, perché il programma del primo giorno era arrivare a Chefchaouen, detta La Perla Blu del Marocco, loro dicono che sia per il colore blu che la caratterizza, ma secondo me è semplicemente perché nessuno è mai riuscito a pronunciare correttamente il nome. Ma io che sono vostra amica vi scriverò la pronuncia, cosi potrete impararlo subito e non fare le figure di merda che ho fatto io per circa un mese.

SCEF-SCIO-UEN.

Generalmente non amo i traggitti troppo lunghi in macchina, soprattutto in un periodo come questo, dove gli attacchi di panico la fanno da padroni. Quindi l’idea di farmi 4 ore di viaggio, in macchina con persone, ancora estranee, lontanissima da casa e in posto nuovo, non mi entusiasmava, per non dire ODDIO CHE ANSIAAA!

Invece, tra lo scrivere, paesaggi incredibilmente belli e qualche sosta per visitare bancarelle disperse in strade in mezzo al nulla.. non mi sono nemmeno accorta del tempo che passava.

MA, può essere anche che il mio cervello abbia subito un blackout, quando ad un certo punto dalla autoradio è partita ‘WWW mi piaci tu’ dei Gazosa. Sì, avete letto bene. WWW MI PIACI TU DEI GAZOSA???? In mezzo al nulla cosmico di una strada del Marocco?  SI.

Credo che a Cartesio sia successa una cosa simile quando si domandò ‘Sogno o son desto?’

Quindi si, può essere che le ultime tre ore di viaggio, il mio cervello le abbia passate ad elaborare la cosa, cercando una spiegazione logica. Chiaramente impossibile da trovare.

I Gazosa?? QUI?! Boh vabbe..

Marocco in 4 giorni: Da Fes a Chefchouen

Chefchouen, 30/09/2018

E beh, se ci andate, mi sento di consigliarvi due cose.

La prima, svuotare la memoria del cellulare, più che potete, perché ogni tre passi vi verrà voglia di fotografare qualsiasi cosa.

La seconda é NO FOTO NO FOTO NO FOTO, alle persone. Nella loro cultura, le foto rubano l’anima, (un po’ come da noi d’altronde!). Quindi quando vorrete fotografarli, facendo finta di fotografare altro (fine!), sappiate che loro se ne accorgeranno.. E ve ne accorgerete anche voi quando vi malediranno al grido di ‘Allah’nima delimortaccitua”.  

marocco persone chefchouen

Ciò nonostante rimane comunque la città più affascinante di questo viaggio. Sì ‘ affascinante’ credo sia la parola più adatta.

E’ blu. Tutto estremamente, blu. Fin troppo blu. Ad un certo punto, mi sono addirittura chiesta (vista la quantità industriale), perché non pitturassero anche i gatti di blu, per renderli più caratteristici.

Marocco in 4 giorni: Da Fes a Chefchouen

DRIN DRIN DRIIIN. ORA DI PRANZO. Ebbene si. E siccome per me, uno dei piaceri del viaggiare è proprio provare gusti nuovi, siamo andati a magnà. Sempre ovviamente su consiglio di Lisa e del ragazzo che ci stava facendo da guida quel giorno (.. e li ringrazio per questo).

Segnatevi assolutamente questo nome CAFE’ CLOCK. Tutto buonissimo, ma due le cose da provare nella maniera più assoluta:

  1. L’hamburger di cammello. (introvabile nel resto del paese e sì, non che da noi si trovi facilmente). Delizioso e cucinato in maniera impeccabile.
  2. Bevanda semplicissima dellaqualenonricordoilnome, ma da 10 con lode. (Provate con: Fresh Mint Lemondade. Che voglia se ci penso!)
marocco cosa mangiare carne cammello

Ammetto che ero molto, molto scettica per quanto riguarda il mangiare. Non sono una schizzinosa, anche se nessuno schizzinoso dice mai di esserlo, ma io non lo sono, si ok anche questo lo dicono tutti, BEH IO MANGIO TUTTO. Avevo semplicemente timore di passare il tempo restante del viaggio sulla tazza. Son sincera, non sono proprio il massimo dell’igiene le loro cucine, quindi SI ERO SCETTICA. Beh mi sbagliavo. O comunque occhio non vede..  

Consigliatissimo : Cafe Clock, 3 Derb Tijani, Chefchouen.

Per smaltire il tutto, ma soprattutto per fare indigestione di blu, siamo usciti. E abbiamo iniziato a camminare. Dove capitava; vicoli, bancarelle, piazzette, case.. tutto rigorosamente in tinta. Tutto fottutamente colorato ed estremamente bello.

Soprattutto se riuscite a intravedere qualche scena di vita quotidiana.. Quando non cercano di vendervi qualcosa.

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Qualche anziano seduto, le donne intente a sbucciare fichi d’india o qualche bambino che torna verso casa con il pallone sotto il braccio.. Ecco in quel momento potrete vedere il quadro generale e non più solo il quadretto dipinto di blu, che vendono al negozio di souvenir.

Questo è quello che mi aspetto da un viaggio, scoprire una realtà che non è quella che conosco e nemmeno quella costruita ad hoc per i turisti. Voglio conoscere la quotidianità di altre parti del mondo. Voglio vedere l’anziana andare a fare la spesa con il mulo, o il fornaio sfornare il pane e riporlo su un carretto che porterà poi in giro per tutto il paese, o due gatti randagi dormire avvinghiati dormire sopra un borsone in pelle venduto in una bancarella…

gatti pelle fes randagi marocco

Prossime tappe, Volubilis, Meknes e Bahlil. (per leggerle QUI)
Che non avevo mai sentito nominare (capra capra capra) prima d’allora..

Ringraziamento doverossimo a ‘‘In Marocco con Lisa”